Immaginate di trovarvi nel box di un team di Formula 1 degli anni ’80. Meccanici pronti, pilota nell’abitacolo, e all’improvviso l’avviamento: ma invece del ruggito che vi aspettereste da un motore da oltre 1000 cavalli, sentite solo uno sferragliare metallico, come se ci fosse della ferraglia impazzita dentro i cilindri.
“Penseresti di aver tritato tutto,” racconta l’ingegnere Riccardo Romanelli durante l’ultima puntata di RaceTech. Ma in quel rumore apparentemente “rotto” si nasconde uno dei segreti più affascinanti della fisica dei materiali applicata alle corse.
Il video: Il segreto dello “scampaneo” dei pistoni
Dalla Formula 1 BMW anni ’80 alle Power Unit 2026
Perché accadeva questo? La spiegazione tecnica risiede nella dilatazione termica. All’epoca dei motori BMW 1.5 Turbo, le temperature raggiunte sulla testa del pistone erano così estreme che i materiali dovevano avere dei “giochi” a freddo enormi.
Il pistone, in pratica, era più piccolo del cilindro e “scampanava” contro le pareti finché l’olio e le temperature non portavano il metallo a dilatarsi, creando una tenuta perfetta solo in condizioni di gara.

Cosa c’entra con la Mercedes 2026?
Questo concetto, che sembra appartenere al passato, è tornato prepotentemente d’attualità per il regolamento F1 2026. Le voci sulle nuove Power Unit Mercedes parlano di vantaggi ottenuti proprio attraverso la gestione “estrema” della termica. Se un motore riesce a sfruttare la dilatazione per variare il rapporto di compressione o l’efficienza mentre è in pista, il vantaggio prestazionale diventa enorme.
Come spiega l’Ing. Romanelli nel nostro approfondimento, la fisica è uguale per tutti, ma l’ingegno sta nel saperla “piegare” alle proprie esigenze senza violare il regolamento.
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