E’ passato del tempo dall’ultima volta che abbiamo incontrato Stefano Comandini, cercando di raccoglierne le emozioni e la personalità e cercando di capire, nel nostro viaggio all’interno dell’animo umano, cosa abbia dentro un pilota che guida vetture di altissimo livello; ci siamo ritrovati di nuovo faccia a faccia seduti davanti ad una tavola imbandita, con nuove emozioni e soprattutto nuove sensazioni; da allora alcuni fatti importanti sono accaduti, la vittoria del Team a Monza e il bellissimo e sudato 3° posto di Silverstone… Alcune sensazioni sono diventate certezze altre devono invece ancora ‘maturare’ ma andiamo per ordine. A Monza l’equipaggio formato da Stefano Comandini, Eugenio Amos e Stefano Colombo ottiene un meraviglioso 1° posto frutto di un gran lavoro di squadra; a Comandini è riservata la prima parte della gara (che è di 3 ore), scattando dalla 24esima posizione assoluta (11° di classe PRO-AM) riesce a guadagnare una serie di posizioni evitando con accuratezza contatti e fuori-pista e già al primo giro si trova al 17° posto, viatico per una gara tutta all’attacco condotta con un passo gara eccezionale forse sulla pista meno congeniale alla BMW Z4

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che è molto più competitiva su tracciati meno veloci e con medio carico aerodinamico, tutti i Piloti conducono un gara di altissimo livello coadiuvati da un Team perfetto nei cambi gomme che vengono eseguiti a tempo di record e che consentono anche di guadagnare alcune posizioni fino al pit stop finale che, ciliegina sulla torta, è cronometrato in 3’14” il migliore in assoluto; segue la gioia immensa per un 1° posto soprattutto per un Team Italiano e un Pilota Italiano che conquistano questo prestigioso piazzamento proprio nella loro terra e davanti ai propri tifosi, una gioia che si legge trasparente negli occhi di Stefano Comandini

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il quale non riesce a spiegare con completezza cosa accade quando si vince, da dove viene quella magia,  quell’emozione che toglie il respiro; facendo scorrere le parole mi rendo conto di un cambiamento, il Pilota che ho davanti non è solo felice per i risultati ottenuti fino ad oggi, ma è ancora più motivato, più sicuro di se, sempre che ce ne fosse stato bisogno, l’animo umano è così complesso, bisogna sempre tenerlo a mente, non si vince senza la fame di essere il n.1 e vincere continua ad alimentare questo desiderio, una sorta di virtuoso girone Dantesco dal quale non si vorrebbe mai uscire, il tutto per poter provare quell’unica emozione, quell’unico momento ben visibile nello sguardo di Stefano. Le parole scorrono veloci come particelle d’acqua di un torrente, superato lo ‘scoglio’ di Monza, circuito indigesto alla BMW Z4, ci ritroviamo a parlare della 2° prova del Campionato sul circuito di Silverstone, qui il Team ha cambiato parzialmente Piloti, a Stefano è stato affidato comunque l’incarico di guidare nel primo stint, con Michela Cerruti (che girava su ottimi tempi)

ed Eugenio Amos a seguire; la pioggia ha condizionato la messa a punto della vettura che non aveva un assetto ideale con gara asciutta; Comandini è scattato benissimo in partenza dalla 24esima piazza assoluta, conquistando una serie di posizioni fino ad una ‘toccata’ con un’altra vettura che ha rallentato la corsa alle prime posizioni, tuttavia la buona partenza e le ottime prestazioni dei compagni di squadra hanno consentito al Team ROAL di ottenere un ottimo 3° posto e questo nonostante un problema ad un pit stop complice il serraggio di una ruota che ha fatto perdere circa mezzo minuto, nello stint finale Amos si è difeso egregiamente dagli attacchi di altre vetture fino al traguardo; insomma anche questa volta, nonostante le difficoltà, un gran lavoro di squadra, ciò che è necessario per portare a casa risultati in una competizione complessa e molto lunga, basti pensare che al via partecipano una 40ina di vetture di classi diverse ed è molto difficile portare a termine una gara che si svolge tutta come un vero duello, soprattutto nelle prime tornate, centimetro su centimetro e dove le sportellate sono una costante di tutti i giri, serve sangue freddo, decisione, tecnica ed anche una buona dose di astuzia quando si è lì, proiettati nell’arena…

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In partenza poi serve il killer instinct, districarsi in quel groviglio di lamiere e motori è quasi da pazzi per una persona ‘normale’ e ancor di più uscirne indenne e guadagnare posizioni e Comandini compie queste ‘pazze’ manovre in maniera quasi naturale come se lo avesse sempre fatto, forse, viene da pensare, un Pilota nelle vite precedenti era un cacciatore, doveva correre per agguantare la preda o conficcare una lancia nel corpo del proprio nemico, atavici ricordi che rimangono impressi nei cromosomi di alcuni di noi e che ci rendono capaci di imprese incomprensibili agli altri attraverso azioni apparentemente semplici e naturali…

Parliamo della Squadra, degli uomini che la compongono, il Pilota che ho davanti non finisce mai di elogiare il gran lavoro di tutti e questa è forse la qualità che più si apprezza di Stefano conoscendolo, voglia di vincere, fame di vittorie, lo sguardo del killer, ma mai sopra le righe, mai presunzione nelle sue parole, umiltà e lavoro sono nel suo DNA e il piede pesante è una parte del suo talento, ma lo è ancor di più essere un Uomo semplice, schietto, sincero, come tutti gli Uomini dovrebbero essere…

Ci auguriamo di vederlo ancora sul podio e magari di vincere e festeggiare con tutta la Squadra fino a poter provare quell’unica indescrivibile emozione…

Marco Asfalto    Twitter : @marcoasfalto

 

Foto BMW Z4 gentilmente concesse da

Alessio De Marco / Avens-Images.com 

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