Noi da buoni Italiani, si sa, amiamo il vino, soprattutto se buono e ben invecchiato, e ognuno di noi ha le sue abitudini a tavola, per regole del galateo il bicchiere non viene mai riempito, ma poi, nel privato, ciascuno adotta le sue abitudini, ricordo con piacere un amico al quale se riempivo il bicchiere solo a metà si offendeva, per lui, quel bicchiere era semplicemente mezzo vuoto, e questo è diventato un modo di dire che dovrebbe differenziare gli ottimisti dai pessimisti, l’ottimista si accontenta di quella scarna metà, il pessimista invece vuole il ‘pieno’, ma forse non è così semplice, perché a forza di accontentarsi, probabilmente viene meno quella sana aggressività dei numeri UNO, quelli che vogliono il massimo e che con inumana volontà finiscono per ottenerlo… Ora guardando il palmares dell’attuale Direttore Gestione Sportiva Ferrari potremmo ragionare in vari modi, anni addietro un mio saggio e colto Professore di Matematica, di fronte a mie continue e iconoclastiche osservazioni, mi ripeteva che i numeri non mentono mai, la matematica è la fonte della verità, tanto che anche i fisici devono fare i conti con essa, i numeri possono essere guardati da vari punti di vista, ma sono comunque numeri e in loro la menzogna non può albergare; ebbene diamo un’occhiata ai numeri del Direttore Stefano Domenicali da quando ha sostituito Jean Todt:

2008 1° posto mondiale costruttori, piloti 2° Massa 3° Raikkonen

2009 4° posto mondiale costruttori, piloti 6° Raikkonen 11° Massa

2010 3° posto mondiale costruttori, piloti 2° Alonso 6° Massa

2011 3° posto mondiale costruttori, piloti 4° Alonso 6° Massa

2012 2° posto mondiale costruttori, piloti 2° Alonso 7° Massa

2013 3° posto mondiale costruttori, piloti 2° Alonso 8° Massa

Proviamo ad analizzare questi numeri in maniera molto semplice, sottolineando che per l’anno 2008 Domenicali ha ereditato una struttura ben collaudata che veniva dal mondiale vinto da Kimi Raikkonen del 2007 e dalla fantastica gestione di Jean Todt; facendo la media delle posizioni, vediamo che in 6 anni nel mondiale Costruttori siamo al posto 2,66 questo significa essere sempre tra la 2° e 3° forza nel Campionato, mentre in quella Piloti la media calcolata per la ‘prima guida’ è 3°, cifra tonda in questo caso; nell’anno corrente, anche se sono stati disputati solo 2 GP la media è in linea con i precedenti 6 anni, Alonso 3° e la Ferrari 3°, a questo punto la domanda sorge spontanea, Domenicali è l’uomo che tiene a galla la più Vincente e Blasonata Scuderia di tutti i tempi? Oppure è un uomo da 3° posto? Le opinioni in merito sono le più disparate, e vanno esattamente da un estremo ad un altro spesso uscendo dalla bocca di famosi ed esperti giornalisti o da tecnici e commentatori vari, fatto sta, e questi sono numeri, che le medie numeriche sopra scritte sono una prova incontrovertibile della inefficacia della gestione Domenicali; certo volendo guardare i numeri da tanti lati, potremmo dire che lo scorso anno si sono cambiate le regole in corsa, sostituendo gli pneumatici in estate e proponendo ‘strane’ mescole ibride, proprio quando la Rossa, facendo del ritmo la sua forza, poteva imporre il suo passo gara sfruttando al massimo le coperture ed arrivando anche a 4 soste in un GP, però non dobbiamo dimenticare l’errore del muretto del 2010,

