Tre su tre. E ancora non è andata. Le tre gare del mondiale di Formula 1 disputate finora rappresentano per la Ferrari tre fallimenti. Se la macchina davvero è in grado di vincere sinceramente ancora non lo sappiamo. Non lo sappiamo perchè è mancato il confronto, quello che il 2016 doveva portare. Occasioni perse, episodi che hanno impedito di valutare il reale valore di questa vettura che si dice cresciuta, ma che ancora non è riuscita a sostenere un vero duello faccia a faccia contro la Mercedes per giocarsi una vittoria. Questo il bilancio di inizio stagione, uno scorcio di tre gare su 21 d’accordo, ma che da qualunque punto di vista lo si guardi (dirigenza, tifoseria, addetti ai lavori) non può che deludere. Che la Ferrari sia una macchina più forte dello scorso anno è stato ripetuto quasi ossessivamente da tutta la stampa, ma è davvero così? E’ dietro in qualifica (di quel mezzo secondo ormai fisiologico), è dietro in gara, la partenza non esalta, le strategie paiono spesso poco comprensibili o inspiegabilmente complicate, l’affidabilità ha tradito.

Diciamoci la verità. Finora non ha mai messo davvero in difficoltà la Mercedes per poter dire che ci sarà lotta vera.

Paradossalmente la vittoria un po’ fortunosa in Malesia dell’anno scorso in avvio di campionato era servita a tutto il gruppo per innescare quella consapevolezza di potercela fare ma anche come invito a ‘lavorare a testa bassa e con i piedi per terra’ che è il marchio di fabbrica della gestione Arrivabene. Quest’anno invece pare il contrario: l’ottimismo è ai massimi pure senza aver ancora raccolto alcun risultato di livello. Perché il podio, con questa macchina, non vale praticamente nulla in termini di confronto con Mercedes; la situazione è quella di un campionato a 4, e anche se la Red Bull ha mostrato a Shanghai miglioramenti significativi, i secondi e terzi posti non si possono certo annoverare come risultati soddisfacenti. Anche le rimonte di Vettel e Raikkonen hanno un valore piuttosto relativo considerata la qualità del parco mezzi dietro ai primi della classe. Quello che ci voleva (e che piace) è vedere una Ferrari finalmente all’attacco, che rischia e spinge forte: il valore della macchina è senz’altro buono, e potrà davvero forse crescere oltre le aspettative ma per il momento scavalcare piloti delle retrovie per arrivare fino al podio non è esattamente un’successo. E’ il minimo sindacale per questa vettura. Non è che il sorpasso di ieri di Raikkonen su Hamilton con macchina peraltro danneggiata e in giornata decisamente no possa far gridare all’impresa come detto da Marchionne. Rosberg, giusto per ricordarlo, ha chiuso sul traguardo rifilando 37’’ a Vettel, distacco comunque pesante e ancora in linea in maniera preoccupante con quelli dello scorso anno. Non ci si può dimenticare che, sebbene ostentando la sicurezza di chi sa di avere un buon vantaggio da gestire, Mercedes lavora e tanto per lo sviluppo, certo senza stare a guardare. Il presunto limite che la scuderia sarebbe stata spinta a raggiungere dall’avanzata della Ferrari non è stato ancora pienamente quantificato né tantomeno raggiunto. E’ la classifica a parlare: dopo tre gare nel 2015 Vettel era secondo in classifica a 13 punti da Hamilton, oggi quarto dietro a Ricciardo e doppiato da Rosberg, a 42 punti dal tedesco. Ferrari quasi doppiata anche nei costruttori e per un soffio davanti alla Red Bull. I ritiri pesano certo, così come la fortuna di Nico; tutto gli va bene e facciamocene una ragione. Prima però andava tutto bene a Hamilton e prima ancora a Vettel quando non era considerato un grande pilota perché guidava ‘quella’ Red Bull. Quando la fortuna non sorride per tanto tanto tempo potrebbe non essere più solo mala sorte. E se il campionato non è già finito dopo poco più di un mese dall’inizio ringraziamo Hamilton, sfortunato o distratto che sia ma che ha lasciato una porticina aperta alla speranza e alla lotta. Quello che dispiace è che tristemente ormai ci siamo abituati a sentire la colpa delle sventure delle Ferrari sempre addossate a qualcun altro: il turbo, le bandiere rosse, Kvyat, le strategie, gli incidenti e altro ancora. Non proprio quello che ci aspetteremmo nè desidereremmo dalla squadra. La certezza è che la fortuna alla Ferrari semplicemente non sorride più e questo è un grave problema dato ci sono risorse, impegno, professionalità. Un ruolo, quello della Ferrari che porta assieme al blasone la condanna a vincere. Rapidamente però, perchè non si può privare questo sport del ruolo centrale e di leadership che la squadra deve avere.
Di Stefano De Nicolo’


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