Ferrari F1, il vero problema non è la strategia: a Zandvoort ha perso punti da squadra non ancora matura

Vito Defonseca
9 Min Read
Ferrari F1 GP Olanda Hamilton Foto Credits X official Ferrari

Ferrari F1 aveva il passo per il podio nel GP d’Olanda, ma a Zandvoort ha lasciato ancora una volta punti pesantissimi per strada. È questa la conclusione a cui sono arrivato riguardando la gara: la SF-26 non era la monoposto più veloce del weekend, ma era assolutamente in grado di lottare con Mercedes e McLaren. Il risultato finale, però, racconta una storia diversa.

Secondo me il vero problema della Ferrari non è stata la strategia. È stata la sua esecuzione. Ed è una differenza enorme se l’obiettivo dichiarato è vincere il Mondiale di Formula 1.

Ferrari F1 Qualifiche GP Olanda
Ferrari F1 Qualifiche GP Olanda

Ferrari F1 aveva una macchina da podio nel GP d’Olanda

Leggendo molti commenti dopo la gara, sembra che la Ferrari sia stata semplicemente inferiore a Mercedes e McLaren. Io non la vedo così.

C’è un dato che continua a non convincermi: nella prima parte della gara Charles Leclerc aveva circa dieci secondi di ritardo da Kimi Antonelli, ma girava con tempi migliori della Mercedes. Se una Ferrari è in grado di recuperare sul passo gara pur trovandosi nel traffico, significa che la SF-26 aveva un potenziale molto più alto di quello mostrato dalla classifica finale.

Per questo motivo continuo a pensare che la Ferrari vista a Zandvoort fosse una monoposto da secondo o terzo posto. In condizioni diverse, partendo più avanti, avrebbe potuto addirittura giocarsi la vittoria.

Il problema Ferrari non è la strategia, ma come viene eseguita

La scelta di differenziare la strategia tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton, a mio giudizio, era corretta.

Su un circuito come Zandvoort, dove superare è complicatissimo, era giusto provare due approcci diversi. Hamilton nel finale arriva realmente vicino a George Russell e dimostra che quella strategia aveva un senso.

Quello che non funziona è tutto ciò che succede intorno.

Ferrari perde tempo nell’esecuzione delle soste, nella gestione del momento giusto per richiamare i piloti ai box e nelle comunicazioni durante la gara. È qui che vedo una squadra ancora poco matura.

Le sbavature Ferrari che costano punti pesanti

Ci sono diversi episodi che raccontano una Ferrari non ancora perfetta.

A un certo punto Leclerc viene richiamato ai box, ma non entra immediatamente. Poco dopo Hamilton si lamenta via radio del tempo perso durante la propria strategia. Sono situazioni che lasciano la sensazione di un’esecuzione poco pulita.

Non posso dire con certezza che il pit stop sia stato lento o che ci sia stato un errore specifico nel cambio gomme. Ma la sensazione complessiva è che Ferrari abbia perso secondi preziosi proprio nei momenti decisivi della gara.

E in Formula 1 quei secondi valgono punti.

Ferrari continua a partire troppo indietro

C’è un altro limite che continua a ripetersi gara dopo gara: la qualifica.

Anche a Zandvoort Ferrari parte troppo dietro. E su un circuito dove la posizione in pista conta tantissimo, partire in terza fila significa compromettere gran parte della domenica.

Ha ragione chi sottolinea questo aspetto: su piste come il GP d’Olanda la gara si costruisce il sabato.

Per questo credo che Ferrari abbia perso gran parte delle proprie possibilità già in qualifica.

McLaren era la migliore, ma Ferrari era vicinissima

Guardando tutto il weekend, la McLaren è stata probabilmente la monoposto più completa.

Ma parliamo di un vantaggio minimo.

Mercedes, Ferrari e McLaren sono sembrate molto vicine come prestazione complessiva. Anzi, nella prima parte della gara la Ferrari mi è sembrata persino leggermente superiore alla Mercedes sul passo di Leclerc.

Poi la SF-26 è diventata altalenante: forte all’inizio, in difficoltà nella fase centrale e nuovamente competitiva nel finale con Hamilton.

È questa discontinuità che rende difficile accettare il risultato finale.

Minardi Ferrari Mondiale
Minardi Ferrari Mondiale

Minardi ha ragione: Ferrari non è ancora una squadra matura

C’è una frase di Gian Carlo Minardi che condivido completamente: per costruire una squadra vincente servono anni.

La McLaren è l’esempio perfetto.

Qualche stagione fa aveva una monoposto nettamente superiore, ma buttava via gare per errori di strategia e gestione. Oggi è una squadra molto più matura.

Ferrari mi sembra esattamente in quella fase di crescita. Non è una squadra improvvisata, ma non è ancora una squadra che massimizza ogni occasione.

Ed è questo che la separa oggi da Mercedes.

Hamilton mi convince più di Leclerc

Questa è probabilmente la considerazione più personale.

Lewis Hamilton mi è piaciuto molto più di Charles Leclerc.

Hamilton continua a trasmettere voglia di attaccare, di provarci fino all’ultimo giro, di cercare ogni possibilità. Leclerc, invece, mi è sembrato diverso.

Ha fatto una buona partenza, ma durante la gara ho visto un pilota meno aggressivo, meno combattivo, quasi rassegnato.

Ho la sensazione che dopo il rinnovo del contratto sia diventato più sereno, forse troppo sereno.

Un Mondiale, però, si rincorre finché la matematica lo permette. È quello che facevano Michael Schumacher e tutti i grandi campioni: continuavano a crederci fino all’ultima gara.

Oggi, invece, vedo Hamilton con molta più fame agonistica.

Ferrari dovrebbe puntare su Hamilton nella lotta mondiale?

È una riflessione che farà discutere, ma credo che Ferrari debba iniziare a prendere decisioni più chiare.

Se il Mondiale è ancora matematicamente aperto, la squadra deve scegliere una direzione.

Oggi Hamilton mi sembra il pilota con più convinzione nella rincorsa al titolo. Leclerc, invece, appare meno brillante rispetto a qualche mese fa.

Le grandi squadre, quando serve, fanno delle scelte. Mercedes oggi gestisce Antonelli e Russell pensando prima al risultato del team. Ferrari, invece, continua spesso a lasciare tutto aperto.

E questo rischia di costare altri punti.

Ferrari perde punti, e questo è il vero campanello d’allarme

Il punto centrale non è che Ferrari abbia perso una vittoria.

Il punto è che Ferrari continua a perdere punti.

Da diverse gare la SF-26 lascia qualcosa per strada contro Mercedes. Magari uno o due punti alla volta, magari un podio trasformato in quarto posto. Ma sono proprio quei punti che alla fine decidono un Mondiale.

Le Ferrari dell’era Schumacher hanno vinto anche con monoposto non sempre superiori perché erano una squadra che concretizzava ogni occasione.

Questa Ferrari, invece, non è ancora una macchina da guerra.

Zandvoort lascia una Ferrari competitiva, ma non ancora da titolo

Il GP d’Olanda mi lascia una convinzione molto precisa.

La SF-26 è una monoposto competitiva. Non è inferiore a Mercedes come racconta il risultato finale e può giocarsela anche con McLaren quando tutto funziona.

Quello che ancora manca è la maturità della squadra.

Velocità, strategia, pit stop, comunicazione e gestione della gara devono diventare un unico meccanismo perfetto. Oggi Ferrari quel livello non lo ha ancora raggiunto.

E finché continuerà a perdere punti nei dettagli, sarà difficile trasformare una macchina da podio in una macchina da titolo mondiale.

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