Hamilton ha vinto in Messico sfruttando una tattica perfetta del muretto Mercedes. Leclerc è vittima di una strategia suicida che dalla pole lo spedisce giù dal podio.

Il Gran Premio del Messico ha sancito la decima vittoria stagionale per sua maestà Lewis Hamilton, ormai ad un passo dal sesto titolo mondiale che arriverà quasi certamente ad Austin. La Mercedes si è ampiamente meritata il successo numero cento della sua storia in F1, andandoselo a prendere con forza a livello di strategia. La Ferrari partiva, come in Giappone, dalla prima fila riuscendo a sprecare tutto nel corso della gara. Charles Leclerc e Sebastian Vettel hanno dominato il primo stint, con il monegasco che è in seguito stato penalizzato dalle scelte del muretto.

Il monegasco è stato il primo dei big a fermarsi, andando in marcatura sulla Red Bull targata Honda di Alexander Albon. La cosa bizzarra è stata la scelta degli pneumatici, visto che si è puntato nuovamente sulle medie, evento che lo ha costretto ad un’altra sosta. Vettel e le Mercedes hanno proseguito, con Hamilton che ha anticipato Seb e Valtteri Bottas per fermarsi andando su gomma dura. Al giro successivo, Vettel ha deciso di non fermarsi e di allungare lo stint, perdendo definitivamente il treno per la vittoria.

A quanto pare, alla Ferrari non basta minimamente una monoposto che ormai è al livello delle frecce d’argento anche in gara. Il muretto del Cavallino si dimostra ancora una volta fragile, incapace di rispondere ai perfetti strateghi di casa Mercedes. E pensare che una volta era proprio la rossa a fare scuola da questo punto di vista. Charles non ha nascosto la propria delusione a fine gara: ”Abbiamo anticipato il pit stop per coprire la posizione di Albon, che si era fermato abbastanza presto. Abbiamo rimesso le gomme medie, quindi sapevamo che già che avremmo dovuto fare una seconda sosta. Il secondo stint non è andato come volevamo e poi il terzo è andato abbastanza bene, ma poi abbiamo patito anche tanto surriscaldamento sia al motore che ai freni. Sono stato sorpreso, ma non penso che avrebbe cambiato molto, perché ogni volta che arrivavo vicino alla macchina davanti, avevo dei problemi di surriscaldamento, quindi non era facile.Forse devo essere io che devo essere più decisivo a dire cosa voglio da dentro la macchina. Devo ancora lavorare su questo aspetto, perché si è visto nelle ultime gare che non sono ancora al livello di Seb, che invece oggi ha fatto la scelta giusta”.

 

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