F1 – Il nuovo team principal della Ferrari, una volta sistematosi a Maranello, troverà d’innanzi a sé una situazione difficile ma non disastrosa. Le basi per un 2023 da protagonisti ci sono, manca solo qualche ritocco.

Dopo due anni difficili e condizionati dalle limitazioni imposte dalla FIA in seguito al caso ‘motore 2019’, la Ferrari è finalmente tornata a lottare per la vittoria. La gioia dei ferraristi nel rivedere i colori italiani sventolare nuovamente sul gradino più alto del podio ha certamente ripagato parte delle amarezze del 2020 e del 2021, eppure il bilancio di fine anno della Rossa non può che essere negativo.

Perché se producendo una macchina lenta ci si aspetta di venire giustamente attaccati e criticati, probabilmente scialacquare le ambizioni di un’auto potenzialmente vincente rappresenta un peccato ancor più grave.

Il 2022: un’annata da cui imparare

Il titolo del 2022 è infatti finito nelle mani di Max Verstappen e della Red Bull ben prima di quanto ci si potesse aspettare ad inizio anno, col pilota olandese divenuto campione durante il Gran Premio del Giappone. L’effettiva lotta per il campionato, invece, è durata non più di qualche mese, terminando la sua corsa ragionevolmente in coincidenza della pausa estiva.

Un epilogo amaro e particolare, soprattutto se considerato quanto competitiva era risultata l’accoppiata Leclerc-Ferrari ad inizio anno. Con due vittorie nelle prime tre gare, il pilota monegasco si era autorevolmente candidato alla corsa per il titolo; corsa terminata, però, decisamente anzitempo.

I problemi di affidabilità legati alla power unit, le strategie sbagliate, la mancanza di un vero leader all’interno della squadra: sono tutti elementi che, sommati, hanno relegato la Ferrari ad un ruolo da coprotagonista in questo tribulato 2022. Ed è proprio su questi aspetti che il lavoro del nuovo team principal Frederic Vasseur dovrà cercare di risultare efficace, con l’obiettivo di contendere realmente il titolo a Red Bull.

I ruoli che Vasseur andrà a ricoprire saranno quelli di Team Principal e di Managing Director, assumendo dunque una fetta di potere decisamente inferiore rispetto a quella del suo predecessore Mattia Binotto, ai tempi anche capo del reparto tecnico.

Ferrari F1 Binotto
Ferrari F1 Binotto

I problemi di strategia

In una squadra che può disporre di un personale e di risorse tecniche come quelli della Ferrari, il lavoro di Vasseur sarà ‘semplicemente’ quello di rendere efficienti e soprattutto vincenti gli sforzi prodotti dai ragazzi di Maranello. Le lacune mostrate quest’anno dal reparto strategie dovranno per forza di cose essere colmate, se non con l’assunzione di uomini più in gamba quanto meno con una ridistribuzione delle mansioni. La possibilità di lottare fino in fondo per un titolo mondiale passa anche e soprattutto dalla capacità del muretto box di non commettere errori nei momenti cruciali, e di saper costantemente mettere i propri piloti nelle migliori condizioni possibili. Tutte cose avvenute molto di rado durante quest’anno, sia per i grossolani errori commessi dai singoli ingegneri, sia per le difficoltà di comunicazione tra pista e remote garage.

Episodi come quelli avvenuti a Montecarlo, Silverstone e Budapest, piuttosto che le grottesche conversazioni via radio avvenute tra Leclerc e il suo ingegnere di pista a Spa, sono i primi a dover essere totalmente risolti a partire dal prossimo 2023. La credibilità della squadra e la fiducia dei piloti transitano inevitabilmente da questo.

leclerc Ferrari F1
leclerc Ferrari F1

Il ruolo di Leclerc in Ferrari

Arriviamo poi alla madre di tutte le polemiche che hanno investito Mattia Binotto durante la stagione appena conclusa.

Il rapporto tra l’ingegnere svizzero e Leclerc è stato difficile da interpretare nel corso di questi anni: da i dissapori con Vettel nella seconda parte del 2019, passando per le difficoltà del biennio 20/21, fino ai drammi vissuti nel 2022. A parole i due non si sono mai stuzzicati o redarguiti, sebbene fossero molti i motivi per cui il monegasco potesse essere insoddisfatto. Leclerc, almeno in apparenza, non ha mai fatto mancare il suo appoggio per l’operato di Binotto come team principal, anche quando le strategie adottate dal team sembravano privilegiare scriteriatamente Sainz. Eppure, appare difficile non notare lo zampino di Leclerc nella rivoluzione avvenuta di recente a Maranello. Sia per le parole spese da Elkann qualche mese fa (non è certo un segreto la sua stima per il monegasco), sia per la nomina di Vasseur, da anni legato a Leclerc e al suo stesso entourage.

La fiducia di Leclerc nei confronti della squadra è andata comprensibilmente calando di gara in gara, giungendo ai minimi storici subito dopo le qualifiche del Gran Premio del Brasile.

La ‘richiesta’, se così la si può definire, di Leclerc è molto semplice: la definizione di una prima e di una seconda guida; e, in funzione di questo, l’orientamento di strategie e sviluppo tecnico per favorire la caccia al titolo da parte di uno dei due piloti. Naturalmente, nella testa del monegasco la sua superiorità nei confronti del compagno di squadra gli garantirebbe un trattamento da vero numero uno, sulla falsa riga di quanto fatto da Red Bull e Mercedes per portare alla vittoria rispettivamente Verstappen e Hamilton. Solo così la Ferrari potrà sperare di tornare alla vittoria, non potendo contare su una superiorità tecnica netta nei confronti degli avversari. Il talento di Leclerc dev’essere quindi non solo preservato, ma anche coltivato e portato a lottare coi più grandi, surrogato da una vettura competitiva e da una squadra che lo faccia finalmente sentire al centro del progetto.

La scelta di Vasseur, in questo senso, sembra proprio voler seguire questo filone progettuale, sposando la causa del talento cresciuto in Ferrari e cavalcando il sentimento generale del popolo ferrarista, da sempre schierato a favore di Leclerc.

L’affidabilità come ultimo tassello

Tra strategie e gestione dei piloti, però, esiste anche un’altra problematica da affrontare, che devia leggermente dalla zona di competenza del nuovo team principal e grava principalmente sull’area tecnica.

Il motore superfast progettato dagli uomini del cavallino per questo 2022 ha certamente dimostrato una competitività invidiabile, avendo recuperato e probabilmente anche superato gli altri motoristi in quanto a potenza massima. Purtroppo, però, di questa potenza Charles Leclerc e Carlos Sainz hanno potuto disporre ben poco, vedendo le proprie power unit azzoppate (seppur in maniera infinitesimamente più leggera rispetto al 2020) a causa dei problemi di affidabilità. Una strategia, questa, che era comunque stata preventivata dai motoristi della Rossa, il cui obiettivo in questo 2022 si configurava unicamente nel ritrovamento di quei cavalli persi a fine 2019. Il regolamento tecnico, infatti, ha imposto che a partire dal settembre 2022 le power unit delle squadre venissero omologate e congelate fino al 2026, con possibilità di modifica unicamente dovuta a motivi di affidabilità. Guarda caso, proprio ciò che fa al caso di Ferrari.

Voci di corridoio (chiedere a Gunther Steiner) parlano di un motore 2023 sistemato e pronto per competere ai massimi livelli. Sviluppo che, se confermato, garantirebbe alla vettura 2023 un notevole step in avanti rispetto alla già ottima F1-75.

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