Dopo la disastrosa prima uscita del tedesco con la Aston Martin, c’è chi vocifera che Vettel sia giunto al capolinea della sua carriera.

Numeri preoccupanti

Il debutto di Sebastian Vettel in Aston Martin non è stato certo l’esordio che il tedesco e i suoi sostenitori si aspettavano. Fuori in Q1 in qualifica e fuori dai punti in gara, c’è già chi dà il quattro volte campione del mondo per spacciato. Nonostante tutte le attenuanti del caso, tra cui il poco tempo trascorso in pista durante i test e la conseguente mancanza di confidenza con un mezzo del tutto nuovo, a preoccupare i tifosi è l’incidente con Ocon, figlio di una disattenzione (forse foga?) a cui il pilota tedesco si è lasciato andare un po’ troppo spesso negli ultimi anni.

C’è chi fa risalire il primo incidente di questa serie (e di questo tipo) alla partenza del Gran Premio di Francia 2018, quando si scontrò con Bottas alla prima curva dopo un forte bloccaggio delle ruote anteriori

. Tre appuntamenti dopo avvenne l’ormai celebre incidente di Hockenheim, quando Vettel, in testa al gruppo, si impantanò nella ghiaia all’esterno della curva dello stadio, perdendo la gara e il primato nel mondiale. Si può obiettare che quest’ultimo incidente fosse dettato dalle condizioni della pista, che la pioggia lieve aveva reso umida, e dalla sfortuna più che dalla mancanza di lucidità del pilota, ma è opinione comune che da quell’episodio Vettel non si sia mai più ripreso.

Le prove di questo vortice discendente sarebbero le prestazioni del finale di stagione 2018 e di tutto il 2019. I capi di imputazione che vengono citati più spesso sono: l’incidente con Verstappen a Suzuka 2018, l’errore di Canada 2019, lo schianto con Verstappen nel GP di Silverstone 2019, i testacoda di Monza e Bahrain 2019 e il peccato capitale di Interlagos 2019, dove lo scontro tra compagni di squadra pose fine alla gara di entrambi. La stagione 2020 non viene solitamente considerata in questo quadro per via della mancanza di competitività del mezzo, ma i numeri parlano chiaro e Vettel è stato surclassato da Leclerc in entrambe le stagioni che ha passato al suo fianco. Secondo The Race, da Francia 2019 a Bahrain 2021, Vettel è stato protagonista di 13 errori in 53 gare (qualifiche escluse), numeri piuttosto preoccupanti, a cui, tuttavia, i sostenitori del pilota di Heppenheim sanno dare una spiegazione.

Vettel

Valide argomentazioni o scuse?

Infatti, c’è chi fa notare che Vettel è riuscito a portare vicino al titolo una Ferrari che, nel 2017 e 2018, non era al pari della vettura dei diretti concorrenti, e che dunque gli errori che ha commesso sarebbero da attribuire all’agguerrita volontà del pilota di ottenere i massimi risultati con il mezzo a disposizione e in mancanza di un compagno di squadra altrettanto competitivo. Si potrebbe inoltre obiettare che nel 2019 le strategie di squadra spesso disastrose, i problemi di affidabilità del mezzo, le gerarchie poco chiare all’interno della Ferrari siano tutti fattori che non hanno contribuito a mettere Vettel nelle condizioni di competere serenamente e al meglio. Il 2020, poi, viene tralasciato dai sostenitori del tedesco, in quanto la comunicazione del licenziamento, diffusa da Ferrari prima dell’inizio della stagione, avrebbe spento ogni senso di appartenenza e voglia di competizione nell’animo del pilota. Sempre in difesa di Vettel, l’incidente nella prima uscita in Aston Martin potrebbe essere una diretta conseguenza della mancanza di “feeling” con il mezzo nuovo; in altri frangenti della gara, infatti, Vettel ha dato prova di sé battagliando su pista con gomme molto usurate.

Insomma, le argomentazioni di entrambe le versioni sono convincenti e probabilmente solo il futuro prossimo potrà dare ragione a una o all’altra parte, ma a prescindere da quello che avverrà, nessuno potrà togliere dalla bacheca del tedesco i quattro mondiali vinti con Red Bull. Non si diventa pluricampioni del mondo per caso o solo per la superiorità del mezzo. Non vale per Vettel, non vale per Hamilton, né per nessun altro pilota del presente o del passato.

A proposito dell'autore

Laureato in Traduzione Specialistica, sono appassionato di Formula 1 e di tutto il mondo che le gravita intorno, soprattutto mi affascina l'aspetto umano di una competizione che porta l'uomo e la macchina agli estremi più assoluti delle loro possibilità.

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