Ferrari ha sbagliato tutto? La verità sulle slick, il bug FIA e il flop Mercedes

Vito Defonseca
10 Min Read
Ferrari Gomme flop fia e mercedes foto credits media Ferrari

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La scelta della Ferrari di partire con le gomme slick su una pista ancora umida è stata una delle decisioni più discusse del Gran Premio. Ma quanto c’era realmente di irrazionale in quella scelta? E soprattutto: quali dati avevano a disposizione gli ingegneri del Cavallino prima dello spegnimento dei semafori?

È da questa domanda che parte la 169ª puntata di Race Tech, il programma di NewsF1 dedicato all’analisi tecnica della Formula 1, con l’ingegnere Riccardo Romanelli.

La discussione non si limita però alla strategia Ferrari. La puntata affronta anche il problema software della FIA emerso durante il giro di formazione e gli aggiornamenti portati in pista dalla Mercedes, oltre al sorprendente rendimento del nuovo motore Red Bull-Ford.

Formula 1 gomme full wet
Formula 1 gomme full wet credits Fotogramma via X formula1.com

Ferrari e la scommessa delle gomme slick

Quando le Ferrari sono uscite dalla pit-lane con le gomme slick, la pista non era ancora completamente asciutta. La scelta ha immediatamente fatto discutere, soprattutto considerando la posizione di partenza delle monoposto di Maranello.

Ma dietro una decisione del genere non c’è semplicemente un “mettere le gomme sbagliate”.

Come spiega Romanelli, il processo decisionale di un team di Formula 1 prende in considerazione una quantità enorme di dati: condizioni meteorologiche, evoluzione dell’asfalto, temperature degli pneumatici, tempi nei microsettori e comportamento delle altre vetture.

Durante una gara, inoltre, il team può contare sui dati provenienti direttamente dalla monoposto. Accelerazioni laterali e longitudinali, frenate, temperature degli pneumatici e numerosi altri parametri permettono di capire progressivamente quanto la pista si stia avvicinando alla condizione ideale per passare dalle intermedie alle slick.

Il problema della Ferrari, secondo l’analisi di Race Tech, è che partire dalla prima fila cambia completamente il rapporto tra rischio e possibile guadagno.

Una vettura nelle retrovie può permettersi di perdere qualche posizione, evitare i duelli iniziali e aspettare che la pista migliori. Chi parte davanti, invece, deve affrontare immediatamente il rischio di una frenata complicata, di una perdita di aderenza o di un contatto.

E il primo giro è proprio il momento in cui il margine d’errore è più ridotto.

Il problema dei 26 secondi

C’è poi un altro elemento fondamentale: il costo di una sosta ai box.

Nel caso analizzato durante la puntata, la penalizzazione temporale legata al pit stop rendeva ancora più delicata la decisione. La domanda era sostanzialmente questa: il vantaggio teorico delle slick nei giri successivi sarebbe stato sufficiente a compensare il rischio iniziale?

Secondo Romanelli, nel caso specifico la risposta è difficile da sostenere.

Il problema non è soltanto il tempo perso. È il rischio di compromettere la gara già nelle prime curve, quando una vettura con pneumatici non ancora nella finestra corretta può diventare estremamente difficile da controllare.

La conclusione dell’analisi è quindi molto più sfumata di un semplice “Ferrari ha sbagliato”.

I dati probabilmente c’erano. L’interpretazione della situazione, però, potrebbe essere stata errata.

E soprattutto, con due Ferrari nelle prime posizioni, il margine di rischio accettabile era probabilmente molto più basso rispetto a quello di una vettura nelle retrovie.

Il mistero del bug FIA

Il secondo grande tema della puntata è ancora più tecnico.

Durante il giro di formazione alcune monoposto hanno incontrato un problema legato al software della FIA che gestisce e controlla determinati parametri relativi alla gestione dell’energia.

La situazione è stata particolarmente evidente perché le vetture si trovavano ancora a velocità molto basse.

Secondo le informazioni analizzate durante Race Tech, il sistema si è trovato a gestire contemporaneamente diverse condizioni anomale: slittamento posteriore elevato, forte parzializzazione del gas e regime di rotazione del motore.

La combinazione di queste variabili avrebbe portato il sistema fuori dagli intervalli di validità previsti, provocando l’attivazione della modalità recovery.

Alcuni piloti sono riusciti a ripristinare il sistema attraverso un reset.

Tra gli esempi discussi ci sono Max Verstappen, che ha effettuato il reset con l’aiuto di Gianpiero Lambiase, e Lewis Hamilton, che ha eseguito la procedura con la vettura ferma.

