Quando osserviamo la gara Australiana ci rendiamo conto che qualcosa proprio non va in casa RedBull, innanzitutto perché è stata la Squadra che più si è evoluta nella parte finale del campionato 2016 e poi perché da Adrian Newey ci saremmo aspettati molto di più. La RedBull è stata maestra negli ultimi anni in alcuni settori molto importanti di una monoposto, grande carico aerodinamico, assetto picchiato, capacità di sfruttare le gomme meglio degli altri, telaio al top e sospensioni sempre molto sofisticate, tra queste alcune innovazioni sempre di rilievo; certo ha pagato la non perfetta performance della PU Renault in questi anni in cui si è passati all’ibrido,

tuttavia è stata sempre riconosciuta come la squadra capace di dare quel qualcosa in più in termini di aerodinamica e di telaio; io stesso avevo scritto un articolo in proposito dopo i test perché sembrava quasi ovvio che il Team si sarebbe presentato in Australia con delle novità di rilievo; invece la RedBull ha avuto una serie di problemi che non rientrano nel suo DNA, soprattutto nel trattare le nuove gomme Pirelli. Per esemplificare ho preso a riferimento i tempi del 1° stint, quindi subito dopo la partenza, quando Verstappen ha avuto pista libera e girava con le UltraSoft utilizzate nella Q2. Al giro n.3 aveva un GAP da Raikkonen di circa 1,5 sec. che poi è cresciuto intorno ai 2-2,5 sec. nei giri successivi quando ha capito di non poter superare il pilota Ferrari,

 

anzi sembra che sia stato molto infastidito dalla scia del Finlandese e quindi si è messo a distanza di sicurezza sperando in qualcosa di meglio con la strategia; e questo nonostante Kimi fosse palesemente più lento del compagno di squadra a causa di un set-up imperfetto. Al giro 24 Verstappen entra al box per montare le gomme SuperSoft e nonostante avesse pista libera non riesce a segnare un buon tempo nel giro di attacco, parlo della tornata n.27 che ha percorso col tempo di 1:27.991, nel giro seguente (28°) segna 1:27.759, ma solo al passaggio n.35 riesce a segnare un tempo di valore col timing di 1:27.173 abbassando quindi la sua performance di circa 8 decimi, valore raggiunto anche grazie a ben 8 giri in cui la vettura si è alleggerita per il consumo carburante; la media dalla tornata 27 alla 34 è di 1:27.846, e questo utilizzando un compound piuttosto morbido, testimonianza della difficoltà della RB13 nel mandare in temperatura le gomme in maniera veloce, difetto che, in pratica, la RB non ha mai avuto negli ultimi anni.

Ora c’è da domandarsi se la Red Bull non abbia puntato tutto, come in una simbolica roulette, sul vantaggio che avrebbe, e che ha, avuto con le sospensioni che poi sono state vietate e che le consentivano, di fatto, di variare l’assetto in funzione di alcuni parametri; sembra infatti che sia stato questo il ‘segreto’ che le dato la possibilità di ottenere un incredibile recupero nella seconda parte della stagione 2016; del resto la RB non è nuova a soluzioni di questo tipo, sempre al limite del regolamento e forse anche oltre in alcuni casi; tuttavia rimane il dubbio di come Adrian Newey si sia fidato di avere un solo asso nella manica e non sfoderare tutto il suo talento in altre parti della vettura e che invece sono state condizionate proprio dall’aver rinunciato ad un componente così importante; la vettura infatti sembra molto scarica e l’apparato che doveva risolvere alcuni problemi forse è stato proprio quello poi vietato. Se così fosse sarebbe la testimonianza dell’esser consci di disporre di una certa impunità da parte della FIA,

 

prospettiva a cui non voglio neppure pensare per i tanti risvolti a cui porterebbe questo concetto e che riguardano le stagioni d’oro delle Red Bull; o forse siamo ad un semplice giro di boa, perché anche Newey è un essere umano e quindi può sbagliare talvolta. Da non sottovalutare, comunque, la capacità di ripresa di RB che dispone non solo di una squadra fortissima ma anche di risorse quasi illimitate, e magari Adrian sta già lavorando sulle soluzioni, magari imitando qualche rivale come spesso accade in F1 e forse attingendo da quella risorsa geniale rappresentata da James Key, suo omologo in Toro Rosso, il quale riesce sempre a mettere in pista una vettura buona anche in tempi brevissimi come ha fatto in passato; c’è quindi da aspettarsi qualcosa di nuovo già nel GP della Cina e che potrebbe riguardare proprio le sospensioni, non credo affatto sia stato accantonato infatti il concetto di base, cercando come aggirare le regole dettate dalla FIA in maniera spasmodica e con tutti i mezzi a disposizione, però, un atteggiamento del genere farebbe allontanare la concentrazione sugli altri settori della monoposto i quali richiedono un lungo lavoro perché la distanza dai rivali in Australia è stata molto importante; avremo una risposta tra pochi giorni  e forse anche più tardi, alla 3° o 4° gara con la possibilità che gli ‘altri’ accumulino un bel vantaggio con buona pace di Verstappen il quale sognava addirittura di “dominare’ all’Albert Park…

Marco Asfalto

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