Perché il lift-and-coast Ferrari non è “colpa dei freni”: analisi completa
Negli ultimi mesi il dibattito sul lift-and-coast Ferrari è tornato al centro delle discussioni tecniche. C’è chi ha indicato nei freni l’origine del problema, chi ha parlato di limiti progettuali e chi, più semplicemente, ha ridotto tutto a una scelta strategica. In realtà — come chiarito dal nostro ingegnere ospite, professionista in ambito prototipi e competizioni endurance — il quadro è molto più articolato.
Il lift-and-coast non è un sintomo di un’unica criticità, ma una tecnica multifattoriale, applicata dai team in contesti diversi e per ragioni che cambiano durante la gara.
Lift-and-coast: cosa succede davvero in pista
Nella sostanza, il pilota rilascia il gas prima del punto di frenata, sfruttando la naturale resistenza aerodinamica per ridurre velocità e stress meccanico sul veicolo. Ma ciò che conta non è la manovra, bensì perché viene utilizzata.
Le tre ragioni principali:

1. Riduzione dell’usura del pattino (plank) nelle prime fasi di gara
Con serbatoio pieno, la vettura corre bassa e il rischio di consumare eccessivamente il pattino aumenta.
Il lift-and-coast permette di:
- ridurre i picchi di decelerazione
- limitare il pitch in staccata
- evitare contatti violenti tra pattino e asfalto
Questa è una delle vere ragioni per cui Ferrari — e non solo Ferrari — vi ricorre nelle primissime tornate.
2. Gestione dei consumi carburante
In piste dove si procede in trenino, il lift-and-coast può recuperare l’equivalente di 3–4 giri di fuel saving sull’arco della gara.
Una “virtual safety car volontaria”, per così dire.
3. Temperatura e sopravvivenza dell’impianto frenante
Nelle fasi intermedie o finali dello stint, la motivazione cambia:
diventa essenziale evitare di destabilizzare l’equilibrio termico dell’impianto freni, specie sulle piste stop-and-go come Montreal, Singapore o Austin.
È dunque sbagliato attribuire solo ai freni la responsabilità del fenomeno. La gestione termica è una parte della storia, non la storia intera.

Il mito del “problema progettuale Ferrari”
Alcuni commentatori hanno parlato di limiti di progetto nell’impianto frenante. La realtà — confermata dalle analisi interne — è che le scelte Ferrari non sono anomale rispetto ai rivali.
Ogni vettura presenta un proprio bilanciamento termico e strutturale, soprattutto in condizioni:
- di pieno carico
- con pneumatici nuovi
- su piste ad alta velocità di punta
Il lift-and-coast, quindi, non è la prova di una debolezza progettuale, bensì un adjustment operativo adottato da più team, con intensità variabile.
2026: perché le differenze di impianto freni saranno più ampie
Molto più interessante è ciò che sta emergendo sulle vetture 2026.
Secondo testimonianze interne ai fornitori (tra cui Brembo), le squadre stanno sviluppando impianti frenanti molto diversi tra loro — una discontinuità rara rispetto agli ultimi cicli regolamentari.
I motivi tecnici principali:
1. La parte ibrida diventa dominante
Nel 2026 la potenza elettrica avrà un ruolo molto più incisivo in frenata, soprattutto al posteriore.
Questo significa:
- brake balance più variabile
- minore necessità di potenza frenante meccanica posteriore
- riduzione della “taglia” termica necessaria
Ogni team interpreta questo equilibrio in modo diverso → ecco perché gli impianti differiscono tanto.
2. Aerodinamica attiva su entrambe le ali
L’adozione di configurazioni high-downforce / low-downforce sullo stesso giro modifica radicalmente:
- il drag
- la portata d’aria verso i cestelli freno
- il comportamento locale vicino agli endplate
Non tutti i team stanno adottando le stesse filosofie su questo fronte.
3. Diverso modo di alimentare il raffreddamento freni
Le differenze maggiori riguardano la quantità di flusso indirizzata verso i freni anteriori, un tema mai stato così divergente negli ultimi anni.

Il lift-and-coast sarà meno comune nel 2026?
La risposta è no: non è un parametro di progetto primario.
Il lift-and-coast non si elimina in fase di design: si gestisce in pista.
Nel 2026 cambieranno:
- il compromesso aerodinamico
- l’efficienza complessiva
- la distribuzione delle potenze
ma la necessità di controllare pattino, temperatura, consumi e picchi di carico aerodinamico resterà.
Anzi: con più potenza elettrica e più variabilità aerodinamica, è plausibile che vedremo strategie di rilascio diverse, non necessariamente inferiori.

McLaren, Red Bull e Ferrari a Las Vegas: cosa aspettarsi
Archiviato il tema tecnico, uno sguardo alla prossima gara.
Las Vegas è un circuito atipico, caratterizzato da lunghe accelerazioni, frenate meno violente rispetto ad altre piste cittadine e un equilibrio aerodinamico non banale.
Secondo l’ingegnere, è ragionevole aspettarsi:
- una McLaren competitiva ma non dominante
- una Red Bull molto più a suo agio rispetto alle ultime uscite
- una Ferrari che, con i set-up corretti, potrebbe inserirsi nella lotta
La chiave sarà osservare le prime due sessioni di libere, decisive per capire chi riuscirà a gestire meglio grip, temperature e consumi.
ANALISI FINALE
La narrazione che riduce il lift-and-coast Ferrari ai soli freni è semplicistica e fuorviante.
La realtà è che si tratta di una tecnica di gestione complessiva, legata a:
- preservazione del pattino
- controllo consumi
- stabilità dell’impianto frenante
- equilibrio aerodinamico in condizioni variabili
Con il 2026 alle porte e una rivoluzione regolamentare imponente, i team stanno percorrendo strade molto diverse, specialmente nella progettazione dell’impianto frenante.
Il prossimo campionato non solo cambierà le performance in rettilineo, ma ridefinirà il modo in cui i team gestiranno energia, aerodinamica attiva e frenata ibrida.
E con buona probabilità, vedremo interpretazioni molto lontane tra loro.
Per restare aggiornato sulle ultime notizie, analisi tecniche e approfondimenti sulla Formula 1, visita newsf1.it e iscriviti al nostro canale YouTube NEWSf1IT.
Scopri altri video nella sezione dedicata su newsf1.it/category/video-formula-1.


