Quando una manifestazione sportiva o una competizione perde credibilità?

Facendo un parallelo con lo sport più amato dagli Italiani ovvero il calcio, troviamo un esempio tipico di quella perdita dell’innocenza che caratterizza ogni tifoso. Da bambini i nostri Padri o i nostri Zii ci accompagnavano allo stadio fondamentalmente per farci vedere uno spettacolo e per regalarci delle emozioni, ma poi, col tempo, una strana consapevolezza è cominciata ad entrare in noi; prima in maniera sottile, poi sempre più marcata, fino a che siamo riusciti a toccarla con mano; questo grado che possiamo definire di maturità è avvenuto quando ci siamo resi conto che alcuni campionati erano stati decisi non dalle prestazioni delle squadre ma da poteri più o meno occulti, tra l’altro con fatti dimostrati in varie occasioni. Il calcio, però, a differenza di altri sport, coinvolge più le masse anche perché ‘bombardate’ mediaticamente in ogni dove, dai social alla televisione fino ad arrivare alla carta stampata; ed è per questo motivo che ancora si regge in piedi, in quanto ‘gioca’ con i sentimenti dei tifosi alimentati da una informazione che è più una pubblicità al prodotto.

In F1 la cosa è leggermente diversa, il pubblico che la segue è inferiore come numero ma spesso molto competente e si basa più sull’amore generale verso il motorsport che solo per la categoria stessa; in entrambi gli sport, calcio e F1, gli interessi economici in gioco sono rilevanti soprattutto quando a competere ci sono grandi gruppi industriali e quindi grandi poteri.

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In Germania abbiamo visto un esempio calcistico di come si possono cambiare le sorti di una gara ed anche di un campionato; la manovra di Hamilton che prima entra nella corsia box e poi ci ripensa passando sul prato per rientrare e quindi tagliando la pista non è stato sanzionato e le spiegazioni dei commissari fanno quasi tenerezza se non fosse che si è così creato un precedente che, diremmo, è giurisprudenza. Ecco le motivazioni ed attenuanti che costituiscono dei pericolosi precedenti

  • Il pilota e il team hanno ammesso l’errore
  • l’infrazione ha avuto luogo durante il regime di safety-car
  • la manovra non è stata pericolosa

Sulla prima motivazione c’è poco da dire, sembra quasi ovvio che sia Hamilton sia Mercedes ammettessero l’errore, ci sono i camera-car e tutte le immagini delle tante telecamere sparse per la pista, questa non è un’attenuante ma il minimo che i personaggi coinvolti potessero dichiarare.

Sulla seconda iniziano le discordanze sulla sicurezza, in regime di safety-car se una vettura entra in corsia box, quella che le è dietro accorcia la distanza dalla vettura che le è davanti scalando quindi una posizione, per farlo deve per forza accelerare anche se di poco; tale manovra poteva quindi essere pericolosa.

Sull’ultima motivazione siamo di fronte ad un gravissimo precedente; il fatto che una manovra venga eseguita senza che sia pericolosa per gli altri concorrenti DEVE essere ininfluente ai sensi del giudizio dei commissari; non conta la traiettoria o la direzione del movimento di una vettura, è importante solo l’aver commesso una infrazione. Non si può fare inversione ad ‘U’ in autostrada o fare zig-zag anche se non c’è nessuno nei paraggi, tali manovre sono vietate; punto.

Ora c’è qualche altra riflessione da fare; la gara è terminata alle 16,47 circa, come mai Hamilton è stato convocato alle 18,01 ? Charlie Whiting ha dichiarato che il caos in pista non ha consentito di prendere una decisione sul momento come invece avviene molto spesso; la sensazione è che si sia voluto aspettare la fine della corsa e vedere quanto distacco avrebbe avuto il Britannico dagli altri concorrenti; infatti anche sanzionandolo con la pena minima di 5 sec. Hamilton sarebbe arrivato 2° e Bottas 1°; ma in effetti la punizione poteva anche essere di 10 sec. e quindi far piazzare il pilota della Mercedes addirittura al 4° posto. Convocarlo più di un’ora dopo la fine della gara ne ha decretato di fatto il 1° posto ed è evidente che tale decisione era stata già presa.

Vuoto di potere Ferrari; purtroppo in tutta questa vicenda pesa anche la tragica condizione di Marchionne, la sensazione è che con il Capo della Ferrari in ospedale la scuderia non avrebbe avuto la forza di opporsi a nessuna decisione che potesse in qualche modo danneggiarla.

Conclusioni

Se andiamo a sommare questo ai tanti episodi di questo campionato, le mancate punizioni a Verstappen che addirittura fa retromarcia a Montecarlo; i continui controlli con software ed hardware sulla Ferrari, le lamentele Mercedes sulla velocità della Rossa in pista e il pugno duro verso Vettel per un semplice contatto di gara come quello di Raikkonen infamato, lui che è sempre ipercorretto, dall’accusa di averlo fatto apposta; avremo forse un quadro migliore della situazione, a voi la sentenza, la F1 è ancora credibile?

Marco Asfalto