La storia della Formula Uno e degli sport motoristici in genere è piena di incidenti mortali e di altri con meno gravi conseguenze, spesso ci si dimentica di onorare l’opera di tanti volontari (sì perché sono solo volontari…) che ai bordi della pista corrono dei rischi molto alti, se il pilota è un amante della velocità e spesso viene pagato, anche se a volte è pagante, per correre, rischiare la vita ma comunque essere visibile ed avere la possibilità di diventare famoso e guadagnare molto bene; il commissario di pista invece vive nell’anonimato, è un uomo come tutti gli altri, che riceve un addestramento per il soccorso, deve essere preparato ad ogni evenienza e non gli deve mancare una certa dose di coraggio, quel coraggio che a volte lo costringe ad entrare in pista nonostante sopraggiungano vetture a centinaia di km di velocità, ad affrontare le fiamme, a prestare il primo importantissimo soccorso, è purtroppo destinato a rimanere nell’anonimato anche se eroicamente salva un pilota oppure se perde la vita, mentre rimane schiacciato nel tritacarne mediatico se commette un qualsiasi errore. Ci dimentichiamo troppo spesso noi ed i telecronisti tv di ricordare le vite perdute di questi uomini e ci dimentichiamo di quanto siano preziosi nel nostro amato mondo dei motori.

Vi sono stati molti casi di gravissimi incidenti in cui sono rimasti coinvolti gli uomini in ‘rosso’, forse quello che ha fatto più scalpore è accaduto nel Gran Premio del Sud Africa del 1977, durante il quale al termine del 21° giro, Renzo Zorzi su Shadows parcheggiò sulla linea del traguardo per delle fiamme sviluppatosi sulla sua monoposto, il pilota Italiano non riportò conseguenze perché velocissimo ad uscire dalla vettura, ma la corsa stava comunque continuando, non c’era a quei tempi l’organizzazione che c’è adesso e neppure la safety car , inoltre i tempi di intervento dei commissari di gara erano molto più lenti, in ogni caso la corsa stava continuando e due commissari di pista decisero di attraversare la pit lane per spegnere l’incendio della vettura dell’Italiano, in quel momento stavano sopraggiungendo le vetture di Jacques Laffitte, Hans Joachim Stuck e quella di Tom Pryce, le prime due passarono ad alta velocità senza colpire nessuno, invece il Gallese travolse in pieno il giovane commissario Frederik Jansen Van Vuuren il quale venne sbalzato in aria e il suo corpo risultò completamente smembrato dall’urto (la velocità dell’auto era di circa 270 kmh), anche il pilota morì all’istante in quanto l’estintore del giovane finì contro il casco di Pryce provocandogli una parziale decapitazione, ricordiamo che la forza d’urto di un oggetto anche se di modica massa contro un altro a forte velocità può avere effetti devastanti e l’oggetto in questione pesava circa 20 Kg. In seguito la Shadow di Pryce continuò la sua corsa per inerzia uscendo di pista e rientrando in una curva, ne fece le spese Jacques Lafitte su Ligier che chiuse la corsa contro le protezioni laterali fortunatamente senza riportare conseguenze.

Negli anni la specializzazione e l’attenzione alla sicurezza è aumentata enormemente come pure la preparazione dei commissari, questo però non ha impedito altri incidenti, come nel Gran Premio di Italia del 2000, con la morte di Paolo Gislimberti 33 anni, colpito al torace e al volto da una ruota staccatasi dalla vettura di Frentzen;

incidente simile nel 2001 in Australia dove perse la vita Graham Beveridge 51 anni, colpito da una ruota persa dalla monoposto di Villeneuve, o come più recentemente, nel Gran Premio del Canada è morto rimasto schiacciato da una gru che stava spostando la Sauber di Esteban Gutiérrez, il commissario di 39 anni Mark Robinson, in quest’ultimo caso la Commissione Salute e Sicurezza del Quebec dopo accurate indagini hanno ritenuto colpevoli gli organizzatori del Gran Premio, decisione, quest’ultima, di magra consolazione dopo la perdita di un essere umano.
Purtroppo la triste ‘lista’ sarebbe più lunga se andassimo a ripescare incidenti negli anni ’50 e ’60, noi tutti ci auguriamo non accadano più fatti simili, e che nessuno perda la vita sia commissari che piloti, nonostante questo, la Formula Uno rimane uno sport pericoloso, dobbiamo sempre tenerlo a mente. Questo articolo vuole essere un piccolo tributo a quegli uomini ‘invisibili’ ma così preziosi…

Marco Asfalto   

Twitter : @marcoasfalto

A proposito dell'autore

Post correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: