F1 – Il rendimento di Oscar Piastri dopo la pausa estiva ha riaperto un tema delicato in McLaren: l’evoluzione tecnica della monoposto è stata davvero neutrale oppure ha privilegiato lo stile di guida di Lando Norris? Le dichiarazioni, i dati e i dubbi.
Piastri in difficoltà dopo l’estate: il nodo guida
Molti osservatori avevano già notato: Oscar Piastri, dopo la pausa estiva, ha ammesso pubblicamente di aver dovuto cambiare il proprio stile di guida perché la sua McLaren «non era più la stessa di prima». Una frase che, nel mondo della Formula 1, raramente è casuale.
Quando un pilota è costretto a modificare il proprio approccio, significa che la vettura si è spostata verso una direzione tecnica diversa rispetto a quella che ne esaltava il rendimento. E nel caso di Piastri, il distacco accumulato da Norris nelle ultime qualifiche e nei long run – spesso nell’ordine dei sette-otto decimi – non è più una semplice oscillazione di forma.

La teoria degli sviluppi sbilanciati
Secondo diverse ricostruzioni, la McLaren avrebbe scelto uno sviluppo che si adatta in modo più naturale allo stile di Norris, più aggressivo e più centrato sulla rotazione immediata dell’anteriore. Piastri, invece, aveva trovato un grande equilibrio nella versione di inizio estate, tanto da risultare spesso davanti al compagno di squadra.
Il dubbio, quindi, è semplice: gli aggiornamenti introdotti dopo la pausa sono stati pensati realmente per massimizzare le prestazioni globali oppure hanno, volontariamente o meno, messo in difficoltà Piastri?
Non si tratta di “teorie del complotto”, ma di una dinamica ricorrente in F1: gli sviluppi che privilegiano un pilota finiscono per rendere l’altro meno efficace, con un impatto psicologico inevitabile.

Il rischio mondiale: la scelta di campo implicita
Il tema più discusso riguarda la gestione delle gerarchie interne. La McLaren, ufficialmente democratica con le sue “papaya rules”, si ritrova ora con un pilota che lotta per il mondiale – Norris – e un compagno che non riesce più a esprimere il suo potenziale.
Secondo chi analizza la situazione dall’esterno, un approccio più lineare avrebbe potuto portare il team verso un mondiale piloti con Piastri al comando, supportato da Norris contro Verstappen. Invece, la scelta di introdurre sviluppi in direzione del britannico ha “mischiato le carte”, complicando la stabilità interna e incidendo sul rendimento dell’australiano.
Un crollo psicologico non aiutato dal team
La flessione di Piastri non è solo tecnica. Molti elementi fanno pensare a una perdita di fiducia, aggravata dalla mancanza di un supporto risolutivo da parte del team. Una condizione che pesa soprattutto in qualifica, dove oscillazioni di pochi millesimi possono trasformarsi in distacchi pesanti quando la monoposto non è più cucita sulle caratteristiche del pilota.
In un campionato serrato come quello attuale, questi dettagli possono determinare l’intera stagione.

Analisi finale
Il “caso Piastri” apre una discussione ampia sulla gestione dello sviluppo in McLaren. Le parole dell’australiano, unite all’evidente calo nelle performance rispetto a prima dell’estate, pongono interrogativi legittimi: la squadra ha davvero mantenuto un approccio neutrale? Oppure ha deciso di concentrare lo sviluppo attorno a Norris, ritenuto più pronto per il titolo?
La risposta definitiva arriverà dai prossimi aggiornamenti e dai risultati in pista, ma il dibattito è ormai aperto e coinvolge aspetti tecnici, psicologici e strategici che potrebbero pesare sulla lotta mondiale.
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