F1 2026, Mercedes in crisi? Ferrari non basta: il nodo è l’aerodinamica

Vito Defonseca
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Ferrari Mercedes foto credits newsf1.it

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Mercedes continua a lavorare sulla monoposto con aggiornamenti all’anteriore e al posteriore, mentre Ferrari sembra aver trovato soluzioni interessanti per migliorare l’efficienza aerodinamica. Ma il carico in più non garantisce automaticamente prestazioni migliori. L’analisi tecnica di Singapore mette in evidenza uno dei problemi più complessi delle Formula 1 2026: trovare il giusto equilibrio tra deportanza, resistenza all’avanzamento e comportamento della vettura.

Il Gran Premio di Singapore offre lo spunto per osservare da vicino due filosofie aerodinamiche differenti. Mercedes sta sperimentando nuove soluzioni, dalla parte anteriore alle pance laterali, mentre Ferrari ha già introdotto alcune caratteristiche che la rivale sta cercando di sviluppare.

La domanda, però, è un’altra: perché modifiche apparentemente interessanti non si traducono necessariamente in un miglioramento evidente in pista?

È il tema al centro della nuova puntata di Formula 1 Garage, nella quale analizziamo le ali, le pance, il fondo e soprattutto il delicato rapporto tra aerodinamica e dinamica del veicolo.

Mercedes, la nuova ala anteriore punta sull’efficienza

Uno degli elementi più interessanti osservati sulla Mercedes riguarda l’ala anteriore. La squadra ha lavorato a una soluzione caratterizzata da un secondo soffiaggio, cercando di intervenire sulla gestione dei flussi d’aria e sull’efficienza aerodinamica.

Il principio è importante. Nella Formula 1 moderna non basta generare la maggiore deportanza possibile: occorre produrre carico aerodinamico limitando, per quanto possibile, la resistenza all’avanzamento.

Un’ala più efficiente può contribuire a migliorare il rendimento complessivo della vettura, ma l’introduzione di un nuovo soffiaggio modifica il comportamento dei flussi e richiede un lavoro di ottimizzazione molto accurato.

Il problema è che una soluzione efficace in determinate condizioni non è necessariamente la migliore in ogni situazione.

Una monoposto di Formula 1 affronta curve con velocità molto diverse. L’ala deve quindi lavorare in un intervallo ampio di condizioni, con variazioni del flusso e dell’equilibrio aerodinamico. Per questo motivo, un aggiornamento che promette benefici teorici può richiedere ulteriori verifiche prima di offrire un vantaggio concreto.

Nel confronto con Ferrari emerge proprio questo aspetto: la Rossa ha già adottato una configurazione a due soffiaggi, mentre Mercedes sta cercando di sviluppare una soluzione analoga.

La differenza, tuttavia, non permette da sola di stabilire quale vettura sia superiore. Per capire il vantaggio effettivo occorre valutare il funzionamento dell’intero pacchetto aerodinamico.

ferrari f1 barcellona
ferrari f1 barcellona

Ferrari ha trovato una soluzione migliore?

La configurazione dell’ala anteriore Ferrari offre un interessante termine di paragone. La presenza di due soffiaggi rappresenta una delle caratteristiche tecniche da osservare nel confronto con Mercedes, soprattutto in relazione alla ricerca dell’efficienza.

Questo non significa, però, che Ferrari abbia risolto i propri problemi.

Una monoposto può presentare una soluzione aerodinamicamente interessante senza riuscire a sfruttarla in modo ottimale in tutte le condizioni. Il risultato finale dipende dall’interazione tra ala anteriore, fondo, diffusore, ala posteriore e comportamento meccanico.

È proprio qui che il confronto diventa interessante: avere una buona soluzione tecnica non significa necessariamente avere la monoposto più competitiva.

Ferrari deve riuscire a trasformare le caratteristiche dei propri componenti in un vantaggio complessivo, mantenendo un equilibrio efficace nelle diverse fasi della curva e nelle condizioni di utilizzo previste dal regolamento 2026.

Ala posteriore Ferrari
SPIELBERG, AUSTRIA – . (Photo by Sam Bagnall/Sutton Images) media pirelli

Ali posteriori, meno differenze tra i circuiti?

L’analisi tecnica si sposta poi sull’ala posteriore. Uno degli aspetti evidenziati nel video riguarda la minore diversificazione delle configurazioni rispetto a quanto si osservava in passato tra circuiti come Monza e tracciati più tortuosi.

Il funzionamento dei sistemi aerodinamici mobili modifica il modo in cui le squadre affrontano il compromesso tra carico e resistenza sui rettilinei. Questo rende meno immediato utilizzare la sola configurazione dell’ala posteriore come indicatore della capacità aerodinamica complessiva di una monoposto.

Le differenze tra le vetture non scompaiono, ma devono essere interpretate considerando il pacchetto nel suo insieme e il modo in cui viene sfruttato durante il giro.

Mercedes Aggiornamenti Pance Sepang, ma torna la versione vecchia in Malesia
Mercedes Aggiornamenti Pance Sepang, ma torna la versione vecchia in Malesia illustrazione di Salvatore Asero per newsf1.it

Mercedes modifica le pance: cosa cambia verso il diffusore?

Un altro intervento riguarda le pance laterali della Mercedes, con una revisione della parte posteriore che punta a rendere la carrozzeria più rastremata e a indirizzare diversamente i flussi verso il diffusore.

L’obiettivo è favorire il percorso dell’aria verso la zona posteriore della vettura, contribuendo al funzionamento del diffusore e alla generazione di deportanza.

