Il caos del Gran Premio del Bahrain disputato a Sepang non è stato soltanto una questione di meteo. La pioggia ha messo a nudo un problema molto più interessante: quanto conoscevano davvero le squadre il comportamento della pista malese in condizioni di bagnato ?
- Sepang non è una pista qualsiasi
- Nel 2026 la pista era diversa, ma non completamente sconosciuta
- La domanda che Ferrari avrebbe dovuto porsi
- Ferrari ha guardato troppo al “sembra asciutta”?
- Non è l’asfalto “vecchio” il problema
- La Ferrari aveva un problema ancora più grande
- La pista aveva già dato degli indizi
- Ferrari, a Sepang non è mancato soltanto il ritmo
La Ferrari, in particolare, ha pagato una scelta strategica sbagliata proprio nel momento più delicato della gara. Quando finalmente è arrivato il via dopo oltre un’ora e mezza di attesa, il circuito sembrava in fase di asciugatura, ma era ancora troppo bagnato per le gomme slick. Ferrari ha scelto le Soft per entrambi i piloti, mentre altri team hanno optato per le intermedie. Il risultato è stato immediato: Charles Leclerc e Lewis Hamilton hanno perso terreno, mentre chi aveva scelto le intermedie ha beneficiato delle condizioni reali della pista.
Ma la domanda è un’altra: era davvero così difficile prevedere che Sepang avrebbe potuto impiegare molto tempo per asciugarsi?

Sepang non è una pista qualsiasi
La storia recente del circuito malese racconta qualcosa che non dovrebbe essere ignorato.
Nel 2016 Sepang fu completamente riasfaltata e, insieme all’asfalto, vennero modificati anche alcuni profili della pista e il sistema di drenaggio. In particolare, alcune sezioni furono riprofilate proprio per favorire il deflusso dell’acqua durante i violenti acquazzoni tropicali. Furono anche aggiunte griglie di drenaggio in punti considerati critici.
Ma il dato ancora più interessante arriva dagli anni successivi.
Dopo la riasfaltatura del 2016 furono segnalati problemi legati alla presenza dell’acqua sulla superficie. E nel 2023 il circuito è stato nuovamente sottoposto a importanti lavori: il tratto tra le curve 7 e 12 è stato riasfaltato, con ulteriori interventi nell’area della curva 9. La stessa Sepang International Circuit aveva spiegato che il precedente intervento risaliva al febbraio 2016 e che successivamente erano stati necessari lavori correttivi dopo segnalazioni relative alla presenza di acqua sulla pista.
Quindi una cosa è certa: Sepang non è una superficie rimasta immutata dal 2016.
Nel 2026 la pista era diversa, ma non completamente sconosciuta
Prima del ritorno della Formula 1 in Malesia, Pirelli aveva analizzato direttamente il tracciato.
Il costruttore degli pneumatici aveva evidenziato che Sepang presentava un asfalto relativamente abrasivo e aveva confermato che alcune zone erano state riasfaltate nel 2023. Pirelli aveva inoltre specificato che, nonostante gli interventi, le caratteristiche generali della superficie risultavano ancora molto simili a quelle rilevate nel 2017.
Ma soprattutto Pirelli aveva messo nero su bianco un elemento fondamentale: le squadre disponevano di pochi dati realmente significativi riferiti alle attuali monoposto di Formula 1, visto che l’ultima gara a Sepang risaliva al 2017.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Se non hai dati recenti sulle vetture attuali, devi compensare la mancanza di dati con l’analisi di tutto ciò che hai a disposizione.
Storia del circuito.
Interventi sull’asfalto.
Comportamento della pista in passato.
Condizioni meteorologiche.
Drenaggio.
E soprattutto precedenti episodi di pioggia.
La domanda che Ferrari avrebbe dovuto porsi
Nessuno può pretendere che un ingegnere sappia con precisione matematica quanti minuti servano a Sepang per asciugarsi dopo un determinato temporale.
Ma la domanda fondamentale non era questa.
La domanda era molto più semplice:
se cade una quantità enorme di acqua, quanto velocemente può tornare percorribile con le slick?
È una differenza enorme.
Perché a Sepang non basta osservare che la pioggia è terminata e che in alcuni punti compare una traiettoria più asciutta.
Bisogna capire quanto rapidamente quella traiettoria si allargherà, quanto resteranno bagnate le zone esterne e soprattutto se la superficie presenterà ancora acqua sufficiente a rendere le slick una scelta sbagliata.
Ed è esattamente ciò che è successo alla partenza.
La pista sembrava asciugarsi, ma era ancora troppo umida. Ferrari ha scelto le Soft per entrambi i piloti e ha pagato immediatamente la decisione.
Ferrari ha guardato troppo al “sembra asciutta”?
