Ferrari, nuovo fondo a Zandvoort? Ecco cosa potrebbe cambiare sulla SF-26

Vito Defonseca
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nuovo fondo ferrari olanda

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La pausa estiva della Formula 1 sta per terminare e il prossimo appuntamento sarà il Gran Premio d’Olanda a Zandvoort. In queste ore stanno circolando indiscrezioni su un possibile nuovo aggiornamento Ferrari dedicato al fondo della SF-26.

Non si tratta, al momento, di una comunicazione ufficiale della Scuderia. È quindi necessario parlare di un’ipotesi e di un’indiscrezione tecnica, non di un aggiornamento già confermato.

La voce è comunque interessante perché riguarda una delle aree più importanti della monoposto 2026: il fondo e il pavimento.

Ed è proprio qui che l’analisi tecnica di Alberto Aimar permette di capire che cosa potrebbe cercare Ferrari con un’eventuale evoluzione della soluzione già sviluppata sulla SF-26.

Un nuovo fondo Ferrari a Zandvoort: cosa sappiamo

Le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane parlano di un possibile aggiornamento del fondo Ferrari in occasione del Gran Premio d’Olanda.

La notizia va però trattata con cautela.

Non abbiamo una conferma ufficiale della Ferrari che certifichi la presenza del nuovo componente a Zandvoort. Quello che possiamo fare, invece, è analizzare tecnicamente quale potrebbe essere il vantaggio di una simile evoluzione sulla base del lavoro già osservato sulla SF-26.

Il punto di partenza è il fondo introdotto e sviluppato durante la stagione, caratterizzato anche dal lavoro sulle feritoie e sulla gestione dei flussi nella zona laterale.

Se Ferrari dovesse effettivamente portare una nuova specifica, sarebbe quindi ragionevole aspettarsi un’evoluzione della filosofia già utilizzata, non necessariamente un progetto completamente nuovo.

Le feritoie del fondo non sono semplici aperture

Per capire il possibile vantaggio del nuovo pavimento bisogna partire dalle feritoie.

Osservando il fondo di una Formula 1, queste aperture possono sembrare semplicemente dei tagli praticati nella superficie.

In realtà hanno una funzione aerodinamica molto più complessa.

Il bordo del fondo è una delle zone più delicate della monoposto perché deve gestire contemporaneamente il flusso che passa sotto la vettura e quello che scorre all’esterno.

Qui si formano strutture vorticose che possono essere utilizzate dagli aerodinamici per controllare il comportamento dell’aria.

Il loro obiettivo non è eliminare i vortici.

È controllarli e utilizzarli nella maniera più efficace possibile.

Il collegamento tra fondo e diffusore

Il fondo e il diffusore devono essere considerati come un unico sistema.

L’aria che passa sotto la vettura viene accelerata e gestita attraverso la geometria del pavimento fino ad arrivare alla zona posteriore, dove il diffusore contribuisce a espandere il flusso e a recuperare pressione.

Per questo motivo la qualità del flusso che arriva al diffusore è fondamentale.

Non basta avere un diffusore progettato bene.

Bisogna riuscire ad alimentarlo con un flusso che rimanga il più possibile stabile ed efficace.

Ed è qui che entrano in gioco le feritoie.

Cosa possono fare le feritoie

Le feritoie possono essere utilizzate per modificare la distribuzione della pressione e la struttura dei vortici lungo il bordo del fondo.

In pratica, Ferrari può intervenire sulla quantità e sulla direzione dell’aria che attraversa determinate zone del pavimento e sul modo in cui il flusso esterno interagisce con quello che passa sotto la vettura.

Questo permette di controllare meglio il cosiddetto “sealing” aerodinamico del fondo.

Il concetto è particolarmente importante perché una perdita di efficienza nella zona laterale può compromettere il funzionamento dell’intero corpo vettura.

Ferrari F1 Undate Barcellona
Ferrari F1 Undate Barcellona

La spiegazione di Alberto Aimar

È proprio questo il punto nel quale l’analisi di Alberto Aimar diventa particolarmente interessante.

Nella nostra analisi tecnica della SF-26, Alberto ha spiegato come il lavoro sul fondo debba essere letto soprattutto in termini di efficienza, e non semplicemente come una ricerca del massimo carico aerodinamico.

Il concetto è fondamentale per comprendere la filosofia Ferrari del 2026.

Una monoposto non deve necessariamente generare il massimo carico possibile.

Deve generare il massimo carico ottenibile con una resistenza accettabile.

Questo significa che un’evoluzione del fondo può essere interessante anche se non produce semplicemente “più deportanza”.

Può essere molto più importante se riesce a produrre lo stesso carico con meno resistenza oppure più carico con un incremento di drag molto contenuto.

