La pole position conquistata da Lewis Hamilton nella Sprint Qualifying del Gran Premio di Gran Bretagna rappresenta uno dei risultati più significativi della stagione Ferrari. Non soltanto per il valore simbolico di ottenerla davanti al pubblico di casa del sette volte campione del mondo, ma anche perché arriva appena una settimana dopo un difficile weekend vissuto al Red Bull Ring.
Il risultato ha sorpreso anche lo stesso Hamilton, che al termine della sessione ha ammesso di non aspettarsi una Ferrari così competitiva.
“Sinceramente non ci aspettavamo di lottare per la prima fila. È una sorpresa fantastica.”
Parole che confermano come nemmeno all’interno della Scuderia ci fosse la convinzione di poter partire così avanti su un circuito tecnico come Silverstone.
Silverstone conferma quanto anticipato da Race Tech
La pole di Hamilton rappresenta certamente un segnale molto positivo, ma non è necessariamente una sorpresa se si analizza il contesto tecnico.
Nell’ultima puntata di Race Tech, insieme all’ingegnere Riccardo Romanelli, avevamo infatti evidenziato come Silverstone fosse una pista molto più rappresentativa rispetto all’Austria e, soprattutto, molto più favorevole alle caratteristiche della Ferrari SF-26.
Il Red Bull Ring è un circuito anomalo, caratterizzato da continue accelerazioni, forti ripartenze e lunghi tratti nei quali la gestione della Power Unit e della trazione assume un ruolo determinante.
Silverstone, invece, esalta soprattutto il telaio, l’efficienza aerodinamica e la stabilità nelle curve ad alta velocità, elementi sui quali la Ferrari aveva già mostrato segnali incoraggianti nel weekend di Barcellona.
L’assetto più scarico potrebbe aver esaltato la SF-26
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la configurazione scelta dalla Ferrari.
La SF-26 sembra infatti aver adottato un assetto più scarico, una soluzione che permette di aumentare la velocità nei rettilinei senza penalizzare eccessivamente il comportamento nelle curve veloci, da sempre il punto di forza del circuito britannico.
Questa scelta potrebbe aver valorizzato il potenziale della monoposto sul giro secco, consentendo a Hamilton di sfruttare al massimo il bilanciamento della vettura.
Resta però da verificare se questa configurazione sarà altrettanto efficace sulla distanza della Sprint e, soprattutto, del Gran Premio, dove gestione gomme e costanza di rendimento avranno un peso decisamente maggiore.
Dall’Austria all’entusiasmo: serve equilibrio
Se dopo il Gran Premio d’Austria molti avevano parlato di una Ferrari in piena crisi, oggi il rischio è quello opposto: pensare che una pole nella Sprint Qualifying significhi aver risolto tutti i problemi della SF-26.
La realtà, probabilmente, è molto più sfumata.
Le caratteristiche dei circuiti stanno influenzando in maniera significativa gli equilibri tra Ferrari, Mercedes, McLaren e Red Bull. Per questo motivo è fondamentale contestualizzare ogni prestazione senza lasciarsi trascinare né dall’entusiasmo né dal pessimismo.
La gara dirà se Ferrari è davvero tornata
La Sprint e soprattutto il Gran Premio rappresenteranno il vero banco di prova.
Se la Ferrari riuscirà a confermare il passo mostrato sul giro secco anche sulla lunga distanza, allora si potrà iniziare a parlare di una SF-26 realmente competitiva su un circuito tra i più indicativi del calendario.
In caso contrario, la pole di Hamilton resterà comunque un risultato di grande prestigio, favorito anche dalle caratteristiche di Silverstone e dalle scelte di assetto adottate dalla Scuderia.
Race Tech #158: perché Silverstone era il vero test della Ferrari
Nell’ultima puntata di Race Tech, l’ingegnere Riccardo Romanelli aveva spiegato perché Silverstone avrebbe rappresentato un test molto più significativo rispetto all’Austria.
L’analisi affronta nel dettaglio:
- le differenze tra Red Bull Ring e Silverstone;
- il comportamento della Ferrari SF-26 dopo gli ultimi aggiornamenti;
- il ruolo dell’assetto scelto dalla Scuderia;
- le prospettive della Ferrari sul passo gara.
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