Archiviati i primi tre giorni di test prestagionali di F1 2026, emergono le prime indicazioni tecniche su power unit, trasmissioni e bilanciamento. I tempi non raccontano le reali gerarchie, ma alcune tendenze iniziano a delinearsi in vista dell’Australia.
- Test F1 2026: tempi poco indicativi, ma segnali chiari
- Ferrari: equilibrio e basi solide
- Mercedes: tra cautela e potenziale nascosto
- McLaren: stabilità e scelte mirate
- Red Bull: il riferimento secondo i rivali
- Aston Martin: tre progetti da armonizzare
- Audi: audacia tecnica
- Alpine, Haas e Racing Bulls: centro gruppo compatto
- Cadillac e Williams: rincorsa complessa
- Conclusioni: gerarchie ancora nascoste
Test F1 2026: tempi poco indicativi, ma segnali chiari
Come da tradizione, i test invernali non offrono un quadro definitivo delle gerarchie. Restano sconosciute molte variabili: quantità di carburante, mappature motore, utilizzo delle zavorre e gestione dell’energia elettrica. Con il nuovo regolamento tecnico 2026, i parametri per mascherare la prestazione sono aumentati in modo significativo.
Anche Charles Leclerc ha sottolineato quanto sia difficile comprendere il reale livello dei rivali. La vera sfida è capire chi riesce a bilanciare al meglio potenza termica ed elettrica, recupero energetico e gestione gomme.

Ferrari: equilibrio e basi solide
La Ferrari chiude i tre giorni con sensazioni positive. L’episodio dello stop di Lewis Hamilton negli ultimi minuti sembra legato a una verifica del sistema di pescaggio carburante, senza implicazioni strutturali.
La vettura appare solida e affidabile. Le pance generose dedicate al raffreddamento confermano un approccio conservativo ma efficace, soprattutto nel caldo del deserto del Bahrain. Il bilanciamento è migliorato rispetto alle prime uscite, con una riduzione del sovrasterzo iniziale segnalato dal pilota inglese.
Interessante la scelta di una prima marcia molto corta, funzionale a un sistema di partenza più efficace. La gestione dell’energia sembra distribuita lungo l’intero giro, senza picchi concentrati in singoli settori.
Ferrari ha abbandonato soluzioni estreme per puntare su una piattaforma tecnica stabile, potenzialmente più adatta a uno sviluppo progressivo durante la stagione.

Mercedes: tra cautela e potenziale nascosto
Dopo le discussioni sul rapporto di compressione, Mercedes ha adottato un profilo comunicativo prudente, evidenziando la forza degli avversari, in particolare Red Bull.
In pista si sono registrati due stop significativi: un problema al sistema sospensivo e un inconveniente al motore. Tuttavia, la sensazione è che il team anglo-tedesco sia tra quelli che stanno maggiormente nascondendo la reale prestazione.
La trasmissione adotta un primo rapporto più lungo, soluzione che favorisce il recupero energetico nei tratti lenti grazie a un regime motore più elevato. In attesa degli ultimi test, resta la candidata principale al ruolo di favorita.

McLaren: stabilità e scelte mirate
La squadra campione del mondo si dichiara soddisfatta, pur mostrando un leggero ritardo rispetto a Ferrari nelle simulazioni più evidenti.
McLaren, unica motorizzata Mercedes a produrre internamente la scatola del cambio, ha optato per rapporti più corti, privilegiando partenza e trazione in uscita di curva. La vettura appare stabile ed efficiente, con una piattaforma aerodinamica equilibrata.

Red Bull: il riferimento secondo i rivali
Red Bull potrebbe essere la vera sorpresa. Il nuovo motore sembra offrire un eccellente compromesso tra potenza termica e capacità di recupero energetico.
I rapporti del cambio risultano i più lunghi tra i costruttori osservati, scelta coerente con una gestione aggressiva dell’energia elettrica. In pista la monoposto è apparsa molto veloce e stabile, con particolare efficacia in percorrenza di curva anche in prima marcia.
Secondo Mercedes, sarà proprio Red Bull la vettura da battere.

Aston Martin: tre progetti da armonizzare
Avvio complesso per Aston Martin. L’integrazione tra motore Honda, aerodinamica estrema e nuova trasmissione interna non sembra ancora ottimale.
Il propulsore soffre di vibrazioni importanti e la gestione del raffreddamento appare critica. La nuova scatola del cambio fatica a sincronizzarsi con il motore, costringendo a limitazioni di potenza per preservare l’affidabilità.
Il potenziale c’è, ma servirà una rapida convergenza tecnica.

Audi: audacia tecnica
Audi sorprende per le soluzioni aerodinamiche delle pance e per una filosofia di trasmissione differente rispetto ai concorrenti. L’approccio è ambizioso, con soluzioni innovative che potrebbero però limitare i margini di sviluppo nel medio termine.
Il debutto appare promettente, anche se non ancora da vertice.
Alpine, Haas e Racing Bulls: centro gruppo compatto
Alpine punta sulla solidità del pacchetto Mercedes per capitalizzare eventuali difficoltà altrui, soprattutto nelle prime gare.
Haas beneficia dell’affidabilità Ferrari e registra un chilometraggio elevato, candidandosi a una lotta serrata nel centro gruppo.
Racing Bulls svolge un lavoro prezioso di messa a punto per la casa madre, concentrandosi sul setup del motore e sulla raccolta dati.
Cadillac e Williams: rincorsa complessa
Cadillac, al debutto assoluto, paga inevitabili problemi di gioventù. A differenza di Audi, che ha acquisito una struttura esistente, la squadra americana ha costruito da zero il proprio progetto. La motorizzazione Ferrari rappresenta un punto di partenza importante, ma il percorso sarà graduale.
Williams mostra buona affidabilità grazie al motore Mercedes, ma soffre un sovrappeso stimato intorno ai 30 kg, fattore che incide significativamente sui tempi sul giro.
Conclusioni: gerarchie ancora nascoste
Ferrari appare competitiva, Mercedes resta la favorita teorica, Red Bull e McLaren si candidano al vertice. Tuttavia, si tratta ancora di impressioni.
La vera differenza nel 2026 sarà determinata dall’equilibrio tra potenza termica ed elettrica, dall’efficienza del recupero energetico, dalla gestione gomme e dall’integrazione aerodinamica complessiva.
Le prossime tre giornate di test a Sakhir offriranno indicazioni più precise, con aggiornamenti tecnici e configurazioni aerodinamiche sempre più vicine a quelle che vedremo in Australia.
Analisi finale
I primi test 2026 evidenziano una convergenza tecnica tra solidità progettuale e gestione energetica. Ferrari ha scelto la stabilità, Mercedes lavora nell’ombra, Red Bull punta sull’efficienza complessiva del sistema ibrido. Le gerarchie definitive emergeranno solo a Melbourne, ma la stagione si preannuncia estremamente equilibrata.
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