Ferrari F1 2026 non porterà una fantomatica Versione B nei test 2026: le parole di Vasseur smontano il click bait. Analisi tecnica e contesto reale.
Le dichiarazioni di Frédéric Vasseur sui test di Barcellona 2026 sono state piegate a una narrazione sensazionalistica che parla di “Versione A”, “Versione B” e riposizionamenti radicali della Ferrari. In realtà, il team principal del Cavallino ha spiegato un concetto ben diverso: chilometraggio, affidabilità e validazione tecnica. Un approccio condiviso da tutta la griglia, lontano anni luce dalle semplificazioni mediatiche.

Cosa ha detto davvero Vasseur sui test 2026
Il 20 dicembre Frédéric Vasseur è stato chiaro nel suo intervento, riportato anche da The Race: nei primi test del nuovo ciclo regolamentare 2026, l’obiettivo principale non sarà la prestazione. La priorità assoluta sarà accumulare chilometri per verificare l’affidabilità e validare le scelte tecniche di base della vettura.
Nessun riferimento a rivoluzioni improvvise, nessun accenno a cambi di filosofia tra una versione e l’altra, ma una logica prudente e razionale, comune a tutti i team.
Il mito della “Versione A” e della “Versione B”
La distinzione tra Versione A e Versione B è una costruzione giornalistica che semplifica e distorce la realtà tecnica della Formula 1. Nei test iniziali nessuna squadra porta una vettura “definitiva” nel senso inteso da certo racconto mediatico.
Quello che vedremo sarà una monoposto strutturalmente uguale alla versione finale: telaio, layout dei radiatori, raffreddamento della power unit e aerodinamica di base saranno quelli progettati per l’intera stagione. Ciò che cambia è il livello di esposizione delle soluzioni più sensibili, in particolare sull’ala anteriore e posteriore, muso, bargeboards e ovviamente il fondo.

Testare senza scoprire le carte
Nel contesto regolamentare 2026, il concetto aerodinamico dell’avantreno è ancora una grande incognita. Per questo motivo, Ferrari come tutti gli altri team utilizzerà ali anteriori semplificate, versioni iniziali o volutamente conservative, evitando di mostrare le soluzioni più avanzate.
Non si tratta di andare in pista con una vettura “diversa”, ma di proteggere la filosofia tecnica reale, rinviando l’esposizione completa alle prime gare.
Perché il click bait non regge tecnicamente
L’idea che un team di Formula 1 possa presentarsi ai test con radiatori posizionati in modo casuale o con un’aerodinamica destinata a essere stravolta poco dopo non ha alcun fondamento. I test servono a raccogliere dati affidabili e confrontabili, non a girare con un prototipo fittizio.
La macchina deve rappresentare una base reale, altrimenti il lavoro in pista perderebbe ogni senso ingegneristico.
La vera “Versione C” è la prima gara
Se si vuole usare una nomenclatura, l’unica fase realmente diversa è quella che porta alla prima gara stagionale. È lì che tutti i team, Ferrari compresa, mostreranno il pacchetto più completo possibile. Non perché abbiano cambiato concetto, ma perché avranno deciso cosa esporre e cosa no.
Parlare di Versione C come scoop è solo un altro modo per generare traffico senza contenuto.
Analisi finale
Le parole di Vasseur confermano un approccio pragmatico e condiviso: chilometri, affidabilità e validazione tecnica prima di ogni ricerca estrema della prestazione. La narrazione delle “Versioni A e B” non descrive la realtà della Formula 1 moderna, ma serve solo ad alimentare titoli ad effetto. Ferrari non sta riposizionando la propria aerodinamica: sta semplicemente lavorando come fanno tutti i team seri all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare.
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