La Ferrari continua a distinguersi per soluzioni aerodinamiche sofisticate e strettamente integrate con la power unit. Tra queste spicca il sistema FTM (Flow Tailored Manifold), una tecnologia che utilizza i gas di scarico per migliorare il comportamento dei flussi posteriori e aumentare il carico verticale. L’ingegner Riccardo Romanelli ha analizzato il funzionamento del dispositivo, chiarendo anche alcuni falsi miti legati alle temperature del motore.
Ferrari FTM: come funziona il sistema legato allo scarico
Nel panorama tecnico della Formula 1 moderna, la gestione dei flussi aerodinamici rappresenta uno degli aspetti più determinanti per la competitività di una monoposto. Ferrari, negli ultimi anni, ha lavorato in modo aggressivo sull’integrazione tra aerodinamica e power unit, sviluppando soluzioni innovative capaci di sfruttare anche elementi apparentemente secondari come il terminale di scarico.
Tra queste tecnologie emerge il sistema FTM, acronimo di Flow Tailored Manifold, una soluzione che punta a utilizzare i gas di scarico per modificare il comportamento dei flussi nella zona posteriore della vettura.
Secondo quanto spiegato dall’ingegner Riccardo Romanelli durante Race Tech, il concetto è relativamente semplice nella teoria ma estremamente complesso nell’applicazione pratica: il terminale di scarico viene progettato per direzionare parte del flusso verso l’alto, creando un cosiddetto “upwash funzionale”.
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L’effetto aerodinamico dell’upwash Ferrari
L’obiettivo principale del sistema Ferrari è migliorare la qualità del flusso nella zona compresa tra estrattore e ala posteriore. In questa regione la gestione dell’aria è fondamentale per incrementare la deportanza senza aumentare eccessivamente la resistenza aerodinamica.
L’FTM agisce sfruttando la quantità di moto dei gas di scarico. Deviando il flusso verso l’alto, il sistema genera una reazione aerodinamica che contribuisce ad aumentare il carico verticale sul posteriore della monoposto.
Non si tratta di creare vortici artificiali o di sfruttare effetti estremi come avveniva nell’epoca degli scarichi soffiati, ma di una raffinata gestione energetica del flusso in uscita. Ferrari cerca quindi di ottenere una maggiore efficienza aerodinamica utilizzando energia già disponibile all’interno del sistema di scarico.

Le implicazioni sulla power unit Ferrari
Una soluzione di questo tipo comporta inevitabilmente alcune conseguenze anche dal punto di vista motoristico. Per deviare il flusso dei gas è infatti necessario introdurre una minima variazione nella dinamica dello scarico, con possibili effetti sulla contropressione locale.
Romanelli ha sottolineato come questa deviazione possa influenzare il comportamento delle onde di pressione interne allo scarico, alterando leggermente la dinamica non stazionaria del sistema.
Tuttavia, secondo l’analisi tecnica emersa, appare improbabile che l’FTM possa causare perdite significative di potenza alla power unit Ferrari. Il compromesso tra efficienza aerodinamica e rendimento del motore sembrerebbe quindi essere stato attentamente ottimizzato dagli ingegneri di Maranello.
Ferrari FTM e il falso mito delle temperature elevate
Uno degli aspetti più discussi riguarda il legame tra temperatura dei gas di scarico ed efficacia del sistema FTM. Secondo alcune interpretazioni diffuse nel paddock, una temperatura più elevata migliorerebbe automaticamente il rendimento aerodinamico del dispositivo.
L’analisi tecnica di Romanelli smentisce però questa teoria.
Gas più caldi significano infatti densità inferiore. Dal punto di vista aerodinamico, la capacità del flusso di generare deportanza dipende anche dalla densità del fluido: a parità di velocità e direzione, un fluido meno denso trasferisce meno quantità di moto.
Questo significa che temperature più elevate non garantiscono automaticamente maggiore efficienza aerodinamica. Anzi, in determinate condizioni, potrebbero persino ridurre l’efficacia del contributo generato dal sistema.
Ferrari continua a integrare motore e aerodinamica
L’FTM rappresenta perfettamente la filosofia tecnica Ferrari degli ultimi anni: massima integrazione tra telaio, aerodinamica e power unit. In Formula 1 ogni dettaglio può trasformarsi in un vantaggio competitivo e la gestione dei gas di scarico continua a essere un’area estremamente sofisticata dello sviluppo tecnico.
La Scuderia di Maranello prosegue quindi nella ricerca di soluzioni capaci di incrementare il carico aerodinamico senza compromettere l’efficienza complessiva della monoposto. Un equilibrio delicatissimo che oggi rappresenta uno degli aspetti più avanzati dell’ingegneria applicata alla Formula 1.
Analisi finale
Il sistema FTM Ferrari dimostra quanto la Formula 1 moderna sia diventata una disciplina di integrazione totale tra aerodinamica e motore. La gestione dei gas di scarico non serve più soltanto all’efficienza della power unit, ma diventa parte attiva della filosofia aerodinamica della vettura. Ferrari continua così a esplorare soluzioni estremamente sofisticate per ridurre il gap dai rivali, confermando la propria tradizione ingegneristica nella ricerca di innovazione tecnica.
Race Tech – Analisi tecnica Riccardo Romanelli
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