Ferrari, Vasseur vuole una stampa amica: ma serve davvero alla Scuderia?

Vito Defonseca
11 Min Read
F1 2026 ferrari f1 News vasseur foto credits media Ferrari

La richiesta di Fred Vasseur di avere media più amichevoli riapre una questione fondamentale: la Ferrari ha bisogno di protezione dalle critiche oppure di domande scomode, risposte concrete e risultati in pista?

La Ferrari ha bisogno di serenità, stabilità e unità. Su questo è difficile essere in disaccordo. Ma quando il team principal Fred Vasseur afferma che la Scuderia ha bisogno di «media amici», il dibattito cambia direzione: quale dovrebbe essere il rapporto fra una squadra che ambisce a vincere e il giornalismo che ne racconta risultati, errori e retroscena?

La questione non è se la Ferrari debba essere criticata a ogni costo. La questione è se la stampa debba sentirsi in qualche modo responsabile di proteggere l’ambiente di Maranello dalle conseguenze delle proprie prestazioni.

Perché una cosa è chiedere correttezza, verifiche e rispetto delle persone. Un’altra è aspettarsi che il racconto giornalistico diventi più indulgente quando i risultati non soddisfano le aspettative.

Vasseur e la richiesta di «media amici»

Le dichiarazioni del team principal Ferrari sono arrivate in un momento particolarmente delicato per la Scuderia. Le indiscrezioni sul suo futuro, le voci legate a Christian Horner e il sostegno pubblico ribadito dalla dirigenza hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della gestione sportiva.

A Sepang, Vasseur ha spiegato di voler proteggere i propri uomini dagli attacchi personali e dalle polemiche che, a suo giudizio, rischiano di compromettere la serenità del gruppo. Il concetto è stato ribadito anche nell’intervista a Canal+ successiva al Gran Premio: secondo il manager francese, le notizie negative sulla squadra producono conseguenze sulle circa 1.500 persone che lavorano a Maranello.

La preoccupazione per il clima interno è comprensibile. Un gruppo tecnico deve poter lavorare senza che ogni indiscrezione diventi una crisi permanente. Anche la distinzione fra critica professionale e attacco personale è importante.

Ma rimane una domanda: la serenità di una squadra può diventare un motivo per ridurre la libertà di critica nei suoi confronti?

La risposta dovrebbe essere no. La stampa deve verificare le notizie, evitare accuse infondate e distinguere i fatti dalle opinioni. Non deve, però, garantire un clima favorevole a un dirigente o a una squadra.

Ferrari non può chiedere indulgenza sui risultati

La Ferrari è una delle realtà più importanti della Formula 1. Proprio per questo, le aspettative nei suoi confronti sono enormi. Il pubblico vuole sapere perché una monoposto è competitiva, dove perde prestazione, quali errori vengono commessi e quali decisioni possono cambiare il futuro della squadra.

Quando i risultati non corrispondono alle ambizioni, le domande diventano inevitabili. Non è un complotto contro Maranello: è una conseguenza del ruolo che la Ferrari occupa nel motorsport.

La Scuderia non deve essere trattata con ostilità, ma neppure con un riguardo speciale. Se una strategia viene giudicata sbagliata, occorre analizzarla. Se un aggiornamento non produce i risultati attesi, bisogna chiedersi perché. Se la dirigenza conferma la fiducia nel team principal, è legittimo domandare quali obiettivi siano stati fissati e in base a quali criteri verrà valutato il lavoro.

La critica non deve essere un processo permanente a una singola persona. Ma nemmeno può scomparire dietro il richiamo all’unità della squadra.

Ferrari F1 GP Olanda Hamilton
Ferrari F1 GP Olanda Hamilton Foto Credits X official Ferrari

Il caso delle gomme a Sepang: le domande erano legittime

Il Gran Premio di Sepang ha offerto un esempio concreto. Con la pista ancora bagnata, le due Ferrari hanno scelto di partire con gomme slick anziché con le intermedie. La decisione ha fatto perdere terreno a Lewis Hamilton e Charles Leclerc, costretti poi a rimontare.

Hamilton ha concluso terzo e Leclerc quarto, limitando i danni di una scelta iniziale che ha sollevato numerose critiche.

Questo non significa che ogni decisione strategica debba essere giudicata soltanto con il senno di poi. In Formula 1 le informazioni cambiano rapidamente e una scelta può apparire ragionevole prima della partenza e rivelarsi sbagliata pochi minuti dopo.

Ma proprio per questo esiste il giornalismo tecnico: per analizzare le informazioni disponibili, confrontare le decisioni delle squadre e capire dove sia stato commesso un errore di valutazione.

In questo caso, chiedersi perché Ferrari abbia scelto le slick mentre gran parte degli avversari montava le intermedie non equivale ad attaccare personalmente Vasseur o i suoi ingegneri. È una domanda sul lavoro svolto dal muretto.

