L’Eao Rouge è una delle curve più belle e difficili di tutto il mondiale F1, una svolta ad altissima velocità che mette sotto stress sia la meccanica che i piloti, sottoposti prima ad una compressione e poi ad un’accelerazione laterale notevoli. Inutile dire che gli incidenti in questa curva mitica sono stati innumerevoli, dato che la minima perdita di aderenza risulta praticamente impossibile da recuperare per il pilota.

Fortunatamente le odierne scocche in materiale composito -fibra di carbonio, nido d’ape, schiuma ad alte prestazioni e kevlar- garantiscono che il pilota ne esca sempre sano e salvo, a meno di imponderabili evenienze come nel caso del compianto Bianchi.
Quando ieri sugli schermi si è vista una macchia gialla ed una nube di fumo, istintivamente si è pensato il peggio, solo per tirare un sospiro di sollievo quando Magnussen è sceso dalla sua Renault zoppicando

leggermente ma senza alcuna conseguenza grave.
Le immagini rallentate però hanno mostrato un dettaglio inquietante: il poggiatesta della vettura è volato via nelle fasi finali dell’impatto, lasciando il pilota senza protezioni, se non il collare Hans.
 
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Concentriamoci sul poggiatesta; per tutte le formula o quasi il regolamento è lo stesso, due strati sottilissimi di kevlar (un materiale giallo che viene usato anche nei giubbotti antiproiettili, che ha un’altissima resistenza alla penetrazione, proteggendo quindi testa e collo del pilota da eventuali schegge) ed una schiuma morbida come la gommapiuma, ma che in realtà assorbe tantissima energia, avvolgendo il pilota in una specie di cuscino,
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in quanto la pelle di Kevlar è sottilissima e flessibile, nonostante dalle immagini televisive sembri rigida come il carbonio del resto della vettura.
Sempre seguendo il regolamento, gli attacchi del poggiatesta alla scocca devono essere due attacchi (rapidi) e due perni. La grande flessibilità del poggiatesta permette di fletterlo “incastrandolo” nell’abitacolo, coi due perni che impediscono che esca verticalmente. Questo componente però deve poter essere rimosso rapidamente dai commissari senza costringere il collo del pilota a movimenti eccessivi. Ieri la dinamica dell’impatto ha fatto si che la testa del danese si sia allontanata dal “cuscino”, che, senza un impedimento a proseguire in avanti, ha ruotato sugli attacchi rapidi, volando poi via.
La Renault probabilmente è in una botte di ferro avendo rispettato alla lettera i regolamenti, ma la Fia dovrà riflettere bene sulla geometria e gli attacchi del poggiatesta alla vettura. Alcune formule minori utilizzano una struttura esterna rigida di carbonio e solo l’interno in kevlar, ma si sa che in F1 anche pochi grammi fanno la differenza e i team tendono ad usare solo due sottilissimi strati di materiale aramidico (il kevlar appunto )ed il minimo indispensabile di carbonio per dare un minimo di rigidità. Il dubbio è il seguente: rendere il poggiatesta più difficile da rimuovere, rischiando quindi di sottoporre a torsione il collo del pilota che, in caso di incidente potrebbe avere delle vertebre rotte o lasciare tutto così, col rischio che si ripeta il caso del poggiatesta volante?
By Ing. Werner Quevedo Twitter 

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