quando ci si è incaponiti a fare la gara su Webber, cadendo in pieno nel trappolone Red Bull che portando Vettel alla vittoria all’ultimo Gran Premio lo fa anche laureare Campione Mondiale con 4 punti di scarto, o come nel 2012 con la Scuderia di Maranello in netto vantaggio fino ad un certo punto della stagione, si va in confusione con sviluppi al rallentatore e i rivali delle lattine che, evolvendo in maniera prodigiosa ribaltano clamorosamente il risultato nelle ultime gare; questo difetto di una lenta reazione della squadra Ferrari è una delle carenze più conclamate degli ultimi anni, non si portano pezzi nuovi e se si portano non si ottengono risultati, si trova un colpevole finalmente, la galleria del vento, si scopre, udite udite, che i parametri di settaggio non sono corretti, ammettendo, implicitamente, che per diverso tempo si è lavorato al buio commettendo gravi errori, cosa gravissima in un reparto corse composto da centinaia di persone, la vittima sacrificale diventa L’ing. Aldo Costa, passato poi alla Mercedes con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti; altro difetto diventato quasi endemico è l’incapacità di ottenere buone prestazioni in qualifica, spesso accusando Alonso di incapacità ad essere rapido in quelle poche tornate, anche qui si ‘scopre’ che il problema è da imputarsi allo sfruttamento gomme nei primi giri, la Ferrari non riesce a scaldarle in poco tempo, precludendo sia buoni risultati nello schieramento di partenza sia nei primi giri dei GP, viatico per gare sempre in rimonta; sembra funzionare bene, invece, la partenza, grazie alla quale il pilota Spagnolo riesce spesso a bilanciare il problema gomme-fredde; probabilmente è per questo motivo che si decide di adottare sospensioni anteriori PULL ROD, imitate per una sola stagione dalla McLaren; soluzione rivelatasi inefficace, in quanto i problemi rimangono ed, anzi, forse il problema di questa stagione potrebbe essere proprio imputabile a questo schema di sospensioni. Ma, nonostante tutte queste considerazioni e ci sarebbe molto altro da dire, rimane il fatto che l’uomo alla guida della Ferrari non è un uomo vincente, almeno fino ad oggi, deve ancora dimostrare di essere un numero UNO, sempre che ne abbia il tempo a Maranello, visto che il suo posto comincia a scottare; inoltre, senza voler assolutamente colpire l’Uomo, ma solo il Dirigente, egli non si è propriamente fatto strada nelle competizioni e forse non ha la capacità e l’esperienza per ricoprire un ruolo del genere, per farsi un’idea basta andare a vedere il curriculum di Jean Todt prima di arrivare alla Rossa, una lunga serie di vittorie in campo motoristico e tanta, ma tanta, esperienza. In mezzo a tutte queste valutazioni si colloca il ‘problema’ seconda guida, sì perché per la Ferrari è stato un problema non avere un secondo pilota capace di portare quegli importantissimi punti utili a vincere il Mondiale Costruttori, o almeno ad arrivare 2°, e sto parlando di Felipe Massa; guardando lo schema sopra riportato si vede come la sua parabola discendente sia iniziata già nel 2011, come mai si è aspettato fino a tutto il 2013 per sostituirlo? La Scuderia di Maranello nel 2012 e nel 2013 poteva certamente puntare a scalare un posto verso l’alto in questa classifica se solo avesse avuto un pilota in grado di portare a casa anche solo il 25% in meno dei punti conquistati da Alonso, invece il Brasiliano si attesta 7° nel 2012 grazie ai 7 ritiri di Grosjean (8°), e 8° nel 2013 questa volta superato dal Francese che colleziona ben 4 ritiri contro i 2 di Massa; come mai anche in questo caso poca capacità reattiva? Perché aspettare tanto tempo? Ci sono altre ragioni? Umane, qualcuno afferma, Felipe è ormai della famiglia e non lo si può scaricare così su due piedi come è stato fatto invece per il Campione del Mondo Kimi Raikkonen, in una azienda che fattura Miliardi di euro e con il più Vincente Reparto corse della storia, sorprende che il lato umano e i sentimenti occupino un così alto grado, sempre che non ci siano altre spiegazioni, Massa forse è utile alla Fiat come testimonial dell’industria Torinese in Brasile, tanto è vero che nel 2009, in pieno recupero dopo l’incidente in Ungheria, appare al fianco del Presidente Fiat del Sud America, Cledorvino Belini, ma questo porta, ahinoi, un altro interrogativo, la Ferrari deve forse inchinarsi ai dirigenti Fiat su alcune decisioni interne? Le risposte, vere e reali a queste domande le conoscono solo i diretti interessati, purtroppo.

Insomma l’uomo del ‘dobbiamo lavorare’, delle interviste al cloroformio, delle frasi fatte e delle ripetizioni a mo’ di registratore, non sta portando quella necessaria reattività in un mondo che viaggia ad anni luce più veloce anche solo di 2 anni addietro, la tecnologia si evolve ad un ritmo impressionante, gli altri Team lavorano con maggiore efficienza, e spesso lo fanno cercando di guardare le cose da punti di vista differenti, cercando soluzioni geniali e fantasiose, proprio le qualità che una volta erano nel DNA della Ferrari, e non bastano lavate di testa e spostamento di teste all’interno sell’organigramma, ci vuole una mente geniale, un carattere deciso, un cambio di marcia e soprattutto tanta fame di successo, quella fame che porta a compiere imprese sovrumane, come l’impegno che le pervade; rimane una visione, quella di un bicchiere sempre mezzo vuoto negli ultimi 6 anni…

Marco Asfalto   

Twitter : @marcoasfalto

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