Test F1 2026: perché parlare di team “spacciati” non ha senso

Vito Defonseca
5 Min Read
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Dopo i primi giorni di test F1 2026 a Barcellona, tra i tifosi iniziano a circolare giudizi netti su squadre considerate già in difficoltà. Un’interpretazione fuorviante, che ignora il contesto tecnico di un regolamento completamente nuovo e le modalità moderne di sviluppo delle monoposto.

Un errore di fondo: leggere i test con la logica degli anni 2000
Il primo grande equivoco che emerge dall’analisi dei test F1 2026 è l’approccio con cui vengono interpretati. Non siamo più negli anni ’90 o nei primi anni 2000, quando la vettura si sviluppava quasi esclusivamente in pista. Oggi i team arrivano ai test con una preparazione estremamente avanzata grazie a simulatori, banchi dinamici e simulazioni al banco, soprattutto lato power unit.

Con i test fortemente limitati, le squadre sono ormai abituate a raccogliere dati durante prove libere e gare, non certo a mostrare il reale potenziale in uno shakedown.

Nuovo regolamento, sviluppo non lineare
Il punto chiave del 2026 è che non ci troviamo alla fine di un ciclo regolamentare, ma all’inizio. In questa fase non esiste un percorso di sviluppo “corretto” già definito. Chi azzecca subito l’idea giusta può costringere gli altri a stravolgere completamente i propri progetti.

Di conseguenza, un piano di sviluppo iniziale può essere cancellato nel giro di poche settimane se i concetti scelti non funzionano. Essere apparentemente in ritardo oggi non rappresenta un problema strutturale, ma può essere una scelta strategica.

red Bull F1
CIRCUIT DE SPA FRANCORCHAMPS, BELGIUM – AUGUST 28: Max Verstappen, Red Bull Racing RB18 during the Belgian GP at Circuit de Spa Francorchamps on Sunday August 28, 2022 in Spa, Belgium. (Photo by Andy Hone / LAT Images)

Il precedente del 2022: quando i concetti cambiano tutto
La storia recente offre un esempio chiarissimo. Nel 2022 il concetto delle pance Ferrari garantiva inizialmente vantaggi aerodinamici, generando carico anche nella parte superiore. Con l’evoluzione dello sviluppo, però, emerse che quel concetto produceva drag eccessivo quando il fondo diventava l’elemento dominante.

Il risultato fu un’evoluzione verso soluzioni intermedie, fino all’affermazione del concetto Red Bull con sottosquadri estremi, poi copiato da gran parte della griglia. Questo dimostra che un’idea inizialmente vincente può diventare rapidamente obsoleta.

Affidabilità: un parametro sempre meno rivelatore
Anche il tema affidabilità viene spesso sopravvalutato. Le power unit moderne nascono già con requisiti di durata molto elevati. Non esistono più motori “da qualifica” o componenti usa e getta. I problemi seri emergono solo su distanze molto più lunghe, non certo in pochi giorni di test controllati.

Il fatto che Mercedes o Red Bull mostrino un’elevata affidabilità oggi non consente alcuna proiezione attendibile sull’intera stagione.

f1 2026 Mclaren test Barcellona foto credits X McLaren
f1 2026 Mclaren test Barcellona foto credits X McLaren

Perché i team si nascondono
Mostrare prestazione in questa fase non è solo inutile, ma potenzialmente dannoso. Il regolamento consente ampio sviluppo al banco, soprattutto lato power unit, e fornire riferimenti chiari agli avversari significa permettere loro di adeguarsi rapidamente.

Ecco perché molte squadre girano con assetti conservativi, vetture semplificate e programmi volutamente poco rappresentativi.

I pochi spunti tecnici realmente interessanti
Gli unici elementi degni di nota emersi finora riguardano alcune soluzioni aerodinamiche specifiche, come le fessure nel fondo viste su alcune monoposto, che sembrano simulare un effetto Venturi localizzato per recuperare carico.

Per il resto, molte vetture appaiono come una trasposizione dei concetti 2025 adattati al nuovo regolamento, scelta comprensibile ma potenzialmente limitante. Alcuni team, come McLaren e Ferrari, mantengono una forte continuità visiva con i modelli precedenti, mentre altri potrebbero nascondere soluzioni radicali non ancora mostrate.

Analisi finale
I test F1 2026 di Barcellona sono tra i meno indicativi degli ultimi anni sul piano prestazionale. Servono a validare sistemi, raccogliere dati e verificare concetti, non a stabilire gerarchie. Parlare oggi di team “spacciati” o di squadre già dominanti non ha alcun fondamento tecnico.

Il vero equilibrio emergerà solo con l’evoluzione dei progetti e con le prime gare. Fino ad allora, l’unica certezza è che il regolamento 2026 rimescolerà le carte più volte.

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