Ferrari F1 2026 “Hamilton Papers”: quanto contano davvero ?

Vito Defonseca
4 Min Read
f1 2026 Ferrari

Ferrari F1 2026 – Lewis Hamilton ha davvero inviato un dossier alla dirigenza Ferrari per rivoluzionare il team? Analizziamo il rumor che sta infiammando il web e la realtà tecnica dietro le quinte.


Secondo le voci di corridoio, il sette volte campione del mondo, frustrato dalle prestazioni della Rossa, avrebbe redatto una serie di documenti (o “Papers”) inviati direttamente alla dirigenza di Maranello. L’obiettivo? Riorganizzare il metodo di lavoro e indicare la via tecnica per il 2026, forte della sua esperienza in Mercedes.

Hamilton Ferrari F1 Silverstone
Hamilton Ferrari F1 Silverstone credits Media Ferrari

Ma quanto c’è di vero e, soprattutto, quanto può incidere realmente un pilota – per quanto leggendario – sulle scelte ingegneristiche di un team moderno?RaceTech abbiamo approfondito la questione con un ingegnere aerodinamico attualmente attivo in un team di Formula 1, che ha analizzato la situazione smontando alcuni miti.

“Sembra di essere tornati agli anni ’90”

L’idea che un pilota scriva fogli segreti per rivoluzionare l’azienda è suggestiva, ma tecnicamente poco realistica. “Sembra di essere tornati indietro nel tempo, a quando ci si passavano i fogli di carta scritti a mano e poi si bruciavano nei cestini per non farli leggere, o si accusava di spionaggio chi aveva un CD musicale in tasca”, ci ha spiegato la nostra fonte tecnica.

La Formula 1 moderna non funziona più così. Oggi i team sono strutture complesse con centinaia di dipendenti e procedure rigide. L’epoca del pilota-manager che disegna la macchina o detta l’organigramma è, di fatto, tramontata.

Il vero ruolo di Hamilton: Feedback, non Ingegneria

Questo non significa che la voce di Hamilton non conti. Anzi.
“Il pilota è fondamentale perché è l’unico che può dare il feedback finale dopo un run in pista”, conferma l’esperto. “Apre la radio e dice al muretto: ‘Ho avuto questa sensazione, la macchina fa questo’. Se Lewis ha scritto delle note al suo ingegnere di pista o al Team Principal su ciò che sente alla guida, ha fatto benissimo. È il suo lavoro.”

Il problema nasce quando si pensa che queste indicazioni diventino automaticamente legge.
“Tra il pilota che chiede una modifica e la direzione tecnica che dice ‘Ok, facciamo come dici tu’, ci passa un treno in mezzo, avverte l’ingegnere.

L’abisso tra sensazione e progettazione

Perché un team non segue ciecamente il suo pilota? Perché spesso la sensazione di guida non combacia con la fisica o con i vincoli del progetto.
“Magari la direzione indicata dal pilota non è quella aerodinamicamente corretta, o magari non va bene per l’altro pilota (Leclerc, ndr). Le indicazioni vanno prese e incastonate nel progetto, ma è paradossale pensare che Hamilton possa spiegare a un team di F1 come deve funzionare l’azienda a livello generale.”

Conclusione: Realtà vs Storytelling

Gli “Hamilton Papers”, dunque, rischiano di essere più un prodotto dello storytelling mediatico che una realtà tecnica. Hamilton ha sicuramente portato la sua esperienza vincente e le sue richieste di setup, ma pensare che il progetto Ferrari F1 2026 (il famoso progetto 678) venga stravolto perché Lewis ha mandato una mail, è pura fantascienza.

Il 2026 sarà un anno zero per tutti, con macchine più leggere e meno cariche aerodinamicamente: lì conterà il manico del pilota in pista, molto più dei “pezzi di carta” scritti fuori.

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