Hamilton – It’s good, very good. Se non lo ha proprio esclamato, alla fine della seconda sessione di prove libere del Gran Premio del Bahrein in programma sabato 2 marzo alle 16 per ragioni di rispetto del Ramadan, sicuramente se lo è fatto balenare nel cervello. Traduzione: va bene, nel 2025 cambio casa e trasloco armi e bagagli in Ferrari ma per ora sono ancora un Mercedes man e vi dimostrerò ancora chi sono.

Se mai ve ne fosse bisogno per un pilota che, nella sua bacheca, ha fatto spazio a sette campionati mondiali e ha ancora l’entusiasmo di un ragazzino. Lewis il britannico ha dato dimostrazione di due aspetti: primo, ha fatto intendere, non ho alcuna intenzione di fare il comprimario e Max Verstappen dovrà fare i conti con me, secondo, l’età anagrafica giunta a trentanove primavere non gli ha tolto una virgola di determinazione. Andare piano con la macchina? Nelle gite in famiglia, forse. Sulla pelle della pista, manco a sfiorare il discorso.

D’altro canto, che lui la Mercedes l’amerà sempre anche quando sarà a libro paga del Cavallino rampante lo ha dichiarato apertis verbis sulla sua pagina Facebook qualche giorno fa: “Mercedes è stata una parte importante della mia vita da quando avevo 13 anni – ha detto- quindi questa decisione (andare alla Ferrari, ndr) è stata la più difficile che abbia mai dovuto prendere”. Formula Uno tutta soldi e niente sentimento. Lewis l’eptatitolato ti giura di no: “absolutely not”, è il suo concetto di fondo.

Certo, ora bisognerà vedere cosa sarà partorito prima dalla terza sessione di libere, poi dalle qualifiche ufficiali. Ma Lewis il signor settetitoli sa che, se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno potrebbe non vederlo accontentarsi, si fa per dire, del terzo posto ottenuto lo scorso mondiale con 234 punti alle spalle degli inossidabili Verstappen e Perez.

Suona il pianoforte, Lewis Hamilton. E pure bene, come ha dimostrato in una puntata della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” di cui fu ospite. Non è un mistero che il suo obiettivo sia anche suonarle, in senso estremamente buono, agli avversari. E arrivare a cantare a fine stagione “We are the champions”. Si vedrà.

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