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La Ferrari potrebbe presentarsi al Gran Premio d’Olanda con un’evoluzione del fondo della SF-26. Al momento, però, è importante fare una distinzione netta: non esiste alcuna conferma ufficiale della Scuderia Ferrari. Si tratta di indiscrezioni provenienti dal paddock che parlano di un possibile aggiornamento aerodinamico in occasione di Zandvoort.
- Il vero limite della Ferrari SF-26 è il posteriore?
- L’Ungheria ha dato un primo indizio
- Perché la gomma Hard mette più in difficoltà la Ferrari
- Il nuovo fondo può davvero aiutare la trazione?
- Cosa significa ampliare la finestra di funzionamento
- Perché Zandvoort è il banco di prova ideale
- Dislivelli e cordoli cambiano il lavoro del fondo
- Ferrari deve trovare un compromesso meccanico
- Fondo e diffusore lavorano insieme
- Più carico o più efficienza?
- Il weekend Sprint rende tutto più difficile
- Cosa dovremo osservare in pista
- Il nuovo fondo risolverà il problema della Ferrari?
La domanda davvero interessante, però, non è se arriverà un nuovo fondo, ma quale problema Ferrari starebbe cercando di risolvere.
Nella nuova puntata di Undercut #16, Marco Coricelli analizza proprio questo aspetto: la SF-26 è una monoposto molto competitiva nelle curve medio-veloci, ma continua a mostrare un limite evidente nelle fasi di trazione in uscita dalle curve lente. È da qui che parte la nostra analisi tecnica.

Il vero limite della Ferrari SF-26 è il posteriore?
Osservando le ultime gare emerge un comportamento piuttosto ricorrente.
La Ferrari ha brillato su circuiti come Silverstone e Barcellona, dove il carico aerodinamico e l’efficienza della vettura vengono esaltati dalle curve medio-veloci. Al contrario, in Austria, Monaco e in parte anche in Ungheria, la SF-26 ha sofferto soprattutto quando doveva scaricare la potenza a terra nelle curve lente.
Secondo Marco Coricelli, il problema sembra concentrarsi proprio nella fase di trazione: il posteriore fatica a trasferire tutta la coppia sull’asfalto senza generare slittamento dello pneumatico.
Non è una conclusione definitiva, ma un’ipotesi tecnica basata sul comportamento mostrato dalla vettura durante le gare.
L’Ungheria ha dato un primo indizio
L’Hungaroring è stato un caso molto interessante.
Rispetto ad Austria e Monaco, Ferrari ha mostrato un miglioramento nella gestione del posteriore. Tuttavia questo progresso è stato evidente soprattutto con la gomma Soft.
Con la Soft, la maggiore aderenza della mescola aiuta la SF-26 a mascherare parte del problema di trazione.
Con la Hard, invece, è emerso un fenomeno molto diverso: la gomma tendeva a scivolare maggiormente in uscita dalle curve lente, aumentando rapidamente la temperatura interna dello pneumatico.
È il classico fenomeno di overheating da slittamento.
Quando la ruota perde leggermente aderenza, genera calore e la prestazione cala progressivamente.
Perché la gomma Hard mette più in difficoltà la Ferrari
La differenza tra Soft e Hard non riguarda soltanto il livello di grip.
La gomma Hard ha una carcassa più rigida e richiede una vettura capace di gestire molto meglio il carico sul posteriore.
Se il trasferimento di coppia non è perfetto, aumenta lo slittamento e cresce la temperatura della copertura.
Per questo motivo la SF-26 può apparire molto competitiva in alcuni stint e perdere improvvisamente prestazione quando cambia la finestra di funzionamento della gomma.
È un comportamento che Ferrari dovrà cercare di eliminare nella seconda parte del campionato.