Questa è la critica più pesante che si può rivolgere al muretto Ferrari.
Non necessariamente perché qualcuno non conoscesse la storia dell’asfalto di Sepang.
Non abbiamo infatti elementi sufficienti per affermare che Ferrari disponesse di un documento specifico capace di prevedere l’esatto tempo di asciugatura della pista.
Il problema è un altro.
La strategia sembra aver dato più peso alla possibilità che la pista si asciugasse rapidamente che al rischio opposto: quello di una superficie ancora estremamente bagnata nonostante la fine della pioggia.
E in quel momento la scelta delle gomme era decisiva.
Max Verstappen e Kimi Antonelli erano tra i piloti che hanno puntato sulle intermedie. Ferrari, invece, ha scelto le Soft. Il confronto in pista ha dato rapidamente ragione alla prima interpretazione.
Non è l’asfalto “vecchio” il problema
Attenzione anche a un equivoco.
Dire che l’asfalto di Sepang è vecchio e quindi non drena più non sarebbe corretto.
Pirelli ha valutato nel 2026 le caratteristiche generali della superficie come molto simili a quelle del 2017 e il circuito ha ricevuto nuovi interventi nel 2023 e ulteriori lavori di livellamento e pulizia nelle settimane precedenti il Gran Premio.
Non possiamo quindi sostenere che l’invecchiamento abbia semplicemente “chiuso i pori” dell’asfalto provocando il ristagno dell’acqua.
Quella sarebbe una semplificazione tecnica.
Il punto vero è molto più interessante: una pista che ha subito interventi diversi nel tempo e che storicamente ha richiesto attenzione particolare al drenaggio deve essere studiata anche per il suo comportamento sul bagnato.
La Ferrari aveva un problema ancora più grande
La scelta delle Soft non è stata l’unico problema di Ferrari a Sepang.
Le condizioni hanno completamente rimescolato la gara e anche il contatto di Leclerc con Nico Hulkenberg e la successiva foratura hanno complicato ulteriormente la situazione.
Eppure, nonostante tutto, Hamilton è riuscito a recuperare fino al podio e Leclerc fino al quarto posto. La stessa Ferrari ha quindi dimostrato che il potenziale per salvare il weekend c’era.
Questo rende ancora più interessante l’errore iniziale.
Non era una gara persa in partenza.
Era una gara nella quale Ferrari aveva la possibilità di scegliere la gomma giusta nel momento decisivo e ha interpretato male la transizione tra bagnato e asciutto.
La pista aveva già dato degli indizi
Il punto, quindi, non è accusare Ferrari di non aver “saputo” che Sepang è una pista vecchia.
È una conclusione troppo semplice.
Il punto è chiedersi se siano stati utilizzati tutti gli elementi disponibili per costruire lo scenario peggiore.
Perché gli elementi c’erano:
- Sepang era tornata in Formula 1 dopo nove anni;
- le monoposto del 2026 erano completamente diverse da quelle del 2017;
- Pirelli aveva sottolineato la scarsità di dati attuali;
- il circuito aveva ricevuto importanti interventi sull’asfalto;
- alcune zone erano state nuovamente riasfaltate nel 2023;
- il drenaggio era già stato oggetto di modifiche nella storia recente del circuito;
- Sepang è esposta a precipitazioni estremamente intense;
- e il comportamento della pista in caso di pioggia era quindi una delle variabili più importanti da considerare.
Tutto questo non permette di prevedere perfettamente il futuro.
Ma permette certamente di formulare una domanda.
“Se arriva un acquazzone, quanto ci metterà davvero questa pista ad asciugarsi?”
Ed è una domanda che, vista la scelta Ferrari alla partenza, oggi diventa difficile non porsi.
Ferrari, a Sepang non è mancato soltanto il ritmo
Alla fine Hamilton è salito sul podio e Leclerc ha chiuso quarto. Un risultato che, considerando il disastro dei primi giri, può persino sembrare positivo.
Ma proprio per questo la domanda rimane.
Ferrari non aveva necessariamente bisogno di prevedere ogni centimetro d’acqua presente sul circuito.
Aveva bisogno di interpretare correttamente una transizione bagnato-asciutto.
E in una gara come quella di Sepang, dove la pioggia aveva già imposto un ritardo di oltre 90 minuti e aveva completamente modificato le condizioni della pista, il margine per una scommessa aggressiva sulle slick era probabilmente troppo ridotto.
La Formula 1 moderna dispone di una quantità enorme di dati.
Ma i dati servono soltanto se vengono collegati tra loro.
E forse la lezione più importante di Sepang è proprio questa:
non basta sapere che la pista si sta asciugando. Bisogna sapere come, quanto velocemente e soprattutto dove.
Ferrari, questa volta, ha sbagliato proprio quella previsione.

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