Ferrari, Leclerc-Hamilton: una coppia destinata a scoppiare?

Vito Defonseca
13 Min Read
leclerc Hamilton Ferrari la coppia che scoppia foto credits Media Ferrari

Il Gran Premio del Messico ha riportato a galla un problema che in Ferrari non può più essere ignorato: la gestione di Charles Leclerc e Lewis Hamilton. La SF-26 ha dimostrato di avere il potenziale per conquistare una vittoria e persino una doppietta, ma ancora una volta la Ferrari non è riuscita a concretizzare il risultato.

Questa volta, però, sarebbe troppo semplice attribuire tutto alla strategia o alle decisioni del muretto. Il duello tra i due piloti, soprattutto nelle prime fasi della gara, ha evidenziato una situazione che rischia di diventare difficile da controllare.

La domanda è inevitabile: Ferrari ha costruito una coppia di campioni capace di riportarla al vertice oppure ha messo insieme due personalità che rischiano di entrare continuamente in conflitto?

Hamilton leclerc monza Ferrari fotocredits X formula1
Hamilton leclerc monza Ferrari foto credits X formula1

Leclerc contro Hamilton: quando il compagno diventa il primo avversario

Partiamo da un’impressione che merita di essere approfondita.

Charles Leclerc sembra vivere il confronto con Lewis Hamilton con un’intensità particolare. Il pilota monegasco vuole dimostrare di essere il riferimento della Ferrari, soprattutto dopo l’arrivo di un sette volte campione del mondo che inevitabilmente ha messo in discussione il suo ruolo all’interno della squadra.

In Messico lo abbiamo visto chiaramente. Hamilton aveva conquistato una straordinaria pole position, la prima da quando veste il rosso Ferrari, mentre Leclerc non era riuscito a esprimere tutto il proprio potenziale in qualifica.

In gara, però, il monegasco ha guadagnato subito una posizione e si è ritrovato alle spalle del compagno. Il confronto alla curva 4 si è trasformato in un episodio decisivo: entrambi sono finiti larghi, Leclerc ha attraversato la via di fuga ed è rientrato davanti a Hamilton, mantenendo la posizione.

La successiva penalità di cinque secondi ha certificato la violazione, ma nel frattempo Max Verstappen aveva approfittato della situazione per inserirsi tra le due Ferrari.

Un’occasione enorme per la Scuderia si è così trasformata in un risultato molto meno soddisfacente.

Il problema non è soltanto l’episodio in sé, ma ciò che rappresenta: quando due piloti della stessa squadra combattono senza riuscire a gestire il confronto nell’interesse comune, il rischio è quello di regalare opportunità agli avversari.

ferrari leclerc miami
ferrari leclerc miami

Il confronto con Verstappen e gli errori sotto pressione

C’è un altro aspetto che merita una riflessione.

Nel precedente Gran Premio degli Stati Uniti, Leclerc aveva dimostrato di saper combattere con Verstappen, arrivando anche a superarlo nel finale per conquistare il secondo posto. Non sarebbe quindi corretto sostenere che si fosse semplicemente arreso al pilota Red Bull.

Tuttavia, il confronto tra le due gare evidenzia una differenza interessante: contro Hamilton, il duello interno sembra assumere un significato personale ancora più forte.

In Messico, inoltre, Leclerc ha pagato diversi passaggi a vuoto.

In qualifica non è riuscito a sfruttare il proprio ultimo tentativo in Q3, ammettendo di non aver fatto un lavoro sufficientemente buono. In gara ha poi mantenuto la posizione dopo essere uscito dai limiti della pista nel confronto con Hamilton, ricevendo una penalità. Infine, dopo la ripartenza successiva alla bandiera rossa, un bloccaggio ha provocato una pesante spiattellata allo pneumatico anteriore.

Non sono episodi tutti uguali, ma messi insieme raccontano una prestazione nella quale la lucidità è venuta meno proprio nei momenti decisivi.

Leclerc è indiscutibilmente uno dei piloti più veloci della Formula 1. Ma la velocità sul giro secco non basta per diventare campioni del mondo.

Per conquistare un titolo serve anche la capacità di gestire la pressione, scegliere quando attaccare e soprattutto quando evitare un rischio inutile.

È una qualità che distingue un grande talento da un campione capace di costruire un’intera stagione vincente.

Ferrari e gli ordini di scuderia: serve una gerarchia

La questione più delicata riguarda però la gestione della squadra.

A Monza si era già verificato un episodio controverso tra i due piloti, con Leclerc che aveva successivamente riconosciuto di poter gestire meglio il confronto con Hamilton.

Dopo quell’episodio si era parlato della necessità di intervenire e di ristabilire regole precise.

In Messico, invece, abbiamo assistito a un nuovo confronto che ha compromesso il risultato della squadra.

Fred Vasseur ha spiegato che prima della gara i piloti avevano concordato di gestire autonomamente determinate situazioni, compresa la restituzione della posizione quando necessario. Il team principal ha poi richiamato entrambi al rispetto del lavoro delle circa duemila persone coinvolte nel progetto Ferrari.

Parole condivisibili, ma che devono essere accompagnate da fatti.

Gli ordini di scuderia non sono uno strumento da utilizzare soltanto quando conviene. Sono parte integrante della gestione sportiva di una squadra di Formula 1.

Naturalmente devono essere ragionevoli, coerenti e inseriti in una strategia condivisa. Non si può pretendere che un pilota esegua qualsiasi indicazione improvvisata dal muretto, soprattutto quando una decisione rischia di compromettere il risultato.

Ma quando esistono accordi e regole concordate, queste devono essere rispettate.

E devono valere per entrambi.

Non può esistere una Ferrari nella quale Leclerc decide autonomamente quando attaccare e Hamilton fa altrettanto, lasciando al muretto il compito di ricomporre continuamente i conflitti.

