Negli ultimi anni Ferrari ha spesso attribuito insuccessi tecnici e sportivi a singoli uomini o specifici errori progettuali. Tuttavia, osservando quanto accade attorno a Maranello, emerge una riflessione più profonda: il nodo centrale potrebbe essere la cultura organizzativa interna. Intanto, molti ex tecnici Ferrari continuano a ottenere risultati importanti altrove, soprattutto in team concorrenti.
Ferrari e il problema della “colpa del singolo”
Ogni crisi tecnica vissuta dalla Ferrari negli ultimi anni sembra seguire uno schema ormai ricorrente: emerge un problema, viene individuato un responsabile diretto e il focus si sposta immediatamente sul singolo uomo.
È accaduto con diversi tecnici coinvolti nei recenti cicli progettuali della Scuderia, sia sul fronte telaistico sia sul fronte power unit. Ogni volta il racconto sembra lo stesso: il progetto non funziona perché qualcuno avrebbe sbagliato.
Il punto centrale, però, potrebbe essere un altro. Non sarebbe il valore dei tecnici a mancare, ma il metodo di lavoro interno. Una filosofia che appare molto distante da quella della Ferrari dominante dell’era Schumacher, quando vittorie e sconfitte venivano condivise dall’intero gruppo.
Secondo questa interpretazione, il vero limite della Ferrari moderna sarebbe l’assenza di una struttura realmente compatta, capace di lavorare senza lotte interne, personalismi e continue tensioni politiche.

Mercedes e il modello organizzativo vincente
Osservando il dominio motoristico di Mercedes del 2026 con a capo un Ex Ferrari come Lorenzo Sassi , emerge un aspetto molto chiaro: il successo non nasce soltanto dai singoli tecnici, ma soprattutto da organizzazione, metodo e continuità.
Il team di Brackley ha costruito il proprio vantaggio attraverso:
- programmazione a lungo termine
- investimenti anticipati
- sviluppo metodico
- integrazione totale tra reparti
- responsabilità condivisa
La differenza reale è stata la capacità di lavorare come un gruppo compatto, senza trasformare ogni problema tecnico in una caccia al colpevole.
Mercedes ha inoltre anticipato molti concorrenti sul piano dello sviluppo della power unit, investendo in simulazioni avanzate, banchi dinamici e strumenti di sviluppo che hanno permesso di arrivare preparati alla rivoluzione tecnica dell’era turbo-ibrida.

Gli ex Ferrari che continuano a vincere
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio il destino di molti tecnici usciti da Maranello. Diversi ingegneri italiani passati dalla Ferrari hanno infatti trovato successo immediato in altri team.
Tra i nomi più citati ci sono:
- Lorenzo Sassi
- Simone Resta
- altri tecnici italiani approdati in Mercedes, Red Bull Aston Martin e Mclaren o in programmi motoristici di alto livello
Questo elemento alimenta una riflessione precisa: se gli uomini continuano a vincere altrove, il problema potrebbe non essere il talento individuale, ma il contesto operativo nel quale lavorano.
Negli ultimi anni si è spesso sostenuto che Ferrari fatichi ad attrarre tecnici inglesi di alto livello a causa della posizione geografica italiana. Tuttavia, questa teoria appare meno convincente considerando quanti ingegneri italiani abbiano ottenuto risultati importanti all’estero.
La mentalità vincente non nasce dal singolo genio
La Formula 1 moderna non si vince con il “salvatore della patria”. Non basta cambiare un direttore tecnico, un responsabile sospensioni o un capo motorista per trasformare automaticamente una squadra in un team dominante.
La differenza reale la fa la cultura aziendale.
La Ferrari vincente dei primi anni 2000 funzionava perché esisteva un gruppo compatto, protetto internamente e focalizzato esclusivamente sull’obiettivo comune. Oggi, invece, la sensazione è che ogni difficoltà tecnica venga rapidamente trasformata in uno scontro interno, con fughe di notizie, pressioni mediatiche e continua ricerca del responsabile.
Ed è qui che il confronto con Mercedes diventa inevitabile. Il team tedesco ha costruito la propria forza su stabilità, metodo e continuità, elementi che oggi sembrano ancora mancare a Maranello.

Andrea Stella e il valore dei tecnici italiani
La situazione attuale offre anche un’ultima riflessione significativa. Una delle monoposto più competitive della Formula 1 moderna è guidata da un team principal italiano come Andreas Stella, cresciuto professionalmente proprio in Ferrari.
Un altro esempio che dimostra come il talento tecnico italiano continui a essere estremamente competitivo ai massimi livelli del motorsport internazionale.
Il problema, quindi, potrebbe non essere “chi” lavora in Ferrari, ma “come” Ferrari permette a quelle persone di lavorare.
Analisi finale
Ferrari continua a possedere tecnici di valore, risorse economiche enormi e strutture di altissimo livello. Eppure, anno dopo anno, i risultati restano inferiori alle aspettative.
La sensazione è che il vero problema non sia il singolo uomo o il singolo errore progettuale, ma una mentalità interna che fatica ancora a costruire continuità, stabilità e lavoro di squadra.
Nel frattempo, molti tecnici usciti da Maranello continuano a ottenere successi altrove, alimentando dubbi sempre più profondi sul modello organizzativo Ferrari.
La vera sfida della Scuderia, quindi, potrebbe non essere trovare il prossimo “genio”, ma ricostruire finalmente una cultura tecnica unita, stabile e realmente orientata al lavoro collettivo.
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