L’Italia è un Paese con delle grandi tradizioni motoristiche, alcune tra le innumerevoli aziende del settore automobilistico e motociclistico sono nate e sono diventate famose proprio qui nella terra del cibo, della storia e dell’arte; agli albori delle produzioni industriali di veicoli era importantissimo farsi conoscere tramite le competizioni e questa divenne una grande passione per degli uomini che fondarono

alcune delle migliori fabbriche e officine del mondo, certo i tempi erano diversi, tante cose si potevano ‘fare in casa’ ma ci voleva comunque un grande spirito imprenditoriale e una immensa passione, se da un lato, le case costruttrici già organizzate e industrializzate partecipavano ai vari campionati, dall’altro nascevano piccole realtà frutto della passione e dei sogni di un manipolo di coraggiosi appassionati della velocità (a volte anche di uno solo), che spesso guidavano i loro stessi mezzi in competizioni rischiose ma dall’indubbio fascino, come si può non rimanere sbigottiti davanti alle immagini in bianco e nero di vetture che sfrecciavano in piste improvvisate con ai bordi della strada solo delle balle di fieno, e a volte neppure quelle?

Le derapate erano lunghe strisce su di un rudimentale asfalto, le rotture all’ordine del giorno, e i meccanici non erano altro che ingegneri con la tuta, a volte bastava un fil di ferro e colpi di martello e si ripartiva incuranti dei rischi, con in mente solo il traguardo finale; gli uomini vittoriosi erano festeggiati alla stregua di grandi eroi e su di essi si raccontavano leggende che facevano il giro del mondo e che sono arrivate fino ai giorni nostri.

Agli albori della Formula Uno i piloti Italiani la facevano da padroni in questa competizione tanto che il primo pilota a vincere in questo campionato fu Nino Farina su di una Alfa Romeo 158 nel 1950 (prima stagione di F1 moderna), precedendo di soli 3 punti il grande Fangio, di lui disse Enzo Ferrari “Nino Farina era l’uomo del coraggio che rasentava l’inverosimile”, forse fu lui a far iniziare tutta una serie di aneddoti e racconti sui piloti della massima serie, la fama di ‘donnaiolo’ il vezzo di correre spesso con un sigaro Cubano fra le labbra e il suo carattere combattivo e schietto lo portarono ad una fama che per un breve periodo fu mondiale; anche se il mito di allora era Tazio Nuvolari, non poterono mai competere ruota a ruota per differenza di età, ma Nuvolari rimase e rimane ancora oggi un mito nell’immaginario collettivo. Nino Farina morì nel 1966, all’età di 60 anni in seguito ad un incidente mentre si recava con la sua auto ad assistere al GP di Francia.

In seguito nel mondiale di Formula Uno un altro pilota Italiano si fece spazio nelle classifiche iridate, Alberto Ascari (storico rivale di Fangio), vincitore di due mondiali di seguito,  nel 1952 su Ferrari 500 F2  e nel 1953 sempre su Ferrari 500 F2, realizzò una serie di record, tra cui la serie di giri veloci consecutivi, e il record con la più alta percentuale di vittorie in una stagione, pilota preciso, sapeva gestire con efficacia il mezzo meccanico, preciso nella guida, le sue traiettorie erano pulite e snelle, se partiva in pole era solito porre un ampio margine sul secondo e poi vincere in ‘scioltezza’, di lui Enzo Ferrari disse “Quando guidava, non poteva essere sorpassato tanto facilmente, anzi di fatto era impossibile farlo”. Tra i suoi vezzi, la notevole scaramanzia, l’usanza di indossare le scarpe secondo un rigoroso ordine, la maglia e il casco di colore azzurro e i due inseparabili oggetti avuti in regalo dai figli, una piccola Madonna e un portachiavi. Morì nel 1955 all’età di 36 anni in seguito ad un incidente nell’autodromo di Monza dove si era recato in abiti civili e dove volle compiere solo 2-3 giri di prova con la Ferrari 750 che stavano testando i suoi amici Gigi Villoresi ed Eugenio Castellotti; di lui si disse che probabilmente senza la sua scomparsa, Fangio non avrebbe mai potuto stabilire tutti i record della carriera, rimane l’ultimo fra i piloti Italiani ad avere vinto il campionato mondiale di Formula Uno.

 

Da allora ci sono stati moltissimi piloti Italiani nella massima serie poco più di 90, alcuni dotati di grande talento e dal grande Palmares in altre categorie come Arturo Merzario che ha corso in F1 anche con la Ferrari negli anni ‘70, altri hanno sfiorato l’iride come il compianto Michele Alboreto nel 1985 su  Ferrari, ultimo Pilota a vincere un GP a bordo di una Rossa e che ha nel Palmares 23 podi e 5 vittorie, in questi giorni ricorre tra l’altro l’anniversario della sua morte avvenuta il 25 Aprile del 2001 sul circuito di Lausitzring mentre stava collaudando una Audi R8 Sport in vista della 24 ORE di LE MANS, importante manifestazione sportiva che aveva già vinto nel 1997, un grande Pilota che spesso fu paragonato ad Ascari per il suo stile di guida o come Riccardo Patrese nel 1992 su Williams che stabilisce anche il record di presenze, ben 257 GP disputati; insomma fino a pochi anni fa il mondo della massima serie era comunque frequentatissimo dai piloti Italiani i quali si sono sempre costruiti una fama di ottimi professionisti, eppure dal 2012 non ci sono più rappresentanti del tricolore, se non come terze linee; cosa accade nel mondo dei motori Italiano? Eppure nelle categorie minori i nostri rappresentanti si fanno onore e spesso vincono come ad esempio in GP2 dove nel 2008 vince Giorgio Pantano o nel 2012 Davide Valsecchi conquista l’iride, entrambi non hanno trovato una vettura per la massima formula, a Valsecchi (terzo pilota Lotus) viene addirittura preferito Kovalainen dal Team durante la stagione 2013 in sostituzione di Kimi Raikkonen dolorante ed operato alla schiena, con risultati fallimentari. E’ forse la mancanza di grandi sponsor Italiani in F1 e di manager all’altezza a condizionarne la presenza, sappiamo quanto è difficoltoso trovare una squadra senza sponsor, ed infatti alcuni dei piloti partecipanti hanno alle loro spalle delle vere e proprie multinazionali, le grandi aziende Italiane devono essere coinvolte, c’è bisogno che la nostra Federazione  faccia il suo dovere, non solo a livello sportivo ma anche a livello commerciale cercando partners che valorizzino il nostro vivaio coinvolgendo tutte quelle realtà che dispongono dei mezzi idonei e che possano sostenere un settore dal forte ritorno economico, non si può guardare il mondo da una posizione così arretrata e ‘piccola’ nel suo insieme, pensando solo alle manifestazioni locali, si deve lavorare su scala mondiale, scovare il prossimo talento tra i tanti giovani appassionati e, soprattutto, non bruciarlo lasciandolo all’interno del paddock mentre altri corrono la gara della Domenica…

Marco Asfalto   

Twitter : @marcoasfalto

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