Lewis Hamilton “agguanta” la prima pole position stagionale (la numero 50 in carriera), ristabilendo le gerarchie col team-mate Mercedes Nico Rosberg.
Ma a tener banco nella giornata odierna è soprattutto la nuova formula delle qualifiche, denominata “sedia rovente”, che di “caldo” (almeno in Q3) ha mostrato poco o nulla. Infatti, nell’ultimo turno, la necessità di risparmiare dei treni di gomme per la gara ha fatto sì che già a 5 minuti dalla fine le posizioni fossero già definite, privando gli spettatori del “duello finale” per la prima posizione.
Durante Q1 e Q2 francamente il format è sembrato funzionare abbastanza, dando più visibilità a team e piloti che, solitamente, verrebbero quasi “ignorati”, ma, visto l’amaro finale, urgono degli aggiustamenti “in corsa” per la Q3 già dal prossimo appuntamento. Magari ascoltando la proposta dei piloti, che chiedevano di mantenere per la terza parte le stesse modalità delle qualifiche della scorsa stagione. Di sicuro, ne sentiremo parlare ancora parecchio…
Per quanto riguarda i valori espressi in pista, Mercedes ha finalmente mostrato, dopo un inverno “in maschera”, tutta la sua velocità. Basti pensare che Hamilton ha realizzato la pole con un giro a soli 3 decimi dal record del circuito segnato, nel 2011, dalla Red Bull di Sebastian Vettel (anche, va detto, grazie all’utilizzo delle gomme a mescola SuperSoft). Un secondo e mezzo più veloce dello scorso anno.
Nico Rosberg è sembrato subire lo stato di forma del compagno di squadra tre volte campione del mondo, mostrando un certo nervosismo sia in pista (un errore anche oggi in Q1 alla prima curva) che davanti alla stampa, accusando alla fine un gap di circa 3 decimi di secondo.
Indietro, almeno sul giro secco, la Ferrari. A parità di tentativi effettuati, la Rossa ha accusato circa 5 decimi abbondanti di distacco dal miglior giro (in quel particolare momento) di Hamilton. E’ sembrato che la SF16 H abbia subìto particolarmente l’asfalto freddo (solo 23° oggi), mostrando, come affermato da Kimi Raikkonen, il solito, cronico problema nel mandare in temperatura le gomme in queste particolari condizioni.
In Ferrari appaiono consci di ciò, ma non preoccupati: l’impressione è che sia stata fatta una scelta precisa, simile a quella del 2013, con una monoposto particolarmente “gentile” sulle coperture che può mostrare un potenziale maggiore soprattutto in gara. Magari giocando su quella maggiore usura gomme che sembrerebbe affliggere la Mercedes, che trova sì immediatamente la prestazione ma al costo di una maggiore “aggressività” sulle Pirelli (ed anche oggi, osservando i replay in slow-motion, si notavano i segni d’usura sulle coperture utilizzate dalle due Frecce d’Argento). Da notare, comunque, l’incremento prestazionale delle monoposto di Maranello durante l’ultima parte di qualifica: segno che anche sulle Power Unit Ferrari è ora utilizzabile il tanto chiacchierato “manettino”. Resta, però, ancora tanto lavoro da fare per raggiungere l’analogo “extra boost” di potenza delle unità Mercedes ufficiali.
Nella Fp3 abbiamo visto un passo-gara molto simile tra le due contendenti, vedremo se le maggiori temperature attese domani per la gara potranno sovvertire i valori visti oggi in pista.
Gli “altri”: in assoluto spolvero le Toro Rosso, che si sono mostrate superiori al resto del gruppo, Red Bull comprese, pur utilizzando un motore Ferrari specifica 2015, a testimonianza dell’eccellenza telaistico-aerodinamica della monoposto del team faentino.
Chi ha accusato la gestione caotica delle nuove qualifiche sono sembrate proprio le Red Bull: nonostante le premesse di un telaio ritenuto come il migliore del Circus, la squadra anglo-austriaca ha visto un Kvyat uscire già nella Q1, e un Daniel Ricciardo mai a livello delle prestazioni, se non dei due team di vertice, almeno dello “junior team” di Mateschitz.
Dicorso analogo per la Williams, in Q3 solo con Felipe Massa, mai a livello dei migliori.
La McLaren ha compiuto un discreto balzo in avanti rispetto alle prestazioni deludenti dello scorso anno, raggiungendo la Q2 con estrema facilità, riuscendo a piazzarsi davanti alle due Renault.
Ancora “acerbe” sono sembrate le due Haas: nonostante un potenziale velocistico forse maggiore, Grosjean e Gutierrez non sono riusciti a superare la tagliola della Q3, riuscendo comunque a relegare all’ultimo posto le due Manor di Haryanto e Wehrlein, che, nonostante l’impiego della Power Unit Mercedes, continuano a restare le “cenerentole” della Formula Uno.
Domani, alle ore 6:00 italiane, la gara: sperando che, dopo la “mancata lotta” delle qualifiche, si possa vedere sul tracciato di Melbourne dei duelli più serrati, soprattutto ai vertici.

Tabella qualifiche GP d’Australia:


di Giuseppe Saba