Il mondiale di Formula 1 si sposta ad Imola, dove la Ferrari ha scritto pagine di storia dell’automobilismo. Il grande Enzo volle fortemente la costruzione della pista, definendola “Il piccolo Nurburgring”.

La Formula 1 è ricca di pagine emozionanti, scritte e riscritte dai pionieri e dagli eroi più blasonati di questo sport. Tra di esse, una parte di storia è legata sicuramente a quanto fatto dalla Ferrari sul tracciato di Imola, dalle imprese sportive che il Cavallino ha redatto su quello che il vecchio Enzo definiva ”Il piccolo Nurburgring“. La costruzione dell’impianto si deve proprio al commendatore ed al padre del dottor Costa, da considerarsi il patriarca di tutto quello che abbiamo vissuto dagli anni Cinquanta sino ad oggi sulle rive del Santerno.

Per quasi tre decenni la pista ospitò diversi appuntamenti motociclistici, anche se la F1 debuttò qui già nel 1963, con un appuntamento non valido per il mondiale vinto dalla Lotus 25 di Jim Clark. Per far si che il Circus tornasse da queste parti ci vollero molti anni, in particolare sino al 1979, anno del Gran Premio Dino Ferrari, gara nuovamente extra-calendario. Ma i tempi erano ormai maturi poichè ad Imola si corresse una corsa di caratura mondiale, e sin dall’anno dopo si disputò infatti il Gran Premio d’Italia. Nel 1980 infatti, l’evento venne strappato a Monza, salvo poi divenire GP di San Marino dall’annata successiva.

Il 1982 rappresentò subito una svolta epocale per la Ferrari nel cuore dell’EmiliaRomagna, visto il mitologico duello tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi. Le 126 C2 dominarono la scena, ma il francese venne meno ad un accordo con l’amico canadese decidendo di passare in testa a pochi giri dalla fine. Il successo e la doppietta delle rosse venne oscurato dall’amarezza dell’Aviatore, assolutamente contrariato per il tradimento da parte di Didier. Le conseguenze di quel misfatto si pagherrano due settimane dopo, quando a Zolder Villeneuve perderà la vita a causa di un tragico incidente nelle qualifiche.

L’edizione successiva fu teatro di un fine settimana da incorniciare per i ferraristi: Renè Arnoux firmò la pole position, ma il compagno di squadra Patrick Tambay portò a casa la vittoria. Per i tifosi fu il tripudio, il giorno perfetto per ricordare Gilles ed onorare la sua memoria. Le annate successive videro il dominio totale di Williams e McLaren, durato oltre un decennio ed intervallato soltanto da Lotus e Benetton, vincenti nel 1985 con Elio De Angelis e nel 1994 con Michael Schumacher.

L’egemonia dei team inglesi venne spezzata proprio dall’uomo della provvidenza, dal tedesco chiamato a Maranello per risollevare la Ferrari dopo un’epoca avara di soddisfazioni. La svolta arriva nel 1999, quando il Kaiser approfitta di un banale errore di Mika Hakkinen per volare a vincere. La storia si ripete nella stagione successiva, dopo una tattica perfetta gli permette di beffare il finlandese. Nel 2002 arriva un dominio netto delle Ferrari ad Imola, con Schumacher che precede Rubens Barrichello ed il fratello Ralf. Le annate seguenti vedono la rossa primeggiare di nuovo, anche se l’edizione più entusiasmante è forse quella del 2005, dove ad imporsi è la Renault di Fernando Alonso. Un errore in qualifica costringe Michael a scattare dalle retrovie, innescando una rimonta furiosa che gli permette di chiudere con appena 2 decimi di ritardo dallo spagnolo. L’ultimo GP di San Marino si disputa 12 mesi più tardi, ma stavolta è Schumi che tiene dietro Fernando portandosi a casa la settima affermazione sulle rive del Santerno.

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