In un altro articolo abbiamo parlato della rinata Passione Ferrari e di come questa stia vivendo una nuova esistenza nel Cuore dei Tifosi trascinati dall’entusiasmo e la carica agonistica di Maurizio Arrivabene, di Allison e di tutta la Squadra; ma poi in pista ci vanno i Piloti che hanno il compito di capitalizzare tutto il lavoro del Team mettendo le ruote sull’asfalto; loro, i Piloti, non sono solo la terminazione nervosa di un’enorme sistema neurale, ma essi stessi possono determinare lo stato di salute di tutto l’impianto tecnico. E’ fuori dubbio che la determinazione nel portare a casa risultati dovrà essere il loro imput maggiore, come anche il saper dare ai tecnici le giuste indicazioni, così che il loro lavoro non sia vano o poco efficace. Partiamo da un presupposto, un Pilota non può non essere motivato, perché non ha certo scelto questo lavoro solo per sbarcare il lunario, si suppone sia la passione per la velocità ad animare i suoi gesti, ma non solo, ci vuole anche la voglia di vincere, di dominare l’avversario, il così detto Killer Instinct; perché, vedete, amare la velocità è una cosa fine a se stessa e un appassionato di velocità potrà fare mille altre cose, anche correre in pista da solo, tanto per sentire l’adrenalina, oppure cimentarsi in altri sport estremi, ma quando quest’uomo si mette al volante non solo per andare veloce ma anche e soprattutto per battere gli avversari allora avremo un ‘purosangue’, almeno a livello caratteriale, poi serve la tecnica di guida e quella impercettibile qualità che ti porta a guadagnare qualche piccolo centesimo ad ogni curva, quel sentire la strada con la vettura come se fosse una parte del corpo. Di Piloti così non ce ne sono molti credetemi, ci sono quelli motivati, quelli veloci, quelli aggressivi, quelli tecnici, quelli razionali, quelli costanti, ma quando si posseggono tutte queste cose insieme allora ci si ritrova ad un livello superiore. Poi c’è il desiderio di passare alla storia, una ricerca spasmodica dell’eternità attraverso delle Imprese; LA GLORIA RENDE GLI EROI IMMORTALI, non è questo in fondo il sogno di tanti Uomini?

Ora c’è da dire che la coppia di Piloti della Ferrari di quest’anno è veramente unica, non solo due Campioni del Mondo insieme, ma due manici che amano una vettura dal comportamento simile, e già questo è un fatto quasi unico, e poi animati da intense motivazioni anche se provenienti da flussi emotivi molto diversi.

Vettel (il Dio Marte) è appassionato Ferrari fino all’ultima infinitesima cellula, non solo la ama ma vuole vedere scritto il suo nome tra i Campioni in Rosso è il suo sogno fin da ragazzino, ed ha avuto nella vita la capacità di inseguirli questi sogni, tale atteggiamento denota un carattere formidabile considerando poi che un Campione lo è diventato e per ben 4 volte, eppure è ancora lì ad inseguire ancora il suo sogno non completamente avverato, quanti al posto suo dopo una sfilza di Titoli avrebbero ancora desiderato tanto? Pochi, pochissimi; ma lui dentro è ancora quel bambino che culla quel bellissimo sogno e non vuole fare a meno di impadronirsene; basta rivedere le immagini, quando sul palco del GP della Malesia ha festeggiato la sua 1° Vittoria col Cavallino, veri salti di gioia, insomma sentimenti e passioni da perfetto Uomo Latino anche se esperienza e piglio Teutonico, un buon mix tra freddezza, emozione e soprattutto motivazione. E poi tanta ma tanta umiltà, lo abbiamo visto anche spingere la vettura nel 2014, mettersi a disposizione della Squadra, lavorare sulla macchina per migliorarla con un grande lavoro di sviluppo e di sensazioni; è stato lui che ha avvertito, in un Team-Radio, il muretto Ferrari quando gli si è danneggiata l’ala in Bahrain, forse ricorderete la conversazione con la quale chiedeva lumi sulla telemetria avvisando che ci doveva essere un problema anche se non molto visibile, in genere accade il contrario, è il muretto a dire ai Piloti cosa non va e questi spesso neppure se ne accorgono se si tratta di piccole anomalie, appare chiaro quanto sia sensibile nel suo modo di guidare, qualcosa di innato ma raffinato dall’esperienza.

Raikkonen è un tipo molto diverso, apparentemente freddo e distaccato, poche parole, un Uomo che viene dalla terra dei laghi ghiacciati, a volte osserva sornione un punto indefinito nello spazio, non è un comunicatore, anzi proprio non gli piace parlare e quando alla radio gli dicono troppe cose si sente anche disturbato, piede sensibile come ci vuole per guidare fuori pista o sulle scivolose superfici della sua terra, non ama le mezze misure o lo stare a combattere con un mezzo che non è per lui, che non lo capisce, Lui, Kimi, è il classico pilota di una volta, il tipo che se gli dai la macchina che gli piace allora comincia a divertirsi e ne combinerà delle belle in pista; qualcuno crede che non provi emozioni, credetemi è proprio il contrario deve avere un fuoco dentro da rodersi fino a farsi male quando le cose non vanno come lui vuole, e lo si vede in questo periodo, è arrabbiato, furibondo, non lo da a vedere ma lo si può intuire dal suo sguardo e dalle poche parole che pronuncia; è una di quelle persone che si tengono tutto dentro, niente spettacolari frustrazioni da esibire per giustificarsi, niente stoccatine e lamentele, mai sopra le righe, la sua filosofia se vogliamo è semplice quanto letale ‘datemi la macchina al resto penso io’, in questo inizio di stagione si sta rendendo conto di avere fra le mani una vettura adatta a grandi prestazioni ed è molto contrariato per essere così indietro in classifica. E poi deve rifarsi del bruttissimo 2014, quando penava tutti i week end con la sua Vettura, esattamente quanto accaduto a Vettel con la Red Bull, problemi infiniti, guasti, macchina che proprio non ne voleva sapere di andare ed energia che andava a caricare le pile dell’aggressività, della voglia di rivincita.

Insomma i due hanno fame, tanta fame, con motivazioni diverse ma accomunati da una voglia di ri-vincita che potrebbe fare, alla fine, la differenza… 

Marco Asfalto

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