Qui serve autorevolezza.

Ross Brawn, l’esempio che Ferrari dovrebbe ricordare

Pensando alla gestione di due piloti di prima fascia, viene naturale ricordare Ross Brawn.

La sua esperienza in Formula 1 ha dimostrato quanto sia importante saper gestire non soltanto la parte tecnica, ma anche le dinamiche umane e sportive all’interno di una squadra.

Una monoposto competitiva non basta. Servono una direzione chiara, responsabilità precise e una figura capace di prendere decisioni anche impopolari.

Ferrari deve tornare a essere una squadra nella quale le decisioni vengono prese dalla struttura sportiva e rispettate dai piloti.

Non significa necessariamente individuare subito una prima e una seconda guida, ma stabilire criteri chiari per evitare che gli interessi individuali prevalgano su quelli della Scuderia.

La scelta di Hamilton: un investimento da giustificare

L’arrivo di Lewis Hamilton in Ferrari, annunciato nel febbraio 2024, è stato uno degli eventi più importanti degli ultimi anni in Formula 1.

La scelta, sostenuta dal presidente John Elkann, aveva una forte componente sportiva e d’immagine. Portare a Maranello un sette volte campione del mondo rappresentava un’opportunità straordinaria.

Ma un’operazione di questo genere richiedeva anche una precisa strategia di gestione.

Non basta ingaggiare un campione: bisogna capire come inserirlo in una struttura nella quale esiste già un pilota di riferimento, Charles Leclerc, legato alla Ferrari da un progetto pluriennale.

E qui emerge il dubbio sulla strategia complessiva della dirigenza.

L’arrivo di Hamilton non è stato una conseguenza della successiva partenza di Enrico Cardile, avvenuta nel luglio 2024. Le due vicende hanno una cronologia distinta. Resta però il fatto che Ferrari ha dovuto affrontare importanti cambiamenti nella propria organizzazione tecnica e sportiva proprio durante una fase nella quale avrebbe avuto bisogno di continuità.

Un investimento così importante doveva essere accompagnato da una struttura capace di gestire ogni aspetto della convivenza tra i due piloti.

Oggi è lecito chiedersi se questo lavoro sia stato fatto adeguatamente.

ferrari f1 Messico hamilton leclerc
ferrari f1 Messico hamilton leclerc credits media Ferrari

Leclerc o Hamilton: su chi deve puntare Ferrari?

È probabilmente il dilemma più difficile per Maranello.

Da una parte c’è Charles Leclerc, un pilota ancora giovane, velocissimo sul giro secco e con una prospettiva di carriera più lunga. Dall’altra c’è Lewis Hamilton, un campione con sette titoli mondiali, un’esperienza straordinaria e una capacità di leggere determinate situazioni che rappresenta un patrimonio importante.

Ma entrambi hanno i propri limiti.

Leclerc deve dimostrare di poter gestire la pressione di una vera lotta mondiale senza trasformare ogni confronto in una battaglia personale.

Hamilton deve invece dimostrare di poter mantenere continuità di rendimento e di essere ancora in grado di sostenere un progetto vincente per un’intera stagione.

Il suo palmarès è straordinario, ma non può essere una garanzia per il futuro.

Ferrari non può permettersi di scegliere soltanto in base al prestigio o al valore mediatico dei propri piloti.

Deve valutare prestazioni, affidabilità, capacità di lavorare per la squadra e risultati concreti.

Ferrari Aggiornamenti Austin
Ferrari Aggiornamenti Austin foto credits Media Pirelli Edit Salvatore Asero

Il rischio più grande: avere finalmente una Ferrari vincente e non riuscire a sfruttarla

È questo il punto che dovrebbe preoccupare maggiormente i tifosi.

Immaginiamo che il lavoro degli ingegneri porti finalmente a una monoposto in grado di lottare stabilmente per il mondiale.

Che cosa accadrebbe se Leclerc e Hamilton continuassero a contendersi il ruolo di riferimento della squadra senza una gestione autorevole?

Il rischio sarebbe quello di compromettere il lavoro di centinaia di persone, regalando punti e opportunità agli avversari.

Il Gran Premio del Messico ha mostrato proprio questo paradosso: Ferrari aveva il potenziale per ottenere molto di più, ma non è riuscita a trasformare la competitività della monoposto in una vittoria.

Non tutto può essere attribuito ai piloti, perché anche il muretto deve assumersi le proprie responsabilità. Ma non tutto può essere giustificato con gli errori della squadra.

Un pilota Ferrari è un professionista che lavora per la Scuderia, indipendentemente dal proprio stipendio, dal numero di titoli conquistati o dalla popolarità tra i tifosi.

Ferrari deve scegliere che cosa vuole diventare

La sensazione è che a Maranello manchi ancora una figura capace di esercitare un’autorevolezza indiscutibile sull’intero progetto sportivo.

Una figura alla Ross Brawn, capace di mettere ordine, gestire le rivalità e far comprendere a tutti che l’obiettivo comune viene prima delle ambizioni individuali.

Leclerc non deve essere protetto a prescindere perché rappresenta il futuro della Ferrari. Hamilton non deve essere privilegiato soltanto perché è un sette volte campione del mondo.

Entrambi devono rispondere alle stesse regole.

La Ferrari viene prima dei piloti, prima dei contratti e prima delle rivalità personali.

Perché il rischio più grande non è avere due campioni che vogliono vincere.

È avere una squadra che non sa come farli convivere.

E se la Ferrari dovesse finalmente costruire una monoposto da mondiale, non potrebbe permettersi di perdere ancora una volta il titolo per problemi che nulla hanno a che vedere con l’aerodinamica o con la potenza del motore.

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