E se una squadra non vuole che le proprie decisioni vengano discusse, il problema non può essere risolto chiedendo ai giornalisti di essere più indulgenti.

La stampa deve essere amica dei fatti, non della Ferrari

Il punto centrale non è stabilire se la stampa italiana sia troppo critica oppure troppo benevola. È capire quale tipo di giornalismo serva davvero alla Formula 1.

Un giornalista che inventa indiscrezioni, trasforma supposizioni in certezze o attribuisce responsabilità senza prove danneggia il proprio lavoro e la credibilità dell’informazione. Ma un giornalista che verifica un retroscena, pone domande scomode e contesta una scelta tecnica sulla base di elementi concreti sta svolgendo il proprio mestiere.

La distinzione è fondamentale.

Non basta definire una notizia «negativa» per renderla ingiusta. Allo stesso modo, non basta presentarla come un’indiscrezione per considerarla attendibile. Servono fonti, verifiche e un linguaggio proporzionato a ciò che si conosce.

La stampa non deve essere ostile alla Ferrari, ma non può neppure diventare uno strumento per rassicurare tifosi e dirigenti. Il suo compito è raccontare ciò che accade, anche quando la realtà è scomoda.

Ferrari F1 Vasseur Addico Formula 1
Formula 1 Ferrari F1 Vasseur Vigna foto Credits Media Ferrari

Vigna, Vasseur e il futuro: servono risposte concrete

Il dibattito sulla stampa amica diventa ancora più interessante quando si considera il ruolo della dirigenza Ferrari.

Le dichiarazioni pubbliche di sostegno a Vasseur possono servire a ribadire la fiducia della proprietà e a ridurre le speculazioni sul futuro della squadra. Ma il sostegno a un dirigente non sostituisce la necessità di spiegare quale percorso tecnico e sportivo Ferrari intenda seguire.

Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione? Quali aree della vettura devono migliorare? Come verrà misurato il progresso della struttura tecnica? Quali responsabilità avranno i diversi livelli della gestione sportiva?

Sono domande che riguardano il futuro della Scuderia e che interessano direttamente i tifosi.

Un’intervista a un dirigente di vertice dovrebbe essere anche un’occasione per affrontare questi temi, non soltanto per rispondere alle polemiche del momento. La comunicazione aziendale ha il diritto di difendere le proprie scelte; il giornalismo ha il dovere di chiedere conto dei risultati.

La fiducia nella squadra non dovrebbe escludere la verifica del suo operato.

Una stampa troppo critica può danneggiare Ferrari?

È la tesi che merita una riflessione. Un clima mediatico continuamente negativo può certamente pesare sulle persone, amplificare le tensioni e rendere più difficile il lavoro quotidiano. Ma da questo non discende automaticamente che le critiche siano la causa dei risultati sportivi.

Per sostenere una simile conclusione servirebbero elementi concreti. La prestazione di una monoposto dipende da progettazione, aerodinamica, power unit, pneumatici, organizzazione, strategia ed esecuzione in pista. Le parole dei giornalisti non sostituiscono l’analisi di questi fattori.

Anzi, una critica tecnica ben argomentata può contribuire a chiarire i problemi e a stimolare un confronto utile. Non progetta la vettura e non prende le decisioni al muretto, ma può chiedere che quelle decisioni vengano spiegate.

La serenità è una condizione utile per lavorare. Non è una spiegazione sufficiente dei risultati e non può diventare una risposta a ogni domanda scomoda.

Ferrari ha bisogno di una stampa condiscendente?

La Ferrari non ha bisogno di una stampa che la attacchi per principio. Ma non ha neppure bisogno di un giornalismo che attenui le critiche per paura di compromettere i rapporti con la squadra.

Ha bisogno di informazioni verificate, analisi tecniche serie e domande che vadano oltre le dichiarazioni ufficiali. Ha bisogno di giornalisti capaci di riconoscere i progressi quando ci sono e di evidenziare gli errori quando emergono.

Soprattutto, ha bisogno che il dibattito torni sui risultati, sulle scelte progettuali e sulla capacità di trasformare le ambizioni in prestazioni concrete.

Chiedere una stampa più corretta è legittimo. Aspettarsi una stampa più condiscendente sarebbe un’altra cosa.

Perché il rischio non è che la Ferrari venga criticata troppo. Il rischio è che, nel tentativo di proteggere la squadra dalle polemiche, si finisca per confondere la serenità con l’assenza di domande.

E una squadra che vuole tornare a vincere non può avere paura delle domande. Deve essere in grado di rispondere con il proprio lavoro, con le proprie decisioni e, soprattutto, con i risultati in pista.

La Ferrari non ha bisogno di giornalisti amici. Ha bisogno di giornalisti liberi, rigorosi e capaci di chiedere conto delle responsabilità. La fiducia si può dichiarare; la credibilità, invece, si conquista.

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