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La Ferrari SF-26 esce dal Gran Premio d’Olanda con una sensazione ormai familiare: la macchina c’è, il risultato no.
- Zandvoort conferma un problema già visto in Ungheria
- La SF-26 ha il passo, ma parte troppo indietro
- Perché Zandvoort amplifica il problema della qualifica
- Il giro secco continua a essere la parte più difficile
- Sprint Qualifying e Qualifica: perché cambia tutto?
- Non è solo una questione di velocità
- Hamilton e Leclerc raccontano la stessa storia
- La strategia Ferrari non era il vero problema
- Il passo gara dimostra che la SF-26 era da podio
- Perché Ferrari continua a soffrire il giro secco?
- La finestra di funzionamento resta il nodo centrale
- Monza sarà un test completamente diverso
- Il problema della Ferrari non è la domenica
- La vera priorità della SF-26
A Zandvoort Lewis Hamilton ha chiuso quarto e Charles Leclerc quinto, ma il passo gara della Rossa è stato ancora una volta competitivo. Il problema è che la domenica è iniziata da una posizione di griglia troppo arretrata. Ed è proprio questo il punto centrale emerso nella puntata di A Ruota Libera: la SF-26 continua a perdere troppo terreno in qualifica, costringendo Ferrari a rincorrere durante la gara.
La domanda è quindi inevitabile: perché una Ferrari veloce sul passo gara fatica ancora così tanto sul giro secco?

Zandvoort conferma un problema già visto in Ungheria
Il weekend olandese ha riproposto uno schema già osservato poche settimane fa all’Hungaroring.
Nella Sprint Qualifying Ferrari era riuscita a portare Charles Leclerc nelle prime posizioni, mostrando una vettura competitiva sul giro secco. Poche ore dopo, nella qualifica valida per la gara, entrambe le SF-26 sono scivolate indietro, con Hamilton davanti a Leclerc ma comunque lontano dalle prime file.
Secondo Michele, questo è ormai il vero limite della Ferrari: la monoposto riesce a essere competitiva in alcune qualifiche, ma non riesce a ripetere quella prestazione con continuità.
Ed è un dettaglio che cambia completamente la domenica.
La SF-26 ha il passo, ma parte troppo indietro
La gara di Zandvoort offre un dato molto interessante.
Per gran parte dello stint Ferrari ha girato sugli stessi tempi delle Mercedes e molto vicino alla McLaren di Norris. Hamilton, soprattutto nell’ultima parte della gara, aveva un ritmo sufficiente per attaccare George Russell nella lotta per il podio.
Questo significa una cosa importante.
Il problema non sembra essere il passo gara.
Il problema è dover costruire una rimonta invece di partire davanti.
E su una pista come Zandvoort questo diventa quasi una condanna.
Perché Zandvoort amplifica il problema della qualifica
Il circuito olandese è uno dei più difficili del calendario per effettuare sorpassi.
Curve veloci, carreggiata stretta, pochissime vere zone di attacco e un unico rettilineo realmente utile rendono la posizione in griglia molto più importante rispetto ad altri circuiti.
È proprio questo il punto evidenziato durante A Ruota Libera.
Ferrari può avere un passo simile agli avversari, ma se parte dalla terza fila deve consumare gomme, energia e strategia semplicemente per tornare dove avrebbe potuto trovarsi già al via.
Il giro secco continua a essere la parte più difficile
Ferrari sembra riuscire a costruire una vettura estremamente efficace sul passo gara, ma quando arriva il momento di estrarre tutto il potenziale in un solo giro qualcosa cambia.
La SF-26 perde competitività proprio nella fase in cui bisogna mettere insieme:
- temperatura ideale delle gomme;
- bilanciamento perfetto;
- massima energia disponibile;
- fiducia del pilota.
È una differenza sottile, ma decisiva.
Sprint Qualifying e Qualifica: perché cambia tutto?
Il caso di Zandvoort è quasi emblematico.
Nella Sprint Qualifying Leclerc conquista una posizione di vertice, mentre nella qualifica principale Ferrari perde competitività nel giro di poche ore.
Questo porta a una domanda tecnica molto interessante.
Perché la SF-26 cambia così tanto comportamento tra una sessione e l’altra?
La risposta più plausibile è che Ferrari abbia ancora una finestra di funzionamento molto stretta sul giro secco.
Piccole variazioni di temperatura dell’asfalto, vento, gomme o assetto possono spostare la vettura fuori dalla condizione ideale.
Non è solo una questione di velocità
L’errore sarebbe pensare che Ferrari sia semplicemente più lenta.
I dati della gara raccontano altro.
Hamilton recupera terreno su Russell.
Leclerc mantiene un ritmo molto vicino ai primi.
La SF-26 riesce a gestire bene gli stint lunghi.