Il possibile vantaggio del nuovo pavimento

Se l’indiscrezione sul nuovo fondo Ferrari dovesse trovare conferma, una delle possibilità più interessanti sarebbe quindi un miglioramento dell’efficienza del corpo vettura.

Non necessariamente una rivoluzione.

Non necessariamente un enorme aumento del carico.

Piuttosto, un’ottimizzazione della gestione del flusso.

Ferrari potrebbe cercare di rendere più efficiente il percorso dell’aria sotto la SF-26, migliorando la stabilità del flusso che alimenta il diffusore e aumentando il carico prodotto dal corpo vettura.

Ed è proprio questo tipo di aggiornamento che può avere un valore particolarmente elevato nel Regolamento F1 2026.

Perché il carico prodotto dal fondo è così importante

Il carico prodotto dal corpo vettura ha una caratteristica fondamentale: può essere ottenuto senza affidarsi esclusivamente alle ali.

Se Ferrari riuscisse a ottenere più deportanza attraverso il fondo, potrebbe avere maggiore libertà nella configurazione delle ali.

Questo è particolarmente importante perché l’ala posteriore genera inevitabilmente anche resistenza.

Un aumento del carico ottenuto principalmente attraverso il corpo vettura può quindi permettere di mantenere una configurazione più efficiente dell’ala.

Il risultato teorico sarebbe una vettura capace di avere contemporaneamente:

più carico in curva;

buona velocità nei rettilinei;

minore dipendenza dall’ala posteriore;

maggiore efficienza complessiva.

È proprio il tipo di compromesso che Alberto ha indicato come centrale nella nuova Formula 1.

Zandvoort sarà un test interessante

Il Gran Premio d’Olanda rappresenta un banco di prova interessante per un eventuale nuovo fondo.

Zandvoort non è un circuito nel quale conta soltanto la velocità massima.

La pista richiede una vettura capace di mantenere carico e stabilità nelle curve ad alta velocità e di lavorare in maniera consistente durante il giro.

Questo potrebbe rendere particolarmente evidente un eventuale miglioramento del corpo vettura.

Non sarà quindi sufficiente guardare il tempo sul rettilineo.

Bisognerà osservare il comportamento della SF-26 nelle curve, la stabilità aerodinamica e soprattutto il livello di ala posteriore utilizzato.

Un indicatore importante: quanta ala serve

Uno degli elementi più interessanti da osservare nel caso in cui Ferrari portasse davvero una nuova specifica del fondo sarà proprio l’ala posteriore.

Se il nuovo pavimento producesse più carico in maniera efficiente, Ferrari potrebbe teoricamente permettersi una configurazione posteriore meno caricata.

Questo non significa automaticamente che vedremo un’ala scarica.

La configurazione dipenderà dal livello di carico richiesto da Zandvoort e dalle caratteristiche della vettura.

Ma il confronto con le specifiche precedenti potrebbe fornire un’indicazione molto interessante.

Se Ferrari riuscisse a mantenere lo stesso livello di prestazione in curva con meno ala, sarebbe un segnale positivo sull’efficienza del nuovo fondo.

Non è detto che più carico significhi più velocità

Questo è un altro punto che spesso viene perso nelle analisi troppo semplicistiche.

Dire “nuovo fondo, più carico” non significa automaticamente “Ferrari più veloce”.

Il carico aerodinamico deve essere valutato insieme alla resistenza.

Un fondo può produrre più deportanza, ma se per farlo genera una quantità eccessiva di drag il guadagno complessivo potrebbe essere limitato.

La vera prestazione nasce dal rapporto tra queste due grandezze.

È esattamente per questo che l’analisi di Alberto sulla SF-26 insiste sulla necessità di partire dall’efficienza.

bargeboards Ferrari SF 26
bargeboards Ferrari SF 26

La filosofia Ferrari: prima efficienza, poi deportanza

Il concetto può essere riassunto in maniera molto semplice.

Ferrari cerca innanzitutto di rendere la vettura efficiente.

Se la macchina riesce a viaggiare velocemente con una determinata configurazione aerodinamica, gli ingegneri possono utilizzare parte del margine ottenuto per aumentare il carico.

Questo permette di affrontare le curve con maggiore velocità senza pagare necessariamente lo stesso prezzo in termini di resistenza.

È una filosofia che abbiamo già visto emergere nell’analisi dell’ala anteriore della SF-26.

I piccoli flap davanti alla ruota non sono stati introdotti semplicemente per aggiungere carico: servono soprattutto a gestire il flusso e migliorare l’efficienza, creando poi la possibilità di aumentare il carico dove necessario.

