La stagione F1 2026 segna il primo vero scontro diretto tra due giganti della progettazione: Adrian Newey e Loïc Serra. Se l’Aston Martin stupisce per soluzioni meccaniche estreme, la Ferrari SF26 risponde con una pulizia aerodinamica che nasconde un packaging rivoluzionario. Analizziamo le differenze con l’ingegner Riccardo Romanelli.
Il primo sguardo alle vetture 2026 ha confermato quello che molti appassionati sospettavano: non esiste un’unica via per interpretare il nuovo regolamento. Nella puntata 137 di Race Tech, l’ingegner Riccardo Romanelli ha messo sotto la lente d’ingrandimento due vetture che sembrano figlie di mondi opposti: la sofisticatissima Aston Martin e la (apparentemente) semplice Ferrari SF26.

Aston Martin: Il marchio di fabbrica di Adrian Newey
L’Aston Martin 2026 è, a tutti gli effetti, una vettura “estrema”. Il tocco di Adrian Newey è visibile nella ricerca ossessiva della pulizia del flusso d’aria nelle zone nevralgiche.
“Abbiamo visto una sequenza di elementi molto più estremizzati rispetto alle altre vetture,” osserva Romanelli. Il punto focale è il retrotreno: per liberare il canale d’aria tra l’interno della ruota posteriore e la zona rastremata della carrozzeria, Newey ha scelto di spostare i punti di attacco del triangolo superiore della sospensione direttamente sui piloni dell’ala.
Si tratta di una sfida strutturale enorme: “Spostare i punti di attacco in quella zona ha fatto tribolare non poco il disegno meccanico e l’analisi strutturale,” spiega l’ingegnere. L’obiettivo? Ridurre al minimo le perturbazioni aerodinamiche per alimentare meglio l’estrattore posteriore.

Ferrari SF26: La raffinatezza della semplicità
Dall’altra parte della griglia troviamo la Ferrari firmata Loïc Serra. A una prima occhiata, la Rossa appare meno “complicata” nelle forme rispetto alla “verdona”, ma si tratta di una semplicità ingannevole.
La SF26 si distingue per un packaging interno straordinario. Mentre altri team mostrano air-scoop massicci per raffreddare la nuova Power Unit da 1000 CV, la Ferrari presenta una sezione d’ingresso molto ridotta e un cofano motore estremamente raccolto in senso trasversale.
“Questo non è un elemento da poco,” sottolinea Romanelli. “Significa che Ferrari ha gestito la fluidodinamica interna e la collocazione degli scambiatori di calore in un modo diverso, molto più raffinato.”
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