All’apparenza Lewis Hamilton è stato il dominatore del Gran Premio della Cina e Kimi Raikkonen il bell’ addormentato, ma le cose stanno realmente così?

Archiviato il Gran premio inaugurale si aspettava quello della Cina per avere delle conferme e nonostante il meteo si sia accanito vanificando due sessioni di prove libere ed abbia influenzato l’esito della gara, a molte domande è stata data una risposta chiara ed inequivocabile; la Ferrari c’è, ed è una vettura solida e prestazionale che riesce a salire sul podio con estrema facilità,

nonostante il fato si sia fatto beffe dei progetti degli uomini in rosso che avevano previsto una strategia aggressiva non senza rischi e nonostante l’oggettiva difficoltà di Kimi Raikkonen a sorpassare una Red Bull che dal punto di vista prestazionale, almeno al momento, non è certo all’altezza della Ferrari, è questo in sintesi, quello che è stato il gran premio della Cina.

Dal punto di vista tecnico, sebbene siano state in pratica infruttuose le prime due sessioni di prove libere, la Ferrari è stata in grado di condensare nelle ultime libere tutte le prove di setup necessarie a portare in pista una vettura prestazionale già in qualifica e già questa è una novità, visto che, finora, aveva quasi sempre la necessità di fare tantissime prove prima di trovare il setup ideale; in gara è mancato Kimi Raikkonen, (ma questo è un discorso che affronterò in seguito) ma Vettel al netto dei tanti problemi patiti, a mio avviso è risultato performante quanto e forse più di Hamilton, per dimostrarlo non andrò a fare calcoli astrusi ma semplicemente cercherò di correlare fra loro alcune situazioni nella gara in Cina con quella di Melbourne:

A Melbourne Hamilton è partito dalla pole e subito ha cercato di creare un gap “importante” con Vettel che lo seguiva, ma la Ferrari stavolta ne aveva ed il tedesco, molto intelligentemente, non gli ha mai permesso di raggiungere il suo obiettivo rimanendo sempre sotto i due secondi dal pilota Mercedes, anzi, in prossimità del suo pit stop, ha ridotto notevolmente tale margine, in Cina Hamilton non ha commesso lo stesso errore ed anche quando poteva, non ha mai spinto troppo guadagnando poco ma costantemente sulla Red Bull (circa 5 decimi al giro) presumo in attesa di sfruttare il famoso over boost nel momento in cui avrebbe dovuto lottare con il pilota Ferrari e, nel frattempo, ha risparmiato alle gomme un inutile stress, tanto è vero che non appena Vettel ha superato anche Verstappen (al giro 28) Hamilton ha cominciato a fare tempi più bassi, replicati però, sempre da Vettel ed è qui che vi è un’altra analogia, perché, nonostante Vettel abbia percorso 20 giri in scia dei due piloti Red Bull, riusciva quasi agevolmente a replicare ai tempi di Hamilton che aveva invece girato sempre in “aria libera”, a parti invertite Hamilton in Australia, invece, sempre dietro ad un pilota Red Bull (ironia della sorte), dopo che lo aveva sopravanzato, non è più riuscito a stare al passo della Ferrari. Inoltre, in Cina, a parità di gomme, dopo il secondo pit stop Vettel era perfettamente in grado di tenere testa al pilota Mercedes, tanto è vero che il suo distacco è gradatamente diminuito, anche se non è escluso che Hamilton stesse “gestendo”. In questo frangente vi è stato il famoso team radio dove Vettel ha chiesto di quanto doveva girare più velocemente per agguantare Hamilton, la domanda in se a me è parsa solo retorica, ben differente dalla risposta data da Hamilton al team quando in Australia gli hanno chiesto di girare ad un ritmo per lui impossibile da raggiungere, in questo caso, forse con un pizzico di polemica, Vettel ha rimarcato il fatto di averne di più ma, evidentemente, quel “di più” non era sufficiente.

Photo published for Chinese Grand Prix - “This is what we got today”

Veniamo ora alla vicenda Raikkonen e, sinceramente, nonostante possa sembrare scontata la responsabilità del pilota, io non me la sento di dargli tutte le colpe, alzi la mano chi dopo aver ascoltato i team radio del finlandese (che accusava dei non precisati problemi di erogazione della potenza), non ha invocato un ordine di scuderia per invertire la posizione con Vettel, almeno a me è sembrata la cosa più ovvia da fare, tanto è vero che non ledeva nemmeno l’orgoglio del pilota, visto che lui stesso aveva riferito di avere dei problemi, ma l’ordine non è arrivato, non solo, ma nelle interviste del dopo gara, né Marchionne, né Arrivabene, sono stati teneri con Raikkonen, accollandogli tutte le responsabilità, non senza delle patetiche giustificazioni per il team che è rimasto inoperoso.

Pertanto, occorrerebbe capire perché il team non ha dato quell’ordine e qui si apre la prospettiva a diverse ipotesi di cui a mio avviso la più accreditata:

Con queste nuove monoposto gli effetti negativi del seguire in scia una vettura sono notevolmente ingigantiti e se non si ha la performance per tentare il sorpasso è meglio desistere (così come ha fatto Vettel in Australia nel primo stint di gara contro Hamilton), quindi, in primo luogo non credo che i problemi di potenza siano stati talmente gravi per Raikkonen da precludere ogni possibilità di sorpasso, se così fosse stato lo stesso pilota avrebbe dovuto alzare il piede e lasciar passare il compagno di squadra, e sicuramente al finlandese non mancava questo metro di giudizio ed in secondo luogo la decisione di lasciare a Kimi la possibilità di sorpassare o è stata presa congiuntamente fra il team ed il pilota in virtù di precise regole di ingaggio, oppure quest’ultimo si è assunto autonomamente la responsabilità di farlo in ragione di regole non scritte e siccome ritengo poco probabile la prima ipotesi, sono più del parere che il team se ne sia lavato le mani, tanto è vero che poi Vettel si è dovuto guadagnare il sorpasso in pista sia nei confronti del compagno di squadra (Kimi si è anche difeso in modo aggressivo ma corretto), che nei confronti dei due piloti Red Bull e naturalmente, nel dopo gara sia Marchionne che Arrivabene non si sono certamente fatti pregare nel dire che forse Kimi pensava ad altro e che loro non avevano nemmeno pensato ad un ordine di scuderia.

Naturalmente non posso sapere se quello che ho scritto sia o meno corrispondente alla realtà e nemmeno depone a favore di Raikkonen, ma mettendomi nei panni di un qualsiasi pilota diventa una questione di orgoglio tentare in qualsiasi circostanza e si può, quindi comprendere il suo operato, mentre non si comprende perché la scuderia sia rimasta inoperosa, visto che ogni punto perso può essere rimpianto in ottica mondiale. Se proprio si vuole essere ottimisti si potrebbe quasi pensare che in Ferrari siano sicuri già dell’esito del campionato a loro favore.

Dopo quello che ho scritto direste ancora che Hamilton è stato il dominatore assoluto del Gran premio in Cina o pensate che abbia gestito un vantaggio che forse nemmeno lui si aspettava di avere?

Pensate ancora che Kimi Raikkonen sia l’unico responsabile per quanto è accaduto?

Credo che a volte bisogna guardare oltre le apparenze.

Leonardo Fiorentino

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