Le rosse hanno rimediato quasi un secondo di distacco dall’astronave Mercedes nelle libere. Ecco perchè anche gli sviluppi hanno causato la disfatta delle ultime gare

Sembra davvero un incubo per la Ferrari e per tutti i suoi tifosi. Torniamo per un attimo al pomeriggio di sabato primo settembre: dopo il trionfo di Sebastian Vettel in Belgio, le rosse dominano le prove di Monza con una doppietta che annichilisce le Mercedes proprio sulla pista in cui nel 2017 avevano rifilato oltre mezzo minuto al Cavallino. Tralasciando la follia di Seb alla Roggia e la fenomenale prestazione di Lewis Hamilton in gara, era chiaro a tutti che la rossa fosse quantomeno al livello della Mercedes se non addirittura superiore specialmente in qualifica. A soli 34 giorni di distanza da quel fantastico pomeriggio di fine estate nel parco brianzolo, lo scenario in casa Ferrari è devastante. Dal -17 successivo alla vittoria di Spa Vettel è sprofondato a -50 da re Lewis, che nel frattempo ha infilato un tris di vittorie consecutive tra Monza, Singapore e Sochi. La sostanza è che la SF71-H si è di colpo ammutolita, impotente di fronte al ritrovato strapotere della W09 che si è dimostrata un vero e proprio ”caccia d’argento” anche nelle prove libere di Suzuka.

In settimana, si è parlato all’infinito di un secondo sensore installato dalla FIA ( il primo venne messo in Canada) sulla power unit Ferrari, per monitorare il funzionamento delle batterie. Nell’unità di Maranello, il funzionameto di esse è infatti diverso da quello delle altre squadre dato che utilizza una specifica sdoppiata riguardo agli accumulatori mentre sulle altre è un sistema singolo. Tutto ciò potrebbe aver portato la Ferrari a diminuire le performance motoristiche, che quest’anno sono stato il vero punto di forza della SF71-H come si è visto specialmente sui rettilinei di Montreal, Silverstone,Spa e Monza. Tutto ciò è scomparso a Sochi, dove la Mercedes è tornata ad avere una superiorità imbarazzante sugli allunghi e anche delle doti telaistiche importanti che permettevano ad Hamilton e Bottas di fare la differenza nel guidatissimo terzo settore. Questo anche ad una nuova e performante sospensione posteriore, che pare aver risolto i problemi con le gomme della W09.

Ma va anche analizzato un altro aspetto, venuto fuori proprio qui a Suzuka: la Ferrari ha portato un nuovo fondo per il GP del Giappone, che l’equipe di Maranello ha prontamente scartato. Il pezzo nuovo era dotato di uno slot allungato, utile ad aumentare i vortici nel diffusore. Esso non verrà utilizzato perchè ha accumulato una qualità eccessiva di murble ( i riporti di gomma) nelle prime libere, che istruisce il passaggio dei flussi. Tutto ciò ha portato al ritorno alla vecchia specifica, segno di un team che pare aver perso anche la via dello sviluppo. Nelle parole di Arrivabene c’è tutto il disappunto per una giornata ed un periodo difficile: “Stiamo soffrendo sulle piste ad alto e medio carico e soprattutto sulle curve lente siamo in difficoltà. Ci manca carico, e questo problema ci porta ad avere difficoltà anche nella gestione degli pneumatici, perché non sempre mettiamo le gomme nella giusta finestra di funzionamento”.

Da quanto dichiarato dal team principal, pare si sia tornati a problemi simili a quelli del 2016. In quel caso, proprio le gomme faticavano ad entrare nella giusta finestra di utilizzo ed un guaio del genere affliggeva la Mercedes fino a poche gare fa, difetto ora sparito dalla freccia d’argento. L’amarezza è tanta per la squadra ed i sostenitori, che avevano creduto quantomeno fino a Monza al sogno iridato, che mano mano è svanito ed ora appare una vera e propria utopia. Nel caso ( probabilissimo) di titolo di Lewis, bisognerà fare alla Mercedes ed a lui i giusti complimenti, perchè hanno saputo reagire dopo il Belgio ad una chiara situazione di inferiorità tecnica, anche se il mistero su quel ritardo che ora è divenuto un vantaggio di un secondo al giro rimane…

 

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