Dalla “Macarena” Ferrari ai problemi Red Bull: quando l’ala reverse diventa un limite

Francesco Maria Pedicini
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Ferrari Red Bull ala mcalrena

A inizio stagione la Ferrari era finita nel mirino di critiche e ironie per quella che nel paddock era stata ribattezzata la “Macarena”, il soprannome dato alla prima versione del sistema di ala reverse sviluppato dagli ingegneri di Maranello. Una soluzione che presentava un’apertura più ampia rispetto a quella che, qualche settimana più tardi, sarebbe stata introdotta anche dalla Red Bull.

Con il passare delle gare, però, lo scenario sembra essersi completamente ribaltato. Quella che inizialmente appariva come un’eccessiva prudenza da parte della Scuderia potrebbe oggi rivelarsi una delle scelte progettuali più corrette della stagione.

Il primo segnale è arrivato in Austria

Il primo campanello d’allarme è emerso durante le qualifiche del Gran Premio d’Austria.

Nel secondo tentativo del Q3, Max Verstappen ha affrontato curva 9 con un ingresso estremamente aggressivo, frenando più tardi e portando maggiore velocità rispetto al giro precedente. In quella circostanza il sistema idraulico incaricato della richiusura dell’ala reverse non avrebbe completato l’operazione nei tempi previsti.

Il ritardo nella chiusura avrebbe modificato improvvisamente il bilanciamento aerodinamico della RB22, provocando un violento sovrasterzo che ha costretto il campione del mondo ad allargare la traiettoria e finire fuori pista, senza fortunatamente riportare danni.

Silverstone conferma i dubbi sul sistema Red Bull

Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice episodio isolato avrebbe trovato conferma anche durante gli ultimi giri del Gran Premio di Silverstone.

Nella velocissima curva Stowe, Verstappen si è ritrovato nuovamente con il sistema di ala reverse che non avrebbe completato la richiusura nei tempi richiesti. Il ritardo ha generato un’improvvisa instabilità aerodinamica, innescando una forte oscillazione della monoposto.

L’olandese ha tentato di correggere il sovrasterzo, ma non è riuscito a evitare il testacoda, uno degli episodi più spettacolari del finale di gara.

ferrari f1 ala macarena 2 illustrazione
ferrari f1 ala macarena 2 illustrazione

Ferrari ha scelto lo sviluppo prima della fretta

La differenza tra Ferrari e Red Bull sembra essere nata proprio nell’approccio allo sviluppo.

A Maranello gli ingegneri avevano deciso di rinviare l’introduzione dell’ala reverse, inizialmente prevista già durante il weekend Sprint della Cina, preferendo completarne la messa a punto.

Il progetto Ferrari utilizza una soluzione con due attuatori laterali completamente integrati all’interno delle pelli in fibra di carbonio dell’ala, una scelta più complessa ma studiata per garantire maggiore affidabilità e tempi di attuazione costanti anche nelle condizioni di massimo carico aerodinamico.

Red Bull, invece, ha accelerato i tempi per rispondere rapidamente agli sviluppi della Ferrari, portando il proprio sistema già nel weekend di Miami dopo un breve filming day svolto a Silverstone.

Una soluzione efficace nei test, ma con dubbi nelle condizioni reali?

L’impressione è che il sistema progettato dagli ingegneri di Milton Keynes abbia superato senza particolari problemi le verifiche statiche richieste dalla FIA, ma che possa incontrare maggiori difficoltà nelle condizioni dinamiche più estreme.

Alle velocità elevate e nei cambi di carico più violenti, il meccanismo sembrerebbe non garantire sempre tempi di richiusura perfettamente costanti, alterando il bilanciamento della monoposto proprio nei punti più delicati del circuito.

Un comportamento che, se confermato, rappresenterebbe una criticità progettuale importante e che si aggiungerebbe agli altri problemi tecnici emersi sulla RB22 nel corso della stagione, aumentando inevitabilmente la frustrazione di un Verstappen apparso sempre più nervoso negli ultimi appuntamenti.

Ferrari raccoglie i frutti della propria prudenza

Al contrario, fino a questo momento il sistema sviluppato dalla Ferrari si è dimostrato estremamente affidabile.

La scelta di rinviare il debutto per completare lo sviluppo potrebbe aver consentito agli ingegneri di Maranello di eliminare eventuali criticità prima dell’introduzione in gara, ottenendo un meccanismo di apertura e chiusura dell’ala reverse più preciso e costante.

Naturalmente saranno i prossimi Gran Premi a fornire risposte definitive. Se questa tendenza dovesse essere confermata anche nelle prossime gare, la prudenza iniziale della Ferrari potrebbe trasformarsi in uno dei maggiori successi tecnici della stagione, dimostrando come, in Formula 1, arrivare qualche settimana dopo con una soluzione perfettamente sviluppata possa essere molto più vantaggioso che anticipare i tempi sacrificando l’affidabilità.

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