Il fondo segue la stessa logica.

Il nuovo fondo potrebbe essere un’evoluzione, non una rivoluzione

Se l’indiscrezione dovesse essere confermata, non sarebbe corretto aspettarsi necessariamente una trasformazione radicale della SF-26.

Lo sviluppo aerodinamico moderno procede soprattutto attraverso evoluzioni successive.

Ferrari ha già lavorato sul fondo durante la stagione.

Una nuova specifica potrebbe intervenire su:

la geometria delle feritoie;

il bordo del pavimento;

la gestione dei vortici;

il collegamento tra fondo e diffusore;

la stabilità del flusso;

il livello di carico prodotto dal corpo vettura.

Sono dettagli che, presi singolarmente, possono sembrare poco significativi.

Ma sommati possono modificare sensibilmente la finestra di funzionamento della monoposto.

Il vero obiettivo potrebbe essere la stabilità

Un eventuale nuovo fondo potrebbe avere un altro vantaggio molto importante: rendere il carico più stabile.

Con una vettura del 2026, il comportamento aerodinamico deve essere efficace in condizioni molto diverse.

La vettura cambia altezza da terra.

Frena.

Accelera.

Passa sui cordoli.

Entra e percorre le curve.

In tutte queste condizioni cambia il modo in cui il fondo lavora.

Un fondo più efficiente non è necessariamente quello che produce il massimo carico in una singola condizione.

Può essere quello che mantiene un comportamento più prevedibile in una finestra più ampia di utilizzo.

Ed è un aspetto che potrebbe diventare particolarmente importante per Ferrari.

La parola definitiva arriverà dalla pista

Al momento, però, bisogna mantenere una distinzione netta tra ciò che sappiamo e ciò che ipotizziamo.

Il nuovo fondo Ferrari a Zandvoort non è un aggiornamento ufficialmente confermato dalla Scuderia.

È un’indiscrezione che merita attenzione perché tecnicamente coerente con il percorso di sviluppo della SF-26, ma non possiamo trasformarla in una certezza.

Se Ferrari dovesse effettivamente portarlo in pista, saranno poi i dati raccolti durante il weekend a dirci quanto vale.

Bisognerà confrontare il comportamento della vettura con le specifiche precedenti e osservare soprattutto il rapporto tra carico e resistenza.

Cosa potrebbe cambiare sulla SF-26

Se l’aggiornamento esistesse e funzionasse come ipotizzato, i possibili vantaggi sarebbero quindi diversi.

Maggiore carico prodotto dal corpo vettura.

Migliore alimentazione del diffusore.

Maggiore controllo dei vortici sul bordo del fondo.

Maggiore stabilità aerodinamica.

Possibilità di utilizzare una configurazione delle ali più efficiente.

Una finestra di funzionamento più ampia.

Ma nessuno di questi vantaggi può essere dato per acquisito prima di vedere il componente in pista.

Ed è proprio questa la differenza tra un’analisi tecnica e una semplice anticipazione.

Ferrari, il fondo sarà la vera novità di Zandvoort?

Le indiscrezioni sul possibile nuovo fondo della Ferrari rendono quindi il GP d’Olanda particolarmente interessante.

Se la SF-26 dovesse effettivamente presentarsi a Zandvoort con una nuova evoluzione del pavimento, sarà importante non fermarsi alla superficie del componente.

Il vero lavoro sarà capire cosa cambia nel flusso.

Come vengono utilizzate le feritoie?

Come cambiano i vortici?

Come viene alimentato il diffusore?

Quanto carico aggiuntivo viene prodotto?

E soprattutto: quanto drag costa questo carico?

Sono queste le domande alle quali bisognerà rispondere.

Perché, come insegna l’analisi di Alberto Aimar, nella Formula 1 2026 non vince necessariamente chi produce più deportanza.

Vince chi riesce a ottenere il miglior rapporto possibile tra efficienza, carico e velocità.

E se il nuovo fondo Ferrari arriverà davvero a Zandvoort, sarà proprio questo il parametro con cui dovremo giudicarlo.

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Se vi è piaciuto l’approfondimento di Alberto sull’aerodinamica della Ferrari SF-26, potete andare ancora più a fondo. Alberto ha scritto “Capire l’aerodinamica delle auto da corsa con esempi semplici”, un libro pensato per capire i principi che stanno dietro alle soluzioni tecniche che vediamo sulle monoposto. Il libro è disponibile su Amazon: https://amzn.to/4wxALY0 Link affiliato: acquistando attraverso questo link puoi sostenere il lavoro di NewsF1 senza costi aggiuntivi. E ora voglio sapere la vostra: qual è secondo voi la soluzione aerodinamica più interessante della SF-26?

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