Quello che manca è la possibilità di trasformare questo ritmo in una posizione di partenza favorevole.
Ed è una differenza enorme.
Hamilton e Leclerc raccontano la stessa storia
Un altro elemento interessante riguarda i due piloti Ferrari.
Per tutta la stagione Hamilton e Leclerc hanno alternato weekend migliori, ma il livello prestazionale complessivo della SF-26 è rimasto molto simile tra i due.
In Olanda la prima parte della gara sorride a Leclerc.
La seconda parte sorride a Hamilton.
Ma nessuno dei due riesce a sfruttare pienamente il potenziale della vettura perché entrambi sono costretti a partire troppo indietro.
Questo suggerisce che il limite appartenga più alla monoposto che allo stile di guida dei piloti.
La strategia Ferrari non era il vero problema
Molti tifosi hanno criticato la scelta strategica della Scuderia.
L’analisi della gara racconta però una situazione diversa.
Con una vettura partita dietro, Ferrari aveva quasi l’obbligo di provare qualcosa di differente.
Hamilton è stato aiutato dalla prima Virtual Safety Car, effettuando una sosta con una perdita di tempo molto ridotta.
Successivamente una seconda neutralizzazione ha interrotto il momento migliore della sua rimonta verso Russell.
Il punto è semplice: Ferrari ha dovuto costruire una strategia aggressiva perché la qualifica l’aveva costretta a rincorrere.
Il passo gara dimostra che la SF-26 era da podio
Questo è probabilmente il dato più interessante dell’intero weekend.
Hamilton arriva a pochi decimi dal podio.
Russell è costretto a difendersi fino agli ultimi giri.
Mercedes e Ferrari hanno mostrato un ritmo molto simile nella seconda parte della gara.
Se Hamilton fosse partito davanti a Russell, la lotta per il podio avrebbe probabilmente avuto una storia diversa.
Naturalmente non significa che Ferrari avrebbe conquistato il podio con certezza, ma il passo gara dimostra che la SF-26 aveva il potenziale per giocarselo.
Perché Ferrari continua a soffrire il giro secco?
Ci sono diverse possibili spiegazioni.
La prima riguarda la finestra di funzionamento delle gomme.
Ferrari sembra molto efficace quando riesce a portare rapidamente gli pneumatici nella temperatura ideale durante gli stint lunghi.
Sul giro secco, invece, basta una minima differenza di temperatura per perdere prestazione.
La seconda riguarda il bilanciamento della vettura.
Una monoposto progettata per essere molto efficiente in gara può diventare più difficile da portare al limite assoluto in qualifica.
La terza riguarda la gestione dell’energia.
Nel regolamento 2026 la preparazione del giro è molto più delicata e anche piccoli dettagli possono influenzare il tempo finale.
La finestra di funzionamento resta il nodo centrale
È un concetto che ritorna spesso nelle analisi tecniche di NewsF1.
Una vettura con una finestra molto stretta è velocissima quando tutto è perfetto.
Ma basta uscire leggermente da quella condizione ideale perché il tempo sul giro peggiori sensibilmente.
Ferrari sembra ancora cercare una monoposto capace di essere competitiva in condizioni più diverse, soprattutto il sabato.
Ed è probabilmente qui che si concentreranno gli sviluppi della seconda parte della stagione.
Monza sarà un test completamente diverso
Se Zandvoort punisce chi parte dietro, Monza presenta uno scenario differente.
Il Tempio della Velocità offre più opportunità di sorpasso e premia una vettura efficiente nei rettilinei.
Ferrari potrebbe valorizzare meglio il proprio passo gara.
Ma rimane una domanda fondamentale.
La SF-26 può permettersi di partire ancora dalla terza fila in un weekend così importante?
Il problema della Ferrari non è la domenica
Il Gran Premio d’Olanda lascia un messaggio abbastanza chiaro.
La SF-26 ha mostrato ancora una volta un buon passo gara e una competitività sufficiente per lottare con Mercedes.
Il limite continua a essere il sabato.
Ogni volta che Ferrari perde due o tre posizioni sul giro secco, è costretta a costruire una gara perfetta per recuperarle.
E nella Formula 1 moderna recuperare terreno è sempre più difficile.
La vera priorità della SF-26
Ferrari non sembra avere bisogno di rivoluzionare il passo gara.
La priorità è rendere la monoposto più costante nelle qualifiche.
Trovare una finestra di funzionamento più ampia.
Mettere le gomme nella condizione ideale con maggiore continuità.
Permettere a Hamilton e Leclerc di sfruttare tutto il potenziale della SF-26 quando conta davvero.
Perché il Gran Premio d’Olanda racconta una storia semplice: la Ferrari della domenica è spesso migliore della Ferrari del sabato.
Ed è proprio lì che oggi passa la differenza tra un quarto posto e un podio.
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