Nei giorni scorsi, a partire esattamente dal 25 maggio, negli Stati Uniti è esplosa una protesta, a tratti anche violenta, per chiedere il riconoscimento di quelli che dovrebbero essere i diritti fondamentali per la comunità afroamericana.
Molti i personaggi celebri che hanno sostenuto la causa e condiviso l’hashtag #Blacklivesmatter, dal cestista LeBron James passando per il cantante Drake, tutto il mondo si è mobilitato a favore di una comunità che ancora una volta viene presa di mira dalla polizia statunitense e la cui unica colpa risiede nel colore della pelle.


Tra le voci più autorevoli, non è mancata quella di Lewis Hamilton, il sei volte campione del mondo non si è tirato indietro rispetto ad una questione che senza dubbio lo tocca da vicino, e ha trasformato il suo profilo in una vetrina , attraverso la quale ogni giorno condivide non solo immagini che riguardano le proteste in corso in tutto il mondo ma anche quelli che sono i suoi pensieri sulla questione.
Il pilota inglese si è inoltre lasciato andare, parlando di alcuni episodi che riguardano la sua giovinezza:“Ho letto ogni giorno il più possibile per cercare di sapere il più possibile su quello che è successo nella nostra lotta contro il razzismo, questo ha riportato alla memoria tanti dolorosi ricordi della mia gioventù. Memorie intense delle sfide che ho affrontato quando ero bambino, come credo molti di voi che abbiano sperimentato il razzismo o qualsiasi tipo di discriminazione che abbiamo vissuto. Ho parlato così poco delle mie esperienze personali perché mi è stato insegnato a tenermi le cose dentro, non mostrare debolezze, uccidere gli altri con l’amore e poi batterli in pista. Ma lontano dai circuiti sono stato bullizzato, picchiato, e il solo modo per rispondere a questo è stato imparare a difendermi, così ho imparato il karate. Ma gli effetti psicologici negativi non possono essere misurati”.


Lewis Hamilton ha anche sostenuto che il suo stile di guida sia il risultato di tutte le sofferenze provate :

“Gli effetti negativi non si possono calcolare. Ecco perché guido come faccio io. È molto più profondo che fare sport, io sto ancora combattendo. Grazie a Dio avevo mio padre, una forte figura nera a cui potevo sempre guardare, che sapevo capiva e sarebbe stato al mio fianco, qualunque cosa fosse accaduta”
Un discorso che non sorprende e che ci insegna che nonostante il sacrificio e l’impegno di uomini straordinari, come Martin Luther King o Nelson mandela per citarne alcuni, la strada è ancora lunga e impervia prima di per giungere alla totale uguaglianza, al cui raggiungimento auspica il pilota in forza alla Mercedes:”L’uguaglianza è fondamentale per il nostro futuro. Non possiamo smettere di portare avanti questa battaglia e io per primo non mollerò mai. Penso che il 2020 con tutto quello che è successo, possa essere un anno importante della nostra vita, per iniziare finalmente a cambiare l’oppressione sistematica delle minoranze”.
L’esposizione medianica di campioni come Hamilton è fondamentale, spesso gli sportivi sono esempi per i più giovani che vedono nei propri idoli veri e propri guide da seguire nella propria vita, ed è dunque fondamentale che soprattutto chi ha la possibilità di far sentire la propria voce, utilizzi questa possibilità per poter sensibilizzare su alcune tematiche, ancora oggi nel 2020, cruciali.

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