Come nelle favole, Kimi Raikkonen è tornato ad esultare, braccia al cielo, su una Ferrari. Una immagine tanto attesa quanto inaspettata a Maranello; l’ultima gioia del finlandese in rosso era scolpita nel marmo di Spa-Francorchamps, anno 2009.
Ice-man ha festeggiato al meglio il suo recente 39esimo compleanno sul circuito di Austin, Stati Uniti. Oltre 2000 giorni dopo l’ultimo trionfo, il finlandese ha lottato contro Hamilton, Verstappen ma principalmente contro sé stesso. L’Australia 2013 era un ricordo sbiadito. Cinque anni dopo quella sorprendente vittoria con la Lotus-Renault, il finlandese si è ripetuto, tenendo testa ai rivali fino alla bandiera a scacchi.
Raikkonen rimane il pilota più amato e criticato del circus della F1. Innumerevoli fan della rossa stanno già rimpiangendo Kimi per il prossimo anno, ma cambiare aria sarà la migliore opportunità per il suo futuro professionale.

Una corsa “non fa primavera”, se la Ferrari non trionferà ad Abu Dhabi nel campionato costruttori 2018 però non sarà certamente per demeriti di Raikkonen. In Sauber andare a sprazzi gli sarà concesso. Kimi avrà a sua completa disposizione la squadra e tornerà a sentirsi importante nelle vesti di prima guida del team svizzero. Nelle fasi più concitate del Gp di Austin, Ice-man ha dovuto quasi chiedere il permesso, via radio alla squadra, di sopravanzare Vettel. In Sauber sarà lui a comandare e il team sfrutterà la sua indiscutibile esperienza.
Il finlandese della Ferrari è diventato così il pilota più vincente nella storia del suo Paese; con 21 successi ha superato Mika Hakkinen nell’hall of fame della Finlandia.

La crescita di Mad Max

Il Gp di Austin ha messo in luce, inoltre, la stella di Max Verstappen. La Red Bull RB14 non è una vettura irresistibile, ma la velocità e il temperamento del talento di Hasselt è ammirevole. Partire dalla 18esima posizione in griglia e giocarsi chance concrete di vittoria non è da tutti, anzi, è da fenomeni. Max ha dimostrato di essere un leone indomabile per l’intero arco della stagione.
L’olandese ha un potenziale enorme. Sa difendersi, sa attaccare, ma non ha ancora imparato a gestire l’intero weekend di gara. Ad Austin, come a Montecarlo, Max ha buttato via probabili vittorie a causa di errori veniali.

Nelle sessioni che precedono il semaforo verde domenicale, Verstappen si prende dei rischi eccessivi ed inutili, la responsabilità di svariate partenze dal fondo dello schieramento sono imputabili ad una sua scarsa lucidità nella valutazione del rischio cronometrico.
L’anno prossimo non potrà inveire contro la Renault, condizione che lo responsabilizzerà. L’olandese, comunque, sta maturando e con le buone o con le cattive, è diventato un pilota difficile, se non impossibile da sopravanzare, a parità di condizioni.

La confusione mentale di Seb

C’era una volta il torero Sebastian Vettel che domava le sue belve. Oggi il tedesco trema ogni volta che vede i tori della Red Bull. Questa domenica è un duello al primo giro con Daniel Ricciardo ad innescare l’ennesimo errore di un finale di stagione avvilente. Se Vettel, invece di baciare la mescola Pirelli dell’australiano, avesse distrutto la pancia della Red Bull, avrebbe persino rischiato una penalità.
Inoltre alla prima curva, lì dove è stato sanzionato Sainz Jr., il tedesco ha rischiato di essere accusato della medesima violazione, avendo fatto un movimento simile a quello del figlio d’arte del rallista, ma per sua fortuna, senza procurarsi vantaggi dalla mossa fuori traiettoria.

Fino a prova contraria, scacciamo via per adesso i cattivi pensieri sui complotti FIA-Pirelli che segnano i mondiali di F1. Hamilton avrebbe vinto pure bendato contro il Vettel di questo finale di stagione. Esattamente come la FIA, il tedesco sta attraversando un periodo di confusione totale: persino i suoi fan più accaniti fanno fatica a difenderlo. Un testacoda non è una sosta ai box, obbligatoria ad ogni gara. Può capitare nell’arco di una intera stagione, in situazioni estreme di pista o in un duello all’ultima curva. Servirebbe una clamorosa vittoria ora per allontanare tutti i guai dalla testa di Seb. La ritrovata competitività della SF71-H, dopo i passaggi a vuoto di Singapore e Suzuka, potrebbe aiutarlo in queste ultime tre gare.

Lewis ad Austin usa la testa

Lewis Hamilton non ha portato a casa il titolo ad Austin ma ha svolto una gara esemplare. Negli ultimi giri del Gp, Lewis ha cercato il doppio incrocio di traiettoria su Verstappen, ma è stato giustamente prudente. L’anglo-caraibico è maturato e lo si capisce anche da gare come quella di Austin, amministrate con il cervello di un quattro volte iridato. Qualche anno fa si sarebbe dimenticato della classifica piloti, del team e avrebbe cercato di vincere la corsa a tutti i costi. Questa volta il campione del mondo in carica ha preferito non rischiare sorpassi azzardati e si è accontentato della terza piazza, che lo proietta ad un passo dal suo quinto titolo iridato.

Ad Hamilton ora basterà accumulare 5 punti nelle ultime 3 gare per laurearsi matematicamente campione nel mondo. In Messico gli stanno già preparando il sombrero ed un margarita.

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