L’attuale gestione Ferrari è la peggiore di tutti i tempi. Tra un presidente ed un amministratore delegato assenteisti ed un team principal senza carattere. Ecco come le rosse sono finite in ultima fila.

Le ultime prove libere del Gran Premio del Belgio che si corre a SpaFrancorchamps hanno segnato il momento più basso della gestione Ferrari in tutta la storia. Mai una rossa aveva chiuso all’ultimo posto una prova ufficiale, soprattutto sulla pista dove negli ultimi due anni Sebastian Vettel prima e Charles Leclerc poi avevano dominato la scena. Uno scempio imbarazzante, figlio di un board assenteista formato dalla premiata ditta John Elkann e Louis Camilleri ed un team principal non idoneo come Mattia Binotto.

Le colpe di questo sprofondo rosso ricadono maggiormente su questi tre personaggi, che da inizio 2019 hanno preso le redini del marchio guidandolo sino ad un inesorabile declino. La situazione è ben diversa da quella di inizio anni ’90, quando i vari Luca Cordero di Montezemolo, Cesare Fiorio, Jean Todt misero le mani su un team totalmente allo sbando. Sia chiaro, non che la Ferrari precedente a Binotto fosse vincente, ma almeno con Maurizio Arrivabene si era arrivati ad un passo dal mondiale in due occasioni, sotto la guida di Sergio Marchionne.

Dopo la morte di quest’ultimo, è subentrata la gestione della vergogna. Quella fatta di frasi del tipo: ”Non abbiamo vinto ma abbiamo fatto il giro più veloce”, firmata da Elkann dopo una doppietta Mercedes in Azerbaijan nel 2019. O ancora, da affermazioni di Binotto quali ”Stiamo studiando i dati, ancora dobbiamo capire il problema”. Sempre la stessa storia da mesi, con la situazione che non accenna a migliorare. Siamo onesti, in questa gestione Ferrari comanda la raccomandazione. D’altronde, Elkann è intoccabile, in quanto il Cavallino è praticamente di sua proprietà. Camilleri, manager della Philip Morris, può approfittare del grande potere del marchio di tabacco sulla Scuderia. E Binotto? Il buon Mattia sembra godere di uno strapotere assoluto all’interno del team, accompagnato da sapienti strateghi come l’infallibile Inaki Rueda, che in cinque anni avrà azzeccato 2-3 strategie.

Inutile continuare ad utilizzare buonismi, ad affermare che a Maranello si lavora fino a tarda notte. La realtà è che non è vero, e se lo si fa significa che il gruppo è formato da incompetenti, che hanno portato un mito a lottare per l’ultima fila con Williams ed Haas, monoposto che la vecchia SF90 doppiata almeno due volte a gara lo scorso anno. Chiaro che serva una pulizia totale, ma è altrettanto evidente che essa non ci sarà mai, visto che ormai la Ferrari è il chiaro specchio dell’Italia. Vige il dominio del raccomandato, e chi ha invece merito viene punito al primo errore. E allora non lamentiamoci del catorcio SF1000, con personaggi simili di meglio non si poteva fare.

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