Il problema solleva però una questione più importante: come è stato validato un sistema così complesso?

Una Formula 1 sempre più sofisticata, ma difficile da testare

La Formula 1 moderna richiede un livello di gestione energetica enormemente più complesso rispetto al passato.

Con l’attuale architettura delle power unit, la gestione dell’energia, del recupero e del deployment è diventata una parte fondamentale delle prestazioni.

Per questo la FIA deve necessariamente utilizzare sistemi hardware e software in grado di controllare che tutti i concorrenti operino secondo gli stessi parametri.

Il punto critico evidenziato da Race Tech è però la validazione.

Se un software può trovarsi davanti a una combinazione di condizioni che non è stata adeguatamente testata, il problema può emergere soltanto quando il sistema viene utilizzato in condizioni reali.

Ed è proprio questo l’aspetto che, secondo Romanelli, lascia maggiormente perplessi: arrivare a una fase così avanzata della stagione e scoprire un comportamento anomalo di un sistema così importante.

La FIA ha poi introdotto una nuova versione del sistema, ma rimangono interrogativi su quali parametri siano stati modificati e su come sia stata affrontata precisamente la causa del problema.

Aggiornamenti Mercedes Foto credits X  Chris Medlang e Albert Fabrega e
Aggiornamenti Mercedes Foto credits X Chris Medlang e Albert Fabrega e

Mercedes: gli aggiornamenti non funzionano?

Il terzo argomento della puntata riguarda Mercedes.

La squadra ha portato in pista un pacchetto di aggiornamenti molto importante, caratterizzato anche da una configurazione profondamente rivista delle pance.

L’obiettivo era modificare il modo in cui il flusso d’aria viene indirizzato verso la parte posteriore della vettura e aumentare il contributo del fondo alle prestazioni aerodinamiche.

Il risultato, almeno nelle prime indicazioni, non è stato però quello sperato.

Mercedes sembra aver guadagnato qualcosa nelle sezioni veloci, ma allo stesso tempo ha evidenziato un comportamento meno convincente in altre condizioni, con un possibile aumento del sottosterzo.

Un flop oppure semplicemente un pacchetto ancora da capire?

Qui Race Tech evita una conclusione troppo semplice.

Secondo Romanelli, definire immediatamente il nuovo sviluppo come un fallimento sarebbe prematuro.

Un pacchetto aerodinamico di questa portata viene studiato attraverso CFD, simulazioni e dati della galleria del vento. Prima di portarlo in pista, inoltre, il team analizza attentamente le direzioni di sviluppo degli avversari.

Per questo è plausibile che Mercedes abbia bisogno di ulteriori sessioni per trovare il corretto compromesso tra carico aerodinamico, efficienza e grip meccanico.

Il vero verdetto sugli aggiornamenti, quindi, potrebbe arrivare soltanto dopo che la squadra avrà avuto la possibilità di lavorare maggiormente sul set-up.

Red Bull-Ford e la sorpresa della nuova power unit

In chiusura c’è spazio anche per un progetto che sta sorprendendo per la velocità con cui è riuscito a diventare competitivo: il nuovo motore Red Bull-Ford.

La difficoltà non riguardava soltanto la realizzazione del motore termico. Una delle sfide più importanti era rappresentata dalla componente ibrida, un settore nel quale anche costruttori con una lunga esperienza hanno incontrato enormi difficoltà.

Il risultato ottenuto da Red Bull Powertrains viene quindi considerato particolarmente significativo.

Costruire in così poco tempo una struttura capace di sviluppare una power unit competitiva, senza poter contare sulla possibilità di effettuare una quantità illimitata di test, rappresentava una scommessa enorme.

E, almeno secondo l’analisi di Race Tech, una scommessa che finora ha dato risultati decisamente sorprendenti.

Ferrari, FIA e Mercedes: tre problemi molto diversi

La nuova puntata di Race Tech mette quindi insieme tre situazioni apparentemente molto diverse.

Da una parte c’è Ferrari, alle prese con una scelta strategica estremamente rischiosa.

Dall’altra c’è la FIA, con un problema software che dimostra quanto sia difficile validare sistemi sempre più complessi in una Formula 1 dove le possibilità di test sono fortemente limitate.

Infine c’è Mercedes, che deve ancora capire fino in fondo come sfruttare un pacchetto aerodinamico profondamente rivisto.

Tre casi diversi, ma con un elemento comune: in Formula 1 non basta che un’idea funzioni sulla carta. Deve funzionare nelle condizioni reali della pista.

Ed è proprio questo il punto centrale della 169ª puntata di Race Tech.

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