La F1 è arrivata a Sepang per il Gran Premio del Bahrain con una delle gare più attese dell’anno sul bagnato. Nessuno, però, avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo prima ancora della partenza.
- Cosa è successo alle monoposto a Sepang
- Perché la macchina perdeva potenza andando piano
- Hamilton costretto a fermarsi e riavviare la macchina
- Il problema non era solo Ferrari
- La FIA ha dovuto aggiornare il software in piena emergenza
- Ma perché nessuno aveva previsto il problema?
- La prima gara bagnata del 2026 ha scoperto il problema
- La Formula 1 è diventata troppo dipendente dalla tecnologia?
- Verstappen l’ha definita una “Lego race”
- Un problema risolto, ma le domande restano
- La Formula 1 del futuro sarà sempre più elettronica
Durante i giri di formazione, con la pista completamente bagnata e le monoposto costrette a procedere lentamente dietro la Safety Car, diverse vetture hanno improvvisamente perso potenza. Max Verstappen è stato tra i primi a rallentare, poi è toccato a Lewis Hamilton e ad altri piloti. In alcuni casi il motore sembrava semplicemente non rispondere più al comando dell’acceleratore.
La procedura di partenza è stata quindi interrotta e la FIA ha dovuto intervenire con un aggiornamento del software prima di poter dare finalmente il via alla gara.
Un episodio surreale, che ha riportato al centro del dibattito una domanda molto più grande: quanto è diventata complessa la Formula 1 moderna?
Cosa è successo alle monoposto a Sepang
Per capire il problema bisogna partire dalle condizioni in cui si sono trovate le vetture.
La pista di Sepang era estremamente bagnata. Le monoposto stavano procedendo a velocità molto basse dietro la Safety Car e, proprio in questa situazione, si è verificata una combinazione di condizioni che il software non aveva gestito correttamente.
La FIA ha spiegato che il problema è nato dall’interazione tra regime del motore molto basso, scarsa aderenza, impostazioni di gestione dell’energia previste per il bagnato e particolari configurazioni dei settori del circuito di Sepang.
In altre parole, non si è trattato semplicemente di un motore che si è spento a causa dell’acqua.
Il problema era legato alla gestione elettronica della potenza delle nuove Power Unit.
Perché la macchina perdeva potenza andando piano
È questo l’aspetto più interessante dell’intera vicenda.
Con le nuove Power Unit 2026 la componente elettrica ha assunto un’importanza molto maggiore rispetto al passato. In condizioni di bagnato, il sistema prevede una riduzione della potenza elettrica disponibile in determinati settori del circuito.
Il limite viene portato fino a circa 250 kW per gestire l’energia in condizioni di bassa aderenza.
A Sepang, però, è successo qualcosa che non era stato previsto correttamente.
Alcune monoposto hanno raggiunto velocità estremamente basse durante il giro di formazione. La presenza della Safety Car ha creato anche un effetto fisarmonica: le vetture davanti rallentavano, quelle dietro erano costrette a frenare ulteriormente e alcune sono arrivate quasi a fermarsi.
Ed è proprio in quella situazione che il bug del software è entrato in funzione.
Il sistema impediva infatti alla potenza di essere nuovamente erogata nel momento in cui il pilota cercava di ripartire.
Il risultato, visto dall’abitacolo, era incredibile: il pilota premeva l’acceleratore, ma la monoposto non rispondeva.

Hamilton costretto a fermarsi e riavviare la macchina
Uno dei casi più clamorosi è stato quello di Lewis Hamilton.
Il pilota Ferrari si è trovato praticamente senza risposta dalla monoposto ed è stato costretto a fermarsi e riavviare la vettura.
Una situazione che Hamilton ha definito come qualcosa di mai sperimentato prima nella sua carriera.
Anche Oliver Bearman ha raccontato di aver avuto la sensazione che il pedale dell’acceleratore non fosse più collegato alla macchina.
Per un pilota di Formula 1, abituato a gestire una vettura estremamente sofisticata attraverso centinaia di parametri, ritrovarsi improvvisamente senza risposta dal motore è una situazione decisamente particolare.
E soprattutto apre un interrogativo: quanto controllo ha ancora realmente il pilota sulla propria monoposto?
Il problema non era solo Ferrari
La cosa importante è che il guasto non ha riguardato esclusivamente una squadra.
Il problema era legato al software comune utilizzato nella gestione di determinate funzioni delle Power Unit e, proprio per questo, diverse monoposto sono state coinvolte.
Verstappen è stato tra i primi a sperimentare il problema, Hamilton si è fermato, mentre altre vetture hanno successivamente rallentato o perso potenza.
La FIA ha quindi capito rapidamente che non si trattava di un inconveniente isolato di una singola squadra.
Era un problema sistemico.
E questo ha reso inevitabile la decisione di interrompere la procedura di partenza.

La FIA ha dovuto aggiornare il software in piena emergenza
A quel punto è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo.
La FIA ha analizzato il problema e ha preparato un aggiornamento del software durante la pausa provocata dalla pioggia.
L’intervento ha eliminato il vincolo energetico nei settori del circuito nei quali le velocità estremamente basse avevano fatto scattare il problema.
