F1 – Le recenti dichiarazioni di John Elkann hanno rimesso sotto i riflettori l’obiettivo Ferrari di chiudere il Mondiale Costruttori al secondo posto. Ma al di là dell’effetto economico, dal punto di vista sportivo e d’immagine quel traguardo vale poco: i tifosi vogliono la lotta per il titolo, non una medaglia di consolazione.
Elkann richiama i piloti: “Meno parole, più risultati”
Il presidente John Elkann ha espresso un messaggio chiaro: i piloti devono concentrarsi maggiormente sui risultati, riducendo dichiarazioni e lamentele. L’obiettivo indicato dal vertice Ferrari è quello di chiudere la stagione al secondo posto nel Mondiale Costruttori, un traguardo che la Scuderia si è vista scivolare dalle mani dopo il weekend disastroso di Interlagos.
Le parole di Elkann, pur dure, sembrano rivolte soprattutto a ricompattare ambiente e immagine. Ma aprono un interrogativo inevitabile: quanto vale davvero il secondo posto?
Secondo o terzo non cambia nulla: il valore sportivo è nullo
Dal punto di vista sportivo e della percezione dei tifosi, arrivare secondi o terzi nella classifica Costruttori non produce alcuna differenza reale. In Formula 1, l’unico traguardo che rimane nella memoria collettiva è la vittoria del Mondiale. Tutto ciò che sta dietro al titolo diventa una nota a margine.
Per i tifosi, per l’immagine globale del brand e per il racconto sportivo della stagione, ottenere un piazzamento da “migliori degli altri” è poco più di un dettaglio statistico. Nessuno festeggia un secondo posto. Nessuno ne parla negli anni successivi. Nessuno acquista una maglietta celebrativa.

Perché allora Elkann insiste? La risposta è economica
Il motivo per cui la dirigenza punta sul secondo posto è soprattutto economico. La ripartizione del montepremi della Formula 1 garantisce al team meglio piazzato una cifra superiore rispetto ai rivali diretti. L’obiettivo è chiaro: massimizzare l’introito annuale, un elemento che per un gruppo industriale come Ferrari resta importante.
Ma dal punto di vista dell’immagine, della competitività percepita e del brand sportivo, la differenza tra secondo e terzo è praticamente invisibile. È un risultato utile ai conti, non alla narrativa sportiva.
La realtà tecnica: la SF-25 ha bisogno di ben altro
Il disastro di Interlagos, con entrambi i piloti fuori gara e le rivali a podio, ha evidenziato nuovamente i limiti strutturali della SF-25. La lotta per il secondo posto è diventata ora un’operazione di contenimento, più che un vero segnale di competitività.
Per un team con il peso storico della Ferrari, essere costretti a inseguire un traguardo privo di valore simbolico deve far riflettere. Il focus dovrebbe essere già rivolto al 2026 e alla necessità di una Ferrari in grado di competere per il titolo, non per piazzamenti intermedi.
I tifosi vogliono vittorie, non consolazioni
Alla base di tutto c’è l’aspetto che conta di più: il pubblico. Il tifo Ferrari, in Italia e nel mondo, non chiede podi di circostanza o piazzamenti da rendere “accettabili” a fine stagione. Chiede una macchina vincente, una filosofia chiara, un progetto che guardi al gradino più alto del podio.
Arrivare secondi significa accontentarsi. Significa rinunciare all’ambizione. E non è questo l’orizzonte che i tifosi si aspettano dalla Ferrari.
ANALISI FINALE
Il richiamo di Elkann nasce da esigenze chiare: non perdere posizioni nella classifica Costruttori e assicurare al team una fetta maggiore del montepremi. Ma sul piano sportivo, arrivare secondi o terzi cambia poco. Per la Ferrari conta ricostruire un percorso che riporti la squadra a lottare per il titolo, unico risultato che ha valore reale. Il resto rischia di essere solo un modo per mascherare un’altra stagione senza gloria.
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