F1 2026 – La FIA ha ammesso l’esistenza di un’area grigia regolamentare sulle nuove power unit di Formula 1, sfruttata da almeno un team per aumentare il rapporto di compressione a motore caldo. Il tema, che coinvolge direttamente Mercedes e ha acceso le proteste di Ferrari, Audi e Honda, rischia di diventare il primo grande caso tecnico-politico della stagione. L’obiettivo della Federazione è chiudere la questione prima del GP d’Australia.
Il nodo tecnico del rapporto di compressione
Con l’introduzione delle nuove power unit, la Formula 1 ha scelto una direzione tecnica chiara: equilibrio al 50% tra parte endotermica ed elettrica, maggiore efficienza e costi sotto controllo per attrarre nuovi costruttori. In questo contesto rientra anche il limite sul rapporto di compressione, fissato a 16:1, contro valori precedenti che potevano arrivare fino a 18:1.
Secondo quanto confermato dal direttore FIA per le monoposto, Nikolas Tombazis, il limite nasce come compromesso: da un lato semplificare la progettazione dei motori, dall’altro permettere ai nuovi motoristi di non partire con un divario tecnico irrecuperabile rispetto ai costruttori storici.

Il “trucco” a motore caldo
Il problema è emerso quando alcuni team hanno trovato il modo di sfruttare il regolamento nella fase operativa del motore. Il rapporto di compressione viene misurato dalla FIA a temperature ambientali, ma in condizioni di gara – con motore caldo e ad alti regimi – il valore effettivo può aumentare.
Secondo quanto trapelato nel paddock, Mercedes sarebbe riuscita a spingersi fino a un rapporto di circa 18:1 a motore caldo, ottenendo un vantaggio in termini di efficienza termica. Un risultato che ha scatenato le reazioni di Ferrari, Audi e Honda, preoccupate da un vantaggio tecnico ritenuto contrario allo spirito del regolamento.
Le parole della FIA e di Tombazis
La Federazione ha evitato di fare nomi, ma ha confermato ufficialmente che il fenomeno esiste. Tombazis ha spiegato come l’intento originario del regolamento fosse favorire l’ingresso di nuovi costruttori, riducendo la complessità di soluzioni estreme:
“In origine volevamo invitare nuovi motoristi e siamo stati piuttosto efficaci. Oggi abbiamo cinque costruttori di power unit, più uno in arrivo. Senza queste semplificazioni probabilmente ne avremmo solo due”.
Tombazis ha poi ammesso che alcuni ingegneri hanno trovato il modo di aggirare il limite in condizioni di funzionamento reali:
“Quando il motore è caldo, qualcuno ha trovato soluzioni per aumentare il rapporto di compressione. È questo il tema che stiamo discutendo ora”.
Rischio proteste e obiettivo Melbourne
Il timore della FIA è che la questione degeneri in una serie di proteste formali già dal Gran Premio d’Australia, con possibili ricorsi alla Corte d’Appello. Uno scenario che la Federazione vuole evitare a tutti i costi.
“Non vogliamo controversie. Vogliamo che la competizione si decida in pista, non nelle aule dei commissari o nei tribunali”, ha sottolineato Tombazis, confermando l’intenzione di chiarire o modificare l’interpretazione regolamentare prima dell’inizio del campionato.
Conclusione
Il caso del rapporto di compressione rappresenta il primo vero banco di prova politico-tecnico della nuova era delle power unit. Da un lato la necessità di mantenere un regolamento stabile e attrattivo per i nuovi costruttori, dall’altro l’obbligo di evitare zone grigie che possano alterare l’equilibrio competitivo. La risposta della FIA, e la sua rapidità, diranno molto su come verrà gestita la stagione 2025, soprattutto se il vantaggio individuato dovesse tradursi in prestazioni concrete già a Melbourne.
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