Il diffusore ha infatti il compito di gestire l’espansione del flusso che attraversa il fondo, contribuendo alla differenza di pressione necessaria a generare carico aerodinamico.

Ma anche in questo caso non basta osservare una forma più rastremata per concludere che la soluzione sia migliore. Il risultato dipende dal comportamento dell’aria lungo tutta la carrozzeria e dal modo in cui il fondo interagisce con le altre superfici aerodinamiche.

Mercedes sta cercando di migliorare il proprio pacchetto, ma ogni modifica deve essere valutata per gli effetti che produce sull’intera monoposto.

Il vero problema Mercedes: più deportanza non significa più velocità

È probabilmente il passaggio tecnico più importante dell’intera analisi.

Quando si interviene sul fondo o sulle pance laterali, non si modifica soltanto la quantità di carico aerodinamico. Si può cambiare anche la distribuzione del carico tra avantreno e retrotreno, con conseguenze dirette sul comportamento della vettura.

Una monoposto può generare più deportanza al posteriore, ma diventare meno equilibrata. Se il retrotreno risulta eccessivamente stabile rispetto all’anteriore, il pilota può ritrovarsi con una vettura più incline al sottosterzo, meno efficace nell’inserimento e nella percorrenza della curva.

Il punto non è quindi soltanto aumentare il carico, ma ottenere una distribuzione che permetta di sfruttarlo correttamente.

Nelle Formula 1, dove i carichi aerodinamici possono superare ampiamente il peso della vettura, il rapporto tra aerodinamica e dinamica del veicolo assume un’importanza enorme.

Una modifica può migliorare un singolo parametro e, contemporaneamente, peggiorare il comportamento complessivo della monoposto.

È questo il motivo per cui uno sviluppo aerodinamico promettente non garantisce automaticamente un miglioramento dei tempi sul giro.

Singapore è davvero il banco di prova ideale?

Il circuito di Singapore presenta caratteristiche particolari. Le curve lente, le frequenti accelerazioni e le frenate, insieme alle condizioni ambientali impegnative, rendono il tracciato un contesto complesso per valutare gli aggiornamenti.

Su un circuito cittadino di questo tipo, la prestazione non dipende esclusivamente dall’efficienza aerodinamica. Contano anche la trazione, il bilanciamento meccanico, la gestione degli pneumatici e la capacità del pilota di mantenere un ritmo costante.

Le caratteristiche della pista possono quindi rendere meno evidenti alcuni benefici che potrebbero emergere in maniera differente su tracciati con curve più veloci.

Questo non significa che Singapore sia inutile per valutare gli aggiornamenti. Significa, piuttosto, che i dati raccolti devono essere interpretati tenendo conto delle caratteristiche specifiche del circuito.

Per Mercedes, il lavoro svolto può avere una duplice utilità: verificare il comportamento delle nuove soluzioni e raccogliere informazioni da utilizzare nello sviluppo della vettura anche in prospettiva futura.

Fondo piatto e fondo Venturi: il ritorno a una filosofia differente

La parte finale dell’analisi riguarda il fondo delle monoposto e il confronto con le filosofie aerodinamiche degli anni precedenti.

Con il cambiamento regolamentare, le vetture sono tornate a utilizzare fondi caratterizzati da superfici più piatte rispetto ai tunnel Venturi delle precedenti generazioni regolamentari.

Il fondo continua a essere una componente fondamentale, ma il modo in cui viene generata la deportanza cambia sensibilmente. Le superfici, le geometrie e la gestione dei flussi devono essere ottimizzate in funzione delle nuove condizioni.

Il fondo Venturi delle precedenti generazioni sfruttava tunnel sagomati per accelerare il flusso e generare una forte depressione. Un fondo più piatto presenta caratteristiche differenti e richiede altre soluzioni per ottenere un rendimento aerodinamico efficace.

Nell’analisi viene evidenziato anche il ruolo dell’angolo rake, cioè la differenza di altezza tra la parte anteriore e quella posteriore della vettura. La sua gestione può contribuire a modificare il comportamento dei flussi sotto il fondo, ma non permette di replicare automaticamente l’efficienza delle precedenti geometrie Venturi.

Anche qui ritorna lo stesso principio: non esiste un singolo elemento capace di risolvere ogni problema. Il rendimento dipende dall’interazione tra le diverse componenti.

Mercedes e Ferrari: cosa aspettarsi dai prossimi sviluppi?

Il confronto tra le due squadre mostra quanto sia complesso sviluppare una Formula 1 nell’attuale contesto tecnico.

Mercedes sta lavorando su più aree della monoposto, con interventi che coinvolgono l’ala anteriore, le pance laterali e la gestione del carico al posteriore. Ferrari, dal canto suo, dispone di soluzioni interessanti, ma deve riuscire a tradurle in un vantaggio prestazionale concreto.

Il GP di Singapore non è sufficiente, da solo, per stabilire se una filosofia aerodinamica sia definitivamente superiore all’altra. Serviranno ulteriori riscontri su circuiti differenti e un’attenta valutazione del comportamento delle vetture nelle diverse condizioni.

La vera sfida per entrambe le squadre è trovare il giusto compromesso tra deportanza, efficienza aerodinamica e bilanciamento meccanico.

Perché in Formula 1 non basta aggiungere carico: bisogna riuscire a trasformarlo in velocità.

Guarda l’analisi completa su Formula 1 Garage

Nel video approfondiamo le differenze tra Mercedes e Ferrari, analizzando le ali, le pance laterali, il fondo e il ruolo dell’equilibrio aeromeccanico nelle prestazioni delle monoposto 2026.

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