F1 2026 – Il sipario sui test pre-stagionali si è appena alzato e l’aria è già elettrica. Tra le presentazioni in pista, una vettura in particolare ha catturato l’attenzione di addetti ai lavori, commentatori e appassionati, scatenando un’ondata di discussioni e teorie: l’Aston Martin AMR26.
Il Dito di Newey: Estremizzazione come Filosofia
Newey, noto per la sua capacità di individuare e sfruttare al massimo ogni potenziale vantaggio aerodinamico, ha infuso nella AMR26 la sua filosofia progettuale più estrema. Ogni elemento, dal musetto all’ala, sembra essere stato concepito per ottimizzare i flussi d’aria, pulire le zone critiche e massimizzare la generazione di carico, riducendo al contempo il drag. La chiave è la volontà di “radicalizzare, estremizzare, sconvolgere, ribaltare i concetti della meccanica”.

La Sospensione Posteriore: Un Capolavoro di Ingegneria e Coraggio
Il dettaglio più sorprendente, secondo Romanelli, è la sospensione posteriore. L’Aston Martin ha adottato lo schema push-rod, in linea con la maggior parte delle altre squadre, ma è il posizionamento del triangolo superiore a lasciare a bocca aperta: l’attacco posteriore è sui piloni dell’ala! Una scelta mai vista prima in Formula 1.
Questa soluzione incredibile libera completamente l’estradosso dell’estrattore, eliminando l’ingombro del braccio superiore e permettendo ai flussi di lavorare indisturbati in una zona cruciale per la generazione di deportanza. La sfida, ovviamente, è strutturale e meccanica: come garantire rigidezza e peso adeguati con un attacco così atipico? La risposta è nel genio di Newey, che non si tira indietro di fronte a complessità ingegneristiche pur di perseguire il vantaggio aerodinamico. L’integrazione con la motorizzazione Honda, unica nel lotto, potrebbe aver giocato un ruolo chiave nel packaging complessivo.
Avevamo gia’ visto qualcosa di molto simile sulla Red Bull del 2021

L’Anteriore e il Corpo Centrale: Volumi Sconosciuti

L’ala anteriore riprende ciò che abbiamo già visto sulla Mercedes, ovvero due piloni agganciati al secondo flap. Come possiamo vedere nella grafica, essi azioneranno solo l’ultimo flap dell’ala anteriore, una soluzione che dovrebbe determinare una maggiore stabilità durante l’apertura.

Anche all’anteriore, l’AMR26 mostra soluzioni estreme. Il triangolo superiore della sospensione è posizionato più in alto possibile, quasi in tangenza con il telaio, e l’inclinazione verso il basso è la più marcata in assoluto tra tutte le vetture viste finora. Questo suggerisce una ricerca esasperata di un comportamento aerodinamico specifico all’avantreno.

Analizzando la parte centrale della vettura, si nota un enorme volume sotto le pance, con un arretramento complessivo del corpo centrale e, probabilmente, dell’abitacolo. Le pance stesse appaiono più arretrate di quelle delle concorrenti. Questo crea uno spazio inedito nella zona dietro le ruote anteriori, con un labbro inferiore pronunciato che, come spiega Romanelli, è pensato per condizionare il flusso nella parte centrale della vettura verso il fondo e la parte interna delle ruote posteriori. L’efficienza del diffusore davanti al radiatore passa in secondo piano rispetto al vantaggio aerodinamico generale.
Oltre il Motore: Un’Unità di Potenza Rivisitata
Se le scelte aerodinamiche dominano la scena, non si può trascurare la discussione sui propulsori. I motori attuali, 1600 turbo con circa 500 cavalli nella parte termica, sono stati definiti da Mattia Binotto come “motorini” a causa dell’uso limitato della piena potenza elettrica in uscita di curva. Tuttavia, Romanelli sottolinea che, sebbene la cilindrata sia ridotta e la densità di potenza della sola parte termica sia inferiore rispetto a epoche passate, l’affidabilità e il chilometraggio raggiunto da queste unità sono impressionanti.
Nonostante l’immagine mediatica di un “motorino” rispetto ai gloriosi 12 cilindri da 3.5 litri del ’92-’93, l’ingegnere evidenzia la complessità e l’efficienza delle Power Unit moderne, vere e proprie “unità di potenza” che integrano in modo sofisticato termico ed elettrico.
Mercedes e McLaren: La Continuità vs. la Rivoluzione
Nei test, Mercedes ha dimostrato la sua solita solidità, accumulando un chilometraggio impressionante senza intoppi. Questo approccio metodico e la raccolta di dati preziosi sono una costante nella loro cultura aziendale.
La McLaren, invece, pur essendo una “buona vettura”, non ha mostrato la stessa dose di estremizzazione dell’Aston Martin. Romanelli osserva un’ala anteriore più canonica e schermi laterali con un profilo ricercato, ma il corpo centrale appare meno radicale. La vettura ha comunque girato con un rake elevato, anche in condizioni di bassa aderenza, e la presa d’aria dell’air scoop è generosa. La McLaren è sicuramente una vettura che ha preso spunto dai concetti dello scorso anno, riadattandoli alla nuova regolamentazione.
Il Futuro è Ora
L’Aston Martin AMR26 rappresenta una dichiarazione d’intenti chiara: Adrian Newey è tornato a stupire. La sua vettura, con le sue soluzioni estreme, ha invecchiato in un certo senso le altre, mettendo in discussione paradigmi e aprendo nuove strade progettuali. Resta da vedere se questa radicalità si tradurrà in performance superiori o se le complessità ingegneristiche comporteranno costi troppo elevati in termini di affidabilità o gestione.
Una cosa è certa: l’AMR26 ha già acceso la miccia della curiosità e del dibattito, promettendo una stagione 2026 ricca di innovazione e, speriamo, di grande spettacolo. Staremo a vedere cosa riserveranno i prossimi test e, soprattutto, le prime gare. Il genio ha parlato, ora il cronometro dovrà dare il suo verdetto.
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