Ferrari “leggera” mentre gli altri tremano ? : il peso è già un’arma decisiva?

Vito Defonseca
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Hamilton Ferrari T motore est Barcellona credits Media Ferrari

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F1 Ferrari sembra aver centrato subito l’obiettivo, trasformando la leggerezza in un vantaggio tecnico e strategico. Ma perché è così complesso azzeccare il peso di una F1 moderna? Il debutto delle nuove monoposto riporta al centro una delle ossessioni storiche della Formula 1: il peso minimo regolamentare.

Ferrari: il vantaggio di essere “leggeri”

Essere già al limite del peso minimo regolamentare, fissato a 798 kg, non è solo una questione di prestazione pura. Una vettura che nasce sotto controllo consente agli ingegneri di sfruttare la zavorra come vero strumento di messa a punto, posizionandola nei punti più bassi e strategici del telaio per ottimizzare centro di gravità, bilanciamento e gestione degli pneumatici.
In questo scenario, le indiscrezioni che arrivano da Maranello descrivono una Ferrari già “a dieta”, in netto contrasto con le difficoltà attribuite ad altri team. Secondo quanto filtra dal paddock, Williams sarebbe addirittura alle prese con un sovrappeso nell’ordine dei 30 kg, un valore che in Formula 1 equivale a partire con un handicap tecnico enorme.

Quanto costa il sovrappeso in pista

Il peso extra è uno dei nemici più subdoli della prestazione. A seconda del circuito, ogni 10 kg in più possono costare dai 3 ai 4 decimi al giro, un’enormità in un campionato dove i distacchi si misurano spesso in centesimi.
Chi nasce sovrappeso è costretto a inseguire: non solo perde prestazione immediata, ma deve pianificare aggiornamenti strutturali complessi per rientrare nei limiti, spesso sacrificando risorse allo sviluppo aerodinamico.

Perché il peso in F1 non è una scienza esatta

Con le tecnologie moderne, molti si chiedono come sia possibile “sbagliare” il peso di una monoposto. La risposta è nei materiali compositi, cuore strutturale delle Formula 1 moderne, ma anche fonte di grande incertezza produttiva.
Il carbonio, per sua natura, non è una scienza esatta. La percentuale di resina nei rotoli forniti può variare del 2-3%, una differenza apparentemente minima che su un telaio da circa 100 kg può tradursi in diversi chili sul peso finale.
A questo si aggiunge la necessità di sovrapporre più strati di fibra per garantire la resistenza strutturale. Ogni sovrapposizione introduce un surplus di peso che non sempre è calcolabile al grammo in fase di progetto. Infine, il processo manuale di laminazione e la cottura in autoclave possono generare componenti che arrivano a pesare anche il 10% in più rispetto alle simulazioni teoriche.

Il caso Williams e l’incubo dei crash test

Le difficoltà attribuite alla Williams non riguardano solo il peso, ma anche il superamento dei crash test FIA. Quando un telaio fallisce una prova d’impatto o una spinta laterale che può superare le 30 tonnellate, non esistono soluzioni rapide.
Il carbonio non si ripara come l’acciaio: un telaio che non supera un test deve essere rifatto da zero, aggiungendo pelli di rinforzo per garantire la conformità. Questo comporta un aumento di peso e tempi tecnici molto lunghi, nell’ordine di un mese per la produzione di un nuovo telaio, con il rischio concreto di compromettere l’inizio della stagione.

Meglio pesanti in pista che leggeri ai box

Nonostante la leggerezza sia un obiettivo chiave, a inizio campionato la priorità resta una sola: girare. Una vettura leggermente sovrappeso ma affidabile permette di raccogliere dati fondamentali, mentre restare fermi ai box in attesa di un nuovo telaio è la scelta peggiore possibile.
Durante la stagione, molti componenti possono essere alleggeriti progressivamente, intervenendo su carrozzeria e parti metalliche, ma il telaio omologato resta invariato. Se Ferrari ha davvero centrato il peso fin dal primo giorno, ha già messo in cassaforte un vantaggio di sviluppo che gli altri dovranno rincorrere per mesi.

Conclusione
Il peso minimo non è solo un numero regolamentare, ma una vera filosofia progettuale. Partire leggeri significa avere margine tecnico, libertà di sviluppo e una base solida su cui costruire la stagione. In un contesto di regolamenti sempre più stringenti, Ferrari sembra aver colto uno degli aspetti più critici del progetto, mentre altri team pagano il prezzo della complessità dei materiali compositi e dei test di omologazione.

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