Trovare pochi cavalli in più sul motore non è mai stato semplice. Luigi Mazzola spiega quanto lavoro servisse in passato e perché oggi, con il budget cap, la situazione sia ancora più complessa.
- Cinque cavalli non sono affatto pochi
- “Era un lavoro di un anno”
- Oggi c’è il budget cap
- Cambiare un componente non significa automaticamente trovare cavalli
- Ferrari, il problema è anche stare al passo
- Il vero sviluppo è una corsa contro l’ignoto
- Dove si perdono quei cavalli?
- Guarda l’intervista completa
- Ferrari deve trovare la direzione giusta
C’è un numero che in Formula 1 può sembrare piccolo: 5, 10 cavalli.
Eppure, secondo Luigi Mazzola, ottenere quel tipo di incremento di potenza sul motore poteva richiedere un lavoro enorme.
Durante l’intervista a NewsF1.it, l’ex ingegnere Ferrari ha affrontato proprio il tema dello sviluppo della power unit, collegandolo anche alla situazione attuale della Scuderia e alla difficoltà di mantenere il passo degli avversari.
La frase di Mazzola è molto chiara:
“Guadagnare 5-10 cavalli era un lavoro di un anno.”
Non è quindi soltanto una questione di numeri. Dietro quei pochi cavalli c’è un processo tecnico molto complesso.
Cinque cavalli non sono affatto pochi
Guardando una monoposto dall’esterno, 5 o 10 cavalli possono sembrare una differenza quasi insignificante.
In Formula 1, invece, anche un incremento apparentemente minimo della potenza può avere conseguenze importanti.
Più potenza significa infatti poter migliorare le prestazioni nei rettilinei, avere maggiore margine nelle fasi di accelerazione e, soprattutto, disporre di una base tecnica più competitiva.
Ma il punto sollevato da Mazzola è un altro: quei cavalli non arrivano semplicemente modificando un componente.
Richiedono ricerca, sviluppo, progettazione, test e una quantità enorme di lavoro.
“Era un lavoro di un anno”
Mazzola fa riferimento a un’epoca nella quale c’erano maggiore libertà tecnica e risorse differenti rispetto alla Formula 1 attuale.
In quel contesto, ottenere 5-10 cavalli in più rispetto al motore precedente rappresentava già un risultato significativo.
L’ex ingegnere Ferrari spiega infatti che si trattava del risultato dello sviluppo dell’intera unità dell’anno successivo.
Non era quindi una semplice evoluzione ottenibile dall’oggi al domani.
E questo aiuta a comprendere una delle caratteristiche fondamentali della Formula 1: la prestazione è il risultato di un lavoro lungo e progressivo.
Oggi c’è il budget cap
La situazione attuale presenta però un’ulteriore difficoltà.
Mazzola sottolinea infatti come oggi le squadre debbano fare i conti con il budget cap e con una serie di restrizioni che limitano la possibilità di intervenire liberamente sulla vettura e sulla power unit. Testo incollato(2)
Questo cambia completamente il modo di lavorare.
Non basta avere un’idea.
Bisogna anche capire dove investire le risorse disponibili.
Ogni sviluppo deve essere valutato in funzione del rapporto tra costo e prestazione ottenibile.
Ed è proprio qui che la capacità tecnica di una squadra diventa fondamentale.

Cambiare un componente non significa automaticamente trovare cavalli
Mazzola fa anche un esempio molto concreto.
Si può intervenire sulla turbina, modificare alcuni elementi e cercare di ottimizzare le componenti interne.
Ma questo non significa automaticamente ottenere un aumento significativo della potenza.
Il punto, secondo la sua spiegazione, è che per trovare vera potenza aggiuntiva servono interventi che incidano effettivamente sulle forze disponibili della power unit.
Ed è proprio questo il motivo per cui lo sviluppo del motore richiede tempi così lunghi.
Ferrari, il problema è anche stare al passo
Il discorso di Mazzola non riguarda però soltanto il motore.
L’ex ingegnere Ferrari parte dalla situazione della monoposto attuale e osserva come una vettura possa essere bella, bilanciata e performante, ma contemporaneamente perdere terreno se gli avversari riescono a sviluppare più rapidamente.
È uno dei concetti più importanti della Formula 1 moderna.
Non basta migliorare.
Bisogna migliorare più degli altri.
Una squadra può portare aggiornamenti, trovare qualche decimo e rendere la propria macchina migliore rispetto a quella di qualche gara prima.
Ma se nello stesso momento Mercedes, McLaren, Red Bull o gli altri concorrenti trovano ancora più prestazione, il risultato finale sarà comunque negativo.
È quella che Mazzola definisce, in sostanza, una performance relativa.
Il vero sviluppo è una corsa contro l’ignoto
Ed è qui che emerge l’aspetto più interessante dell’analisi.
In Formula 1 nessuna squadra sa esattamente quanto riusciranno a migliorare gli avversari.
Per questo non esiste un punto nel quale si possa semplicemente dire: “Abbiamo fatto abbastanza”.
Mazzola spiega che bisogna continuare a cercare, lavorare, innovare e soprattutto vedere ciò che ancora non c’è.
È una mentalità che riguarda tanto il reparto motori quanto l’aerodinamica, la meccanica e lo sviluppo complessivo della vettura.
Ed è proprio quando questa spinta rallenta che possono nascere i problemi.
Dove si perdono quei cavalli?
La domanda diventa quindi molto più interessante.
Se trovare 5-10 cavalli può richiedere un anno di lavoro, dove può una squadra trovare il margine necessario per recuperare rispetto ai rivali?
Non necessariamente in una singola soluzione.
Può essere una combinazione di elementi:
- efficienza della power unit;
- gestione dell’energia;
- aerodinamica;
- efficienza meccanica;
- peso;
- raffreddamento;
- affidabilità;
- software e gestione della potenza;
- qualità dello sviluppo.
È la somma di tanti piccoli miglioramenti a determinare il salto di prestazione.
Ed è anche per questo che la Formula 1 non concede scorciatoie.
Guarda l’intervista completa

Ferrari deve trovare la direzione giusta
Il ragionamento di Mazzola si collega direttamente alla domanda che aveva posto poco prima sulla Ferrari: quanto capitale umano e tecnologico serve ancora per costruire una macchina capace di vincere con continuità?
Perché avere una vettura competitiva non è sufficiente.
Bisogna riuscire a mantenerla competitiva mentre gli avversari sviluppano le proprie monoposto.
E sul motore il problema è ancora più evidente.
Se 5-10 cavalli possono rappresentare un anno di lavoro, ogni scelta tecnica diventa fondamentale.
Non esiste la bacchetta magica.
Esiste soltanto la capacità di individuare la direzione corretta, investire le risorse nel posto giusto e continuare a sviluppare prima che lo facciano gli altri.
Ed è forse proprio questo il punto più importante delle parole di Mazzola.
In Formula 1 non vince chi migliora. Vince chi riesce a migliorare più degli altri.
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