L’aggiornamento è stato quindi distribuito alle squadre, che hanno dovuto installarlo sulle monoposto prima di poter riprendere la procedura di partenza.
È anche questo uno dei motivi per cui il pubblico ha dovuto attendere così a lungo prima di vedere finalmente partire il Gran Premio.
La FIA ha comunque sottolineato che l’intervento d’emergenza è stato effettuato senza compromettere la sicurezza, lo svolgimento della gara o l’equità sportiva.
Ma perché nessuno aveva previsto il problema?
Questa è probabilmente la domanda più importante.
Il software era stato testato.
Ma non era stato testato in quelle specifiche condizioni.
Nikolas Tombazis, direttore FIA per le monoposto, ha spiegato che nel corso della stagione 2026 c’era stato pochissimo running sul bagnato. Il sistema era quindi stato verificato, ma non aveva incontrato la combinazione particolare di condizioni che si è presentata a Sepang.
Velocità estremamente basse, Safety Car, pista bagnata, gestione dell’energia e configurazione del circuito si sono combinati in un modo che i test non avevano riprodotto.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso.
La situazione che ha provocato il problema era tutt’altro che imprevedibile: se piove in Formula 1, le vetture possono procedere lentamente dietro la Safety Car.
Eppure è stato proprio quel tipo di scenario a far emergere il bug.
La prima gara bagnata del 2026 ha scoperto il problema
Il Gran Premio del Bahrain corso a Sepang è stato il primo vero banco di prova sul bagnato per le nuove monoposto 2026.
La nuova generazione di vetture ha introdotto un rapporto molto più importante tra motore termico, componente elettrica e gestione dell’energia.
Questo significa anche una maggiore dipendenza dal software.
E quando una situazione non prevista dal sistema si presenta, le conseguenze possono essere molto più evidenti.
A Sepang non si è rotto semplicemente un componente meccanico.
È stato il software a non gestire correttamente una particolare condizione di funzionamento.
La FIA ha quindi annunciato una revisione completa dell’accaduto insieme alle squadre e ai costruttori delle Power Unit.
La Formula 1 è diventata troppo dipendente dalla tecnologia?
È qui che il caso di Sepang diventa molto più interessante del semplice problema tecnico.
La Formula 1 moderna è ormai un concentrato di elettronica, software, simulazioni, algoritmi e gestione dell’energia.
Ogni comportamento della monoposto viene monitorato e regolato attraverso sistemi estremamente sofisticati.
Il vantaggio è evidente: prestazioni, efficienza e possibilità di analizzare la vettura hanno raggiunto livelli impensabili fino a pochi anni fa.
Ma esiste anche un rovescio della medaglia.
Quando un sistema elettronico incontra una condizione che non era stata prevista, il pilota può trovarsi con pochissimi strumenti per intervenire.
A Sepang è successo qualcosa di quasi paradossale: le monoposto più tecnologicamente avanzate della storia della Formula 1 sono rimaste ferme durante un giro di formazione perché il sistema non riusciva più a gestire correttamente la ripartenza.
Verstappen l’ha definita una “Lego race”
Il campione del mondo Max Verstappen, che alla fine avrebbe conquistato la vittoria, ha raccontato con ironia l’assurdità della situazione.
Le vetture procedevano così lentamente che in alcuni momenti sembrava quasi di assistere a una gara di macchinine.
Una scena che ha sintetizzato perfettamente il paradosso di Sepang: monoposto capaci di velocità impressionanti, dotate di tecnologie sofisticatissime, costrette a procedere quasi al rallentatore e alcune addirittura incapaci di ripartire.
E proprio questa immagine rischia di diventare il simbolo della prima stagione delle nuove Power Unit.
Un problema risolto, ma le domande restano
Va riconosciuto alla FIA di aver individuato rapidamente il problema e di aver trovato una soluzione abbastanza veloce da permettere al Gran Premio di partire.
Ma il fatto che sia stato necessario intervenire sul software in piena emergenza non può essere ignorato.
La domanda adesso è soprattutto una: come è stato possibile che un problema di questo tipo non fosse emerso nei test?
La risposta della FIA è chiara: la combinazione di condizioni era troppo particolare e non era stata adeguatamente simulata.
Ma proprio per questo Sepang rappresenta un importante campanello d’allarme.
Il problema specifico verrà corretto. La FIA ha già confermato che lavorerà con team e costruttori per evitare che possa ripetersi.
Resta però il tema più ampio.
La Formula 1 del futuro sarà sempre più elettronica
Il caso di Sepang dimostra quanto la Formula 1 del 2026 sia ormai legata alla gestione elettronica della vettura.
Il pilota resta naturalmente fondamentale, ma sempre più spesso deve interagire con sistemi che decidono quando e come l’energia può essere utilizzata.
E quando qualcosa va storto, come accaduto sotto la pioggia di Sepang, il problema non è più soltanto quello di una macchina che non funziona.
Diventa una questione di software, algoritmi e gestione dell’energia.
La Formula 1 ha sempre rappresentato il massimo della tecnologia applicata alle corse.
Ma la scena di Sepang lascia una domanda inevitabile:
stiamo costruendo monoposto sempre più intelligenti oppure Formula 1 sempre più complicate?
La risposta, probabilmente, arriverà anche dalle prossime gare sul bagnato.
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