A pochi giorni dal Gran Premio del Messico, a tenere banco è ancora il binomio Vettel-Leclerc e il loro rapporto, ancora tutto da scrivere.

C’era una volta il Gran Premio del Giappone 1989: protagonisti due tra i piloti più forti e fantasiosi di tutti i tempi, due che non le mandavano a dire tanto facilmente a nessuno, due che guidavano la stessa macchina. Dall’inizio della stagione 1988 quando divennero compagni di squadra, non si sono mai amati: ogni Gran Premio era una lotta serrata senza esclusione di colpi. Una rivalità estrema, molto lontana dall’odierno binomio Vettel-Leclerc.

Senna e Prost dividevano il Circus.

La McLaren e la Honda ad appoggiare il brasiliano, diversi piloti e la FIA più dalla parte di Prost. Il francese aveva dimostrato sempre una maggior correttezza e lealtà generale nel correre, a differenza di un irruento Ayrton che spesso e volentieri bypassava regole ed accordi interni.

Gli inasprimenti arrivarono al culmine dopo l’annuncio, a metà dell’89 da parte di Prost, che sarebbe passato in Ferrari l’anno successivo.

In quel momento la sua McLaren divenne prestazionalmente molto inferiore a quella di Senna e la cosa non fu mai ben vista da tutto il paddock. A Suzuka ’89 il caso che tutti ricordano: giro 47, Prost è al comando da inizio gara e Senna, dopo una rimonta furiosa gli è alle costole. Alla Casio, Senna tenta il sorpasso ma Prost imposta la curva in anticipo, i due si agganciano e finiscono fuori. Prost scende dall’auto e si ritira, Senna sfruttando la discesa fa ripartire la macchina e vince il Gran Premio.

Prost

Dopo di questo, le rivalità interne in F1 non furono cosi aspre.

Hill-Villeneuve nel ’96 non si bastonarono mai, Hakkinen-Coulthard nel ’98-’99 nemmeno, il finlandese era troppo superiore. In Ferrari la politica fu sempre quella di avere un pilota di punta ed un gregario, che per un top team è sempre la scelta giusta e pagò negli anni Schumacher.

Il concetto di compagni-nemici tornò di moda con Alonso ed Hamilton nel 2007.

I due inizialmente sembravano andare d’accordo, ma ben presto ci si rese conto che era solo una facciata dietro cui si nascondeva ben altro. Kimi Raikkonen e i tifosi ferraristi ringraziano perché quel mondiale fu tinto di rosso proprio grazie a questa rivalità.

Ultimo caso quello tra Hamilton e Rosberg: per darvi un idea di quanto i due non si potessero forse nemmeno guardare, basta guardare il Gran Premio d’Austria del 2016. Eppure erano amici d’infanzia e a detta loro, nel primo anno da compagni in Mercedes cenavano sempre insieme.

Arriviamo cosi ai giorni nostri, a questa rivalità nel team di Maranello.

Gestire un top driver come Vettel che subisce la pressione di un neo top driver come Leclerc, non deve essere cosa facile. I due hanno ammesso di aver fatto degli errori, ma sono piloti e vogliono vincere entrambi. Il primo per non esser mai riuscito a portare il mondiale in Ferrari, il secondo perché ha una fame di vittoria almeno paragonabile al suo talento.

Il filo conduttore delle precedenti rivalità era comunque uno solo: la vettura di gran lunga superiore alle altre, come erano la McLaren dell’89, la Williams del ’96, ancora la McLaren nel ’98,’99 e la Mercedes dal 2013 al 2016. Solo nel 2007 non ci fu questo divario importante.

VettelQuest’anno invece non si è capito: il Dr. Jekyll alias SF-90 è diventata un Mr. Hyde dopo la sosta, dimostrando non solo di avere potenziale, ma di averne più della Mercedes stessa. La quale sicuramente si sarà tenuta qualcosina (o più di qualcosina) per il prossimo anno, ma che starà serrando le cuoia di un progetto che dovrà competere con la rinnovata fiducia che si ha a Maranello per le prossime stagioni, nelle quali si dovrà dare una identità precisa al binomio Vettel-Leclerc se non si vuole bruciare nulla. Ed Hamilton dovrà preoccuparsi di più di un pilota, sebbene ancora non si può dire effettivamente di chi: l’eterno rivale Seb o il neo eletto Charles? Al prossimo anno per dirlo, sperando che non accada come nel 2007, quando tra i due litiganti ha goduto un terzo pilota.

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