La Formula 1 come il Superbowl, pro e contro

Il Superbowl numero 51, giocato ieri sera a Houston ha inchiodato al teleschermo gli interi Stati Uniti e fette di pubblico, in misure sempre crescente, anche al di qua dell’oceano. Con indici di ascolto stratosferici, indicati in quasi un miliardo di telespettatori in tutto il mondo, la finale del campionato NFL rimane senza dubbio uno degli eventi sportivi più visti al mondo.

Liberty Media, nuovo padrone della F1 e gruppo che si occupa di comunicazione, ha evidentemente ben chiaro l’impatto che un evento come il Superbowl ha su pubblico e telespettatori, ed il concetto di show legato agli eventi sportivi che solo gli americani hanno. Più volte durante le trattative di acquisto delle quote della Formula 1 i nuovi proprietari hanno accennato a dei cambiamenti nel format dei Gran Premi,  proviamo quindi ad analizzare due eventi come il Superbowl ed i Gran Premi sulla base di 4 criteri di valutazione e come le due manifestazioni possano imparare qualcosa l’una dall’altra.

Prezzo dei biglietti

Spesso accusato di costituire il maggiore elemento che allontana il pubblico dai circuiti, il costo dei biglietti non è certo paragonabile fra i due eventi. Per la Formula 1 il costo medio di un ingresso è di qualche centinaio di euro; per il Gp di Monza del 2017 si va da un minimo di poco più di 100 euro sul prato per tre giorni, ai 700 euro per la tribuna centrale la domenica fino ai quasi 5000 per il biglietto del Paddock Club per l’intero weekend. Al Superbowl niente da fare, i biglietti più economici, sebbene un impianto all’avanguardia come l’NRG Stadium di Houston conti oltre 72000 posti, partivano da 3000 dollari, fino a non ben precisati massimali di centinaia di migliaia di dollari per le Vip suites. Sky is the limit come piace agli americani.

Spettatori e vicinanza al pubblico

L’affluenza del pubblico è massiccia ad entrambe le manifestazioni e se vogliamo quasi paragonabile. Un evento annuale il Superbowl,  20 eventi eventi singoli in giro per il mondo La Formula 1, con un’affluenza di pubblico a livello nazionale, sostanzialmente comparabile. Nonostante l’appeal di una gara, il brivido della velocità e l’occasione di vedere in pista i migliori piloti del mondo alla guida di bolidi sofisticatissimi, la realtà è ben diversa: alti e bassi di pubblico fra i vari appuntamenti. Montecarlo, Silverstone, Monza, Suzuka, Melbourne, Montreal ad esempio rimangono dei classici; sono tappe fondamentali del campionato, con uno zoccolo duro di appassionati e tifosi che giungono anche da oltre confine. Al contrario assistiamo a gare dove la presenza di pubblico è ridotto al minimo: Bahrain e Baku ad esempio, in cui la cultura motoristica è sicuramente ancora acerba, altri come la Malesia dove l’entusiasmo per la Formula 1 ha esaurito la sua spinta, il suo elemento di novità; altri ancora come Austria e Germania dove vuoi per il prezzo dei biglietti, vuoi per un calo fisiologico di pubblico nel corso degli anni il pienone sulle tribune non s’è visto. Pienone sempre e comunque invece al SuperBowl, biglietti esauriti in pochi giorni, richiesta esorbitante, prezzi alle stelle.  Altro elemento da considerare è la vicinanza del pubblico ai protagonisti in campo o in pista. Per quanto rimanga un evento in uno stadio il Superbowl prova a coinvolgere il pubblico il più possibile nelle dinamiche della partita. Con spider cam, moviola in campo, time out ripresi da vicino e ogni aspetto del gioco trasformato in un evento (dal lancio della monetina alle voci degli arbitri trasmesse dagli altoparlanti dello stadio) il tentativo di coinvolgimento dello spettatore è evidente. Per molti versi invece la Formula 1 rimane oscura, le decisioni (a volte incomprensibili) prese nelle stanze della direzione gara, le regole complicate, lo spettacolo purtroppo troppo spesso freddo e distaccato, il pubblico rigidamente separato dai box e dal paddock con i piloti di fatto inavvicinabili se non da addetti ai lavori e giornalisti.  Questo è sicuramente uno degli aspetti su cui i nuovi proprietari dovranno lavorare di più.

Spettacolo

La nota dolente della F1 attuale. Il Superbowl giocato ieri sera, pur avendoci fatto vivere un intenso dramma sportivo (quello degli Atlanta Falcons) ci ha regalato al tempo stesso una pagina di sport pressoché irripetibile. La rimonta dei Patriots ha esaltato: appassionati  o meno della disciplina in questione non può che emozionare e divertire lo spettatore. Il genere di coinvolgimento che manca alla Formula 1, una categoria ormai per ingegneri, con sorpassi fasulli figli del DRS (che Ross Brawn -pare- non veda di buon occhio), strategie complesse, regole oscure e spettacolo -spesso- ridotto al minimo.

Evento

Il Superbowl non è solo una partita con un concertone nel mezzo. E’ un evento che richiama nella città in cui si gioca molte migliaia di persone in più rispetto a quelle che effettivamente andranno allo stadio a vedere la partita. Per una settimana si vive un clima di festa per le strade e nei locali, con l’intento di partecipare ad una grande kermesse che è, per l’appunto, una grande festa. Un Gran Premio di Formula 1 nasce con questa aspirazione, e il fatto di proporre tre giorni di azione in pista senza dubbio pone delle buone basi.  Tuttavia si è in parte perso nel tempo l’approccio festante e giocoso che negli anni ricordiamo ad esempio in occasione del Gran Premio di Imola, quando partecipare alla manifestazione significava per molti una settimana di vacanza sulle colline tra grigliate, vino e motori. Va detto che la nuova dimensione globale della Formula 1 in parte può aiutare in questo senso: portare le gare in località come Singapore, Abu Dhabi o Città del Messico evidentemente contribuisce a creare un clima di festa e la sensazione che qualcosa di grande sia arrivato in città  con concerti, feste, eventi ed iniziative per intrattenere il pubblico è tangibile. Più difficile creare un clima di questo tipo in location più difficili, in cui la logistica del circuito impone lunghi tragitti fuori città per raggiungere piste lontane con il pubblico sparpagliato su un territorio piu ampio. Spa, l’Austria o la vecchia Magny Cours sono esempi di questa evidente difficoltà.

 

Per concludere dunque il tentato parallelismo tra due eventi solo in apparenza così diversi,  sono emersi punti in comune che la nuova proprietà potrebbe e dovrebbe considerare per trasformare le corse in un evento più appealing per pubblico e telespettatori. Senza naturalmente, e questo ce lo auguriamo tutti di cuore, scadere nel villano, volgare e diciamolo, cafone. Anche questa una cosa che agli americani riesce sempre benissimo.

di Stefano De Nicolo’   (@stefanodenicolo)