Era il 30 novembre 1966. Nasceva Mikka Salo, oggi cinquantasettenne ed ex pilota, oltreché di Lotus, Tyrrell, Arrows, Sauber, Bar e Toyota, anche della Ferrari. Dieci punti dei 33 complessivamente accumulati in carriera li accumulò con il Cavallino Rampante. E sempre con la scuderia di Maranello ottenne gli unici due podi della sua carriera fatta di 111 Gran Premi.

Salo cominciò a capire che la sua strada maestra sarebbe stata il mondo dei motori giovanissimo quando salì sui gokart. Dopo alcune esperienze in formule minori, arrivò a stringere la mano alla Formula Uno nel 1994. L’esordio avvenne con la Lotus dove, chiamato a sostituire Johnny Herbert passato alla Benetton, ottenne un decimo posto in Giappone.

Dal 1995 cominciò la sua avventura con la Tyrrell dove si distinse al Gran Premio d’Italia a Monza con un quinto posto. Con la scuderia del compianto Ken ottenne anche un quinto posto al Gran Premio di Monaco del 1997 ma , complessivamente, non lasciò grandissime tracce.

Passato alla Arrows, nel 1998 ottenne un altro quinto posto al Gran Premio di Monaco togliendosi la soddisfazione di lasciarsi alle spalle Jacques Villeneuve. Dopo la parentesi alla Bar con un settimo posto a Imola e un ottavo in Spagna, approdò alla Ferrari per sostituire l’infortunato Michael Schumacher. Qui ebbe modo di togliersi qualche soddisfazione rischiando, a esempio, di mettere le mani sul primo Gran Premio della sua carriera in Germania dove fu per alcuni tratti in testa, complici anche i problemi della Mc Laren del connazionale Mika Hakkinen. Alla fine, gli ordini di scuderia gli imposero di fare passare il compagno di squadra Eddie Irvine che stava lottando per i mondiali.

Dopo l’avventura in Ferrari, che resta comunque la più scintillante della sua carriera, fu ingaggiato dalla Sauber e anche in questo caso colse qualche piazzamento, sesto a Imola e quinto a Monaco e in Germania. La sua avventura nel circus si chiuse al volante di una Toyota. Giunse sesto in Australia e in Brasile, poi fu blackout totale, complice anche una vettura che non gli consentiva certo di arrivare lontano.

Dopo avere salutato la Formula Uno, si dedicò alla Champ Cars e all’American Le Mans Series e poi appese il casco al chiodo.

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