Il nuovo fondo può davvero aiutare la trazione?
Qui entra in gioco il possibile aggiornamento di Zandvoort.
Il fondo è il componente che genera la parte più importante del carico aerodinamico di una Formula 1.
L’obiettivo di una sua evoluzione non è semplicemente creare più deportanza.
Il vero obiettivo potrebbe essere:
- aumentare il carico prodotto dal corpo vettura;
- rendere il carico più stabile;
- migliorare il flusso che alimenta il diffusore;
- ampliare la finestra di funzionamento della SF-26.
È proprio quest’ultimo concetto che Marco Coricelli ritiene fondamentale.
Cosa significa ampliare la finestra di funzionamento
Una Formula 1 deve essere competitiva in condizioni molto diverse tra loro.
Temperatura dell’asfalto, altezza da terra, consumo gomme, quantità di carburante e assetto modificano continuamente il comportamento della monoposto.
Una vettura con una finestra di funzionamento ridotta è molto veloce solo in condizioni quasi perfette.
Una vettura con una finestra più ampia riesce invece a mantenere prestazioni elevate in molte situazioni differenti.
Se Ferrari sta davvero lavorando sul fondo, è plausibile che stia cercando proprio questo risultato: rendere la SF-26 meno sensibile ai cambiamenti di setup e alle condizioni della pista.
Perché Zandvoort è il banco di prova ideale
Il circuito olandese presenta caratteristiche molto particolari.
È una pista vicina al mare, dove la sabbia può modificare rapidamente il livello di grip. Inoltre il tracciato è ricco di dislivelli, cordoli molto alti e curve sopraelevate.
Tutti elementi che mettono continuamente sotto stress il fondo della monoposto.
Per questo motivo Zandvoort rappresenta un test molto severo per qualsiasi aggiornamento aerodinamico legato al pavimento.
Dislivelli e cordoli cambiano il lavoro del fondo
Uno degli aspetti evidenziati da Marco riguarda proprio il comportamento dinamico del fondo.
I continui cambi di pendenza fanno lavorare il pavimento in condizioni molto diverse durante il giro.
Il diffusore non opera sempre all’altezza ideale da terra e deve adattarsi continuamente alle variazioni di assetto provocate da frenate, accelerazioni e cordoli.
Ecco perché trovare il setup corretto sarà particolarmente complicato.
Una vettura troppo rigida rischia di perdere trazione.
Una vettura troppo morbida rischia invece di perdere efficienza aerodinamica.
Ferrari deve trovare un compromesso meccanico
Secondo l’analisi di Marco Coricelli, la SF-26 sembra dare il meglio quando il setup meccanico è piuttosto rigido.
Questo spiegherebbe l’ottimo comportamento nelle curve medio-veloci.
Nelle piste dove è necessario ammorbidire la vettura per migliorare la trazione e assorbire meglio cordoli e dislivelli, Ferrari potrebbe perdere parte della sua efficacia.
È una delle ipotesi tecniche più interessanti emerse durante la puntata.

Fondo e diffusore lavorano insieme
Se davvero Ferrari porterà un’evoluzione del pavimento, non bisogna immaginare un componente isolato.
Fondo e diffusore costituiscono un unico sistema aerodinamico.
Il pavimento accelera il flusso sotto la monoposto.
Il diffusore espande quel flusso e recupera pressione, trasformando il lavoro del fondo in carico aerodinamico.
Una modifica alla geometria del fondo può quindi cambiare completamente il comportamento del diffusore.
Ed è proprio questo il motivo per cui eventuali aggiornamenti potrebbero riguardare entrambe le aree.
Più carico o più efficienza?
Qui c’è la differenza tra la tecnica raccontata da NewsF1 e la narrativa che spesso si legge online.
Dire “Ferrari porta un nuovo fondo per avere più carico” è una semplificazione.
Il punto vero è un altro.
Ferrari potrebbe cercare un fondo capace di produrre più carico a parità di resistenza, oppure lo stesso carico con meno drag.
È questo il concetto di efficienza aerodinamica che abbiamo già visto nella filosofia della SF-26.
L’obiettivo non è aggiungere deportanza a qualsiasi costo.
L’obiettivo è migliorare il rapporto tra carico e resistenza.
Il weekend Sprint rende tutto più difficile
C’è un altro elemento che potrebbe complicare il lavoro Ferrari.
Zandvoort sarà un weekend Sprint.
Questo significa una sola sessione di prove libere prima delle qualifiche Sprint.
Per un eventuale aggiornamento del fondo il tempo disponibile sarà pochissimo.
Gli ingegneri dovranno verificare rapidamente il comportamento della vettura e trovare il setup corretto quasi immediatamente.
È probabilmente la situazione più difficile nella quale introdurre un aggiornamento importante.
Cosa dovremo osservare in pista
Se Ferrari dovesse davvero portare una nuova evoluzione del fondo, ci saranno alcuni aspeti molto interessanti da osservare durante il weekend.
- comportamento della SF-26 nelle curve lente;
- uscita dalle curve di trazione;
- temperatura delle gomme posteriori, soprattutto con la Hard;
- stabilità del posteriore;
- livello di ala posteriore utilizzato dalla Ferrari.
Questi saranno gli indicatori più utili per capire se il nuovo fondo sta realmente ampliando la finestra di funzionamento della monoposto.
Il nuovo fondo risolverà il problema della Ferrari?
Oggi nessuno può rispondere con certezza.
L’aggiornamento di Zandvoort, al momento, resta un’indiscrezione e non una comunicazione ufficiale Ferrari.
Quello che possiamo dire, sulla base dell’analisi tecnica di Marco Coricelli, è che Ferrari ha un’area molto precisa sulla quale continuare a lavorare: la gestione della trazione del posteriore nelle curve lente.
Se il nuovo fondo sarà davvero progettato per rendere più stabile il carico aerodinamico e migliorare il lavoro del diffusore, Zandvoort potrebbe diventare il primo banco di prova di questa evoluzione.
Ma sarà la pista, e non il rumor, a dirci se Ferrari avrà davvero fatto